“White Economy: innovazione e crescita”

Puntare sull’’integrazione pubblico-privato per un welfare all’altezza delle sfide di questa epoca investendo, al contempo, nella White Economy per garantire crescita e sviluppo al sistema Paese.

Sono stati i temi al centro del convegno “White economy, innovazione e crescita. Energie pubbliche e private per i nuovi modelli di welfare”, che si è tenuto ieri alla Sala della Scherma del Foro Italico alla presenza di Carlo Calenda, Ministro dello Sviluppo Economico, e Carlo Cimbri, Amministratore Delegato Gruppo Unipol, e che ha visto gli interventi, tra gli altri, di Salvatore Rossi, Presidente IVASS e Direttore Generale Banca d’Italia, e di Giorgio Alleva, Presidente ISTAT.

L’approfondimento si inserisce nell’ambito del programma pluriennale del Gruppo Unipol “Welfare, Italia. Laboratorio per le nuove politiche sociali”. “Valorizzare la white economy significa investire nella crescita economica e anche nella coesione sociale del Paese – ha affermato l’Amministratore Delegato del Gruppo Unipol Carlo Cimbri – Perchè questo avvenga è fondamentale che lo Stato mantenga e rafforzi il proprio ruolo di regia favorendo l’adozione di un modello di welfare complementare, integrato e aperto al contributo dell’imprenditoria e della società. Si pone la necessità di assicurare nei fatti quell’obiettivo universalistico affidato al nostro sistema di welfare e protezione. In presenza di una popolazione che sta progressivamente invecchiando, bisogna giocare d’anticipo ed investire su nuove forme di assistenza per evitare futuri squilibri sociali e che l’accesso alle cure sia agevole solo per chi ha adeguate risorse personali.

In questo contesto – ha concluso Cimbri – Unipol è pronta a fare la propria parte”. Gli interventi del convegno Il convegno, condotto da Antonio Polito, vice direttore del Corriere del Sera, è stato aperto dal saluto introduttivo di Pierluigi Stefanini, Presidente del Gruppo Unipol.

A seguire, gli interventi di Salvatore Rossi, Presidente IVASS e Direttore Generale della Banca D’Italia, intervistato da Polito sul ruolo sul ruolo del settore assicurativo nel welfare, di Georg Fischer, del Directorate General for Employment Social Affairs and Inclusion’ della Commissione Europea, sulle prospettive europee del welfare, e del Presidente dell’Istat Giorgio Alleva che ha illustrato le dinamiche sociali in atto e come interpretarne i bisogni.

Dopo il dibattito tra il Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda e l’Ad di Gruppo Unipol, Carlo Cimbri, si sono alternate testimonianze di successo di White Economy: l’innovazione tecnologica e quella organizzativa rendono infatti possibili nuovi modelli di welfare, garantendo una migliore offerta di tutela ai cittadini e una maggiore sostenibilità, anche economica, del sistema.

La case history dell’assistenza domiciliare di UniSalute, la prima assicurazione sanitaria in Italia per numero di clienti gestiti con oltre 6 milioni di assicurati, è stata esposta da Fiammetta Fabris, Direttore Generale della società del Gruppo Unipol. Il modello UniSalute combina elementi di conoscenza clinica della persona, indirizzamento preciso sui servizi offerti dal Sistema Sanitario Nazionale, valutazione dell’ambiente della persona assistita, integrazione con le prestazioni assistenziali garantite da SSN con quelle erogate dal Network Fornitori Unisalute, in un’ottica di ottimizzazione delle risorse.

Tra le altre esperienze anche quella di Oval Money, il fintech per la previdenza dei giovani, raccontata dal CEO Benedetta Arese Lucini; Luca D’Attila, Managing Director di VREE Health; Luca Foresti, amministratore delegato del Centro Medico Sant’Agostino che da 7 anni lavora all’innovazione dell’offerta sanitaria partendo da quella del mercato privato e cercando di cambiare il modello di offerta e Gian Andrea Pedrazzini, Presidente Inpeco, azienda pioniera dell’automazione di laboratorio.

Dal convegno sono emerse numerose indicazioni, che hanno preso spunto dagli output forniti da due tavoli di lavoro tenuti lo scorso ottobre su questi stessi temi. Il sistema di welfare attuale, in particolare nel suo aspetto di protezione pubblica (sanità, assistenza e previdenza), assorbe oggi il 53% del fabbisogno pubblico e non riesce più a essere efficace davanti a una crisi economica perdurante che ha causato una crescente domanda di tutela da parte dei cittadini. La nostra struttura sociale è cambiata (inversione piramide demografica, bassa fecondità-natalità, comorbilità, cure innovative, etc.) e sono cambiate le sue necessità. Il welfare non può più essere considerato solo un costo a carico del bilancio pubblico ma una filiera importante dell’economia nazionale.

C’è necessità di un cambio di prospettiva che veda nella White Economy, il complesso delle attività economiche del welfare, un terreno da coltivare per garantire crescita e sviluppo al Paese e, soprattutto, la sua tenuta sociale. Affinché la white economy si sviluppi appieno, bisogna favorire l’innovazione e l’integrazione pubblico-privato, unica strada praticabile anche per mantenere un livello accettabile di protezione dai rischi della salute e previdenziali, per le famiglie e per gli individui.

Investire in white economy significa investire in un settore dove una buona parte di ricchezza rimane nel paese, che impiega un alto numero di persone e dove il capitale umano è già ben formato e in gran parte “non delocalizzabile”. In questo ambito, lo Stato deve avere un ruolo di regia:
– intervenendo con azioni orizzontali e non verticali o settoriali (per esempio garantendo infrastrutture di rete e favorendo gli investimenti privati);
– riconoscendo alle iniziative private di investimento sul welfare il merito di contribuire a un interesse pubblico e quindi favorire la deducibilità delle spese e trattamenti fiscali di favore in un senso integrato e quanto più ampio possibile
– favorendo il passaggio da un welfare monetario (cioè orientato al rimborso economico) a un welfare di servizi;
– incentivando le adesioni alla previdenza complementare, soprattutto da parte delle giovani generazioni, che ancora una volta rischiano di essere pesantemente penalizzate