Pmi, diminuiscono i fallimenti

I ricavi crescono, anche nell’edilizia. Ma rischi restano
di Mario Pellegrino

Le piccole e medie imprese tornano a crescere e a fatturare, anche grazie all’innovazione. Ma i tassi di ingresso in sofferenza restano lontani dai livelli pre crisi. Questo il messaggio del rapporto Cerved 2016 sulle piccole e medie imprese italiane (pmi), diffuso ieri. Infatti tra il 2008 e il 2014 le pmi sono diminuite da 150 a 136 mila (-9%), mentre nel 2015 sono aumentate di 500 unità (+0,4% sul 2014 ). I dati mostrano un netto calo di chiusure di pmi: nel 2015, circa 6 mila imprese sono uscite dal mercato a seguito di procedure concorsuali o per liquidazione volontaria; il 22% in meno rispetto all’anno precedente. Per la prima volta dall’inizio della crisi, nel 2015 sono diminuite le pmi fallite (-20%), con un calo proseguito anche nei primi sei mesi del 2016 (-15%). Anche le procedure concorsuali non fallimentari e le liquidazioni volontarie diminuiscono, tornando al di sotto dei livelli pre crisi (-21%). Per la prima volta dopo la crisi anche il settore delle costruzioni mostra segnali di miglioramento, con un ritorno alla crescita di ricavi (+1,8%) e, in misura maggiore, della redditività lorda (+4,4%). Gli investimenti, dopo aver toccato il fondo nel 2013, sono aumentati in rapporto alle immobilizzazioni materiali al 6,7% (5,4% nel 2013 e 5,6% nel 2014). La redditività netta delle pmi è tornata a livelli vicini a quelli del 2008: il return on equity (roe), che misura il ritorno sul capitale immesso nelle aziende, è aumentato dall’8% all’8,6%. Inoltre il cerved stima nel 2016 un pil pari allo 0,8%, per poi accelerare lievemente nel biennio successivo fino al +1,1% nel 2018. In base a questo scenario, i dati mostrano un graduale aumento del fatturato e del valore aggiunto delle pmi che cresceranno nel 2018 a tassi rispettivamente del 4,2% e del 5,1%. Inoltre le stime indicano la diminuzione del rischio delle imprese italiane, sia in termini di valore (dal 4,8% al 3,7%) sia in termini di numeri (dal 3,1% al 2,6%), con livelli che però rimangono ancora ben distanti da quelli pre crisi (1,6% in valori e 1,3% in numeri). In questo contesto l’innovazione ha svolto un ruolo fondamentale. Complessivamente, le oltre 12 mila start-up innovative muovono un giro d’affari di circa 2 miliardi di euro e impiegano 24 mila addetti. Le pmi innovative sono un terzo, circa 4 mila, ma producono 24 miliardi di euro di ricavi e impiegano 126 mila addetti. Oltre un quarto delle imprese innovative hanno sede a Milano (2.675, di cui quasi 2 mila start-up) e Roma (1.806 di cui 1.468 start-up). Tuttavia in termini relativi è Trento la provincia più innovativa: prima per presenza di start-up innovative e seconda per presenza di pmi innovative.

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