I cfo italiani meno pessimisti dei colleghi europei

di Norberto Manassero
Tra Brexit, prospettive economiche e timori di instabilità politica il 63% dei cfo europei giudica elevato il livello di incertezza che le proprie aziende si trovano ad affrontare. In Italia la quota dei direttori finanziari preoccupati per la situazione del Paese è il 43%, anche se il 36% è disposto ad assumersi dei rischi per la propria azienda (solo il 25% in Germania e il 18% nel Regno Unito). Secondo l’ultima edizione della Deloitte Cfo Survey, condotta ogni sei mesi in 17 Paesi europei dalla società di consulenza, in Italia diminuisce il numero di manager dell’area finance che si dichiara più ottimista rispetto a inizio 2016 riguardo alle prospettive, pur rimanendo superiore alla media europea la percentuale che si aspetta una crescita dei margini operativi. La percezione di instabilità è particolarmente elevata nel Regno Unito, dove in seguito al voto sulla Brexit l’87% dei cfo intervistati giudica molto elevato il livello di incertezza del proprio business. «In Italia i risultati mettono in luce un clima di minore ottimismo rispetto all’inizio dell’anno per via delle preoccupazioni sul settore finanziario, di un mercato del lavoro e dell’occupazione ancora debole, del calo, dell’indice di fiducia dei consumatori rispetto ai precedenti trimestri positivi nonché della revisione al ribasso della stima di crescita del prodotto interno lordo nazionale sia per il 2016 che per il 2017» ha osservato Riccardo Raffo, partner di Deloitte. «Tuttavia il sentiment dei cfo italiani risulta in linea con quello europeo e addirittura più positivo se si guarda alle aspettative di crescita degli utili operativi della propria impresa». Va anche sottolineato che i cfo italiani hanno messo al primo posto strategie difensive di contenimento dei costi come priorità strategiche in questo periodo. «I cfo da anni sono abituati a vivere in situazioni di incertezza crescente», ha sottolineato Roberto Mannozzi, direttore centrale Amministrazione, Bilancio e Fiscale del Gruppo Ferrovie dello Stato nonché vicepresidente di Andaf, l’Associazione nazionale dei direttori amministrativi e finanziari. «Nell’ultimo anno, in particolare, c’è stata una serie di eventi che non aiutano la stabilità. Pensiamo alla Brexit, alle elezioni Usa e al prossimo referendum italiano; di sicuro sono momenti da considerare con grande attenzione. Gli elementi di incertezza non aiutano le aziende, ma è necessario leggere il business del proprio gruppo anche in presenza di scenari poco certi». (riproduzione riservata)
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