Investire sulla Cina? Una scommessa sul lungo termine

di Mariangela Pira

Del 19° Congresso del Partito la prima cosa che salta all’occhio è la grandeur del presidente Xi Jinping e dei numeri che ha snocciolato in un discorso lunghissimo durato più di quattro ore. Quello che ha impressionato di più gli analisti è la crescita del Pil pro capite in 40 anni: quasi cinquanta volte. Così la seconda economia a livello globale nel 2016 ha registrato un Pil equivalente alla somma di quello giapponese, tedesco e britannico. Ogni anno l’ammontare della crescita supera per quantità il Pil svizzero. Però Xi ha sorpreso anche per le tappe dei prossimi 30 anni: una società confortevole nel 2020, moderna entro il 2035, e ricca e forte nel 2050. «Il secondo target sembra forse sottostimato considerati i livelli nell’e-commerce, nell’alta velocità e negli smart devices ma Xi ha ben evidenziato le difficoltà in vista del raggiungimento di questi target come la crescente diseguaglianza dei redditi, l’inquinamento ambientale, le speculazioni nell’immobiliare, i rischi finanziari, le riforme sanitarie e scolastiche,» hanno osservato gli analisti di Credit Suisse Hong Kong, invitando tuttavia a investire in questo progetto, con queste motivazioni.

Bri, per ampliare i commerci. Promuovendo l’ex ministro degli Esteri all’ufficio politico, il presidente Xi ha dato una chiara indicazione del peso crescente della politica estera nel suo piano di sviluppo. La cooperazione economica tra la Cina e gli altri paesi riceverà moltissimi fondi in futuro. E non solo nei paesi vicini della regione euroasiatica. «Solo gli investimenti diretti cinesi negli Stati Uniti sono cresciuti moltissimo negli ultimi anni e hanno toccato i 46 miliardi di dollari nel 2016», ha accertato Rhodium. Nei primi tre trimestri di quest’anno però il calo è di circa il 67% rispetto allo scorso: gioca un ruolo la mossa di Pechino nel bloccare la fuga dei capitali e la virata anti-cinese della politica americana. Tuttavia il viaggio in Cina di Trump ha offerto un’opportunità per ravvivare i rapporti e risollevare il commercio bilaterale. Di qui anche l’importanza dell’Europa nel gioco cinese. Quest’anno, per la prima volta, gli investimenti cinesi in Germania ha superato quelli tedeschi in Cina.

Una leadership capace. Una delle critiche mosse in questi anni nei confronti del Partito è sempre stata la mancanza di efficienza nell’eseguire le riforme. I cambiamenti effettuati da Xi nello Standing Committee, dovrebbe rendere il processo riformista più snello e agile. «Ci aspettiamo più riforme nei prossimi cinque anni affinché possa gestire le sfide che egli stesso ha menzionato», hanno sottolineato gli analisti.

Riforma dell’offerta, al primo posto. Negli ultimi tre anni, la Cina ha spinto con successo verso riforme importanti sul piano dell’offerta in molti settori del manifatturiero, l’industria del carbone, dell’acciaio, del cemento e così via. Aziende piccole, inefficienti e inquinanti sono state chiuse se non in regola. Quelle rimaste, che un tempo avevano sofferto della piaga della sovraccapacità e della bassa profittabilità, ora possono godere di una crescita dei margini a doppia cifra. «Continue e profonde riforme sul lato dell’offerta sono necessarie per consentire alla Cina di centrare i suoi target di crescita e provvedere ad un contesto economico stabile che permetta ad altri cambiamenti strutturali di avere luogo».

Una spinta alla ricerca. Xi ha sottolineato l’importanza dell’innovazione e di una crescita di qualità nel lungo termine. Per questo gli sforzi di Pechino sono concentrati su China 2025, il piano che punta a trasformare la Cina nel paese dell’internet delle cose, ben lontano dalla manifattura a basso costo con cui si è presentata al mondo negli ultimi decenni. Lo sviluppo della manifattura avanzata, l’integrazione di internet, dei big data e dell’intelligenza artificiale nell’economia reale, l’energia rinnovabile, la sharing economy sono solo alcune aree menzionate direttamente dal presidente nel suo discorso. Di fatto la Cina non sta perdendo tempo. Ha aumentato gli investimenti nella tecnologia e nell’innovazione negli ultimi dieci anni. La spesa in Ricerca & Sviluppo è passata dall’1% del Pil nel 2000 al 2,1% nel 2016. In Rmb, significa una crescita annuale del 19,6%. Intanto Pechino ha già superato Giappone e Stati Uniti con un nuovo record a livello globale per brevetti depositati. I giganti dell’internet cinese, le cui tasche sono piene di cash, investono risorse enormi in ricerche d’avanguardia in ambiti quali la guida senza pilota, sistemi di riconoscimento vocale e apprendimento delle macchine, il cosiddetto machine learning. «Settori che, data l’obiettivo cinese di una crescita di qualità, porteranno molte opportunità di investimento», ha sottolineato Credit Suisse.

Pulizia ambientale. «Beautiful China»: questo l’altro target indicato da Xi mentre elencava le importanti iniziative politiche per ridurre l’inquinamento. Dal 2016 la Cina rurale della parte Nord del paese ha avviato una conversione dal carbone al gas per ridurre l’inquinamento e intende portare il gas naturale al 10% del suo mix energetico nel 2020, dall’attuale 6,4%. Nel primo mandato della presidenza di Xi Jinping un segnali dell’impegno dell’amministrazione è arrivato dalle vendite annuali dei veicoli elettrici passate da 10 mila unità del 2011 alle 507 mila del 2016, con un tasso di crescita annuale pari al 128%, rendendo così il paese il primo mercato al mondo per i veicoli elettrici. L’obiettivo è quello di raggiungere vendite annuali di due milioni di veicoli elettrici nel 2020, quadruplicando quelle del 2016. «Anche nel passaggio verso una Cina più bella e pulita emergeranno vaste opportunità di investimento», hanno spiegato i fund manager di Credit Suisse.
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