Una buona gestione dei rischi assicurativi può far risparmiare tanti soldi agli ospedali

di Emanuele Patrini
Il costo delle polizze assicurative ed eventuali franchigie e/o Sir (Self insurance retention) incidono sui costi di un ospedale in media per il 5%. È chiaro quindi come una più sistematica analisi di rischi e sinistrosità, a livello di procedure e di processi, ha importanza strategica per le strutture ospedaliere. Infatti un beneficio di tale genere non si quantifica solo nel risparmio riferito al premio della polizza assicurativa, ma soprattutto in quanto libera risorse per nuovi investimenti. Appurato che le prime voci di spesa per un ospedale normalmente sono personale, farmaci e dispositivi medici, anche il solo risparmio di 100 mila euro in ambito assicurativo consentirebbe di investire queste risorse o in misure di sicurezza o nell’acquisto di nuovi apparecchi come ecografi o Tac.

Sono indicazioni che emergono dall’esperienza di AmTrust, compagnia attiva nel ramo «Medical Malpractice» e che segnalano il crescente ruolo del risk management ai fini del recupero di efficienza di un ospedale. Oggi infatti la funzione di risk management permette di sviluppare una cultura dell’errore che non è più basata sull’identificazione del colpevole ma delle cause, pur nella consapevolezza che nessun sistema di protezione e sicurezza è infallibile e l’errore umano può sempre accadere.

All’interno dell’attività di risk management ci sono inoltre i risparmi dati dai costi indiretti che sono quelli meno misurabili e meno visibili. Per esempio, l’analisi di rischio su un processo o su una procedura clinica permette un recupero di tempo e di efficienza. L’identificazione precoce di eventuali infezioni ospedaliere ridurrebbe i tempi di degenza forzata dettata dal non corretto monitoraggio e di conseguenza un inutile aggravio dei costi. Normalmente un paziente costa in media tra i 600 e gli 800 euro al giorno. L’attività di risk management può essere positiva anche nella riduzione dell’uso della medicina difensiva. L’analisi di rischio di un percorso diagnostico terapeutico condotta con l’ottica di migliorare la sicurezza dei pazienti e dei clinici permette anche di decidere di non effettuare in modo sistematico diagnosi che sono spesso prescritte in chiave protettiva del clinico, tramite la definizione di panel e alberi decisionali, lasciando sempre il libero arbitrio al clinico nella sua ars medica.

Sul versante assicurativo, il risk manager è un interlocutore privilegiato che può dialogare meglio con la tecnica assicurativa e fungere quasi da garante per un buon operato. Va ricordato che una compagnia assicura oggi una struttura per gli eventuali danni cagionati durante le prestazioni sanitarie erogate negli anni passati o in quelli futuri per via della forte latenza del contenzioso stesso. Se viene sviluppato un buon sistema di risk management, nel giro di 3 o 4 anni si può arrivare a valutare tale sistema e verificare quanto il rischio possa diminuire. Questo per una compagnia assicurativa vorrebbe dire assumere rischi con più tranquillità ed eventualmente applicare un eventuale sconto al costo della polizza in modo commisurato al buon grado di risk management dell’ospedale. (riproduzione riservata)
*risk manager, AmTrust Europe
Fonte: logo_mf