Bankitalia: investire nel fintech

di Francesco Ninfole
Per le banche l’investimento nelle nuove tecnologie non è più un’opzione, ma una necessità per competere sul mercato. La sfida del fintech sarà impegnativa anche per i regolatori, che dovranno disciplinare nuovi operatori senza ostacolarne lo sviluppo, ma nello stesso tempo tutelando la clientela e garantendo parità di condizioni nelle attività in cui sono già presenti le banche. Questi temi sono stati affrontati ieri in audizione alla Camera da Fabio Panetta, vicedirettore generale della Banca d’Italia. «La concorrenza delle aziende fintech sta già iniziando a intaccare i margini dell’attività bancaria tradizionale. Si stima che nel prossimo decennio, con l’espansione in tutti i segmenti di mercato, i nuovi operatori potrebbero erodere il 60% dei profitti che le banche ottengono dalle attività al dettaglio», ha detto Panetta. In prospettiva futura i rivali più temibili per le banche sono Apple , Google, Amazon e Facebook , che già oggi in alcuni mercati consentono di fare pagamenti ed erogano prestiti alle pmi. Inoltre i big tecnologici americani possono disporre di grandi quantità di dati e di ingenti risorse finanziarie.
In Italia invece per il momento «gli investimenti in fintech da parte degli operatori tradizionali sono ancora limitati» e non superano «il 5% di quelli totali in Europa», anche se «l’elevato numero di progetti in produzione o in via di sviluppo indica il forte interesse degli intermediari», ha osservato Panetta. Da una recente indagine della Banca d’Italia emerge che quasi tutte le banche significative vigilate dal Single Supervisory Mechanism stanno avviando progetti fintech. Due terzi delle banche hanno avviato investimenti per complessivi 120 milioni di euro, con l’obiettivo di «innovare il modello di attività, accrescere i margini reddituali, migliorare i servizi alla clientela», ha aggiunto Panetta.
Le banche italiane sono penalizzate dalle disponibilità limitate dopo la recessione e dal basso grado di digitalizzazione dell’Italia rispetto ad altri Paesi. Ciò non toglie che gli istituti del Paese «devono agire con determinazione per riportare la redditività su livelli adeguati. Si tratta di un compito non agevole», ha rilevato il vicedirettore generale di Bankitalia. Da un lato le nuove tecnologie «consentiranno agli intermediari di comprimere i costi, garantendo una elevata qualità dei servizi offerti», dall’altro lato «abbattono le tradizionali barriere all’ingresso nei mercati del credito e dei servizi finanziari». Perciò secondo Panetta «l’effetto finale sulla redditività degli intermediari non è facile da prevedere. Le banche dovranno in ogni caso effettuare investimenti ingenti in tecnologia per competere sul mercato».
Per quanto riguarda l’evoluzione normativa Panetta ha sottolineato che saranno necessarie due caratteristiche: «un approccio europeo e uno stretto coordinamento tra autorità». Bankitalia ha comunque sottolineato che le nuove tecnologie non sono esenti da rischi. I bitcoin e le criptovalute, ad esempio, sono attività «vulnerabili a crisi di fiducia che possono essere repentine». Intanto ieri Via Nazionale ha lanciato il Canale Fintech, uno spazio dedicato alla materia sul sito internet, per favorire il confronto con gli operatori e indirizzare le imprese che intendono realizzare progetti innovativi.
Sempre nell’audizione di ieri alla commissione Finanze della Camera, Panetta ha inoltre osservato che non è stata una «scelta lungimirante» per le banche italiane aver ceduto negli scorsi anni le partecipazioni in Borsa Italiana e più recentemente in Icbpi (istituto centrale banche popolari): «È la continuazione di un problema che ha afflitto il sistema finanziario italiano negli anni scorsi e deriva dalla crisi dell’economia», ha detto. Le cessioni sono state completate «perché le banche avevano pressioni, non nostre, ad accrescere la patrimonializzazione. Si è fatta cassa e si è ceduto il controllo di infrastrutture strategiche. Non c’è nulla di male a cederlo in mani non nazionali ma è uno strumento di lavoro ed è stato fatto uno sbaglio». Panetta ha comunque ricordato che resta italiana la Sia che svolge un ruolo importante anche a livello internazionale. (riproduzione riservata)
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