Cina, allarme bolla sulle polizze

di Mariangela Pira

Il giochino potrebbe costare molto ai gruppi assicurativi stranieri che operano in Cina. A farlo sono alcune società assicurative cinesi spuntate come funghi nell’ultimo anno. Gli operatori del settore, restii a parlare di un argomento definito scottante, paragonano quanto accade in Cina al fallimento di Mbia e Ambac negli Usa.

Il Consiglio di Stato cinese l’anno scorso ha emesso 10 direttive rivolte al settore assicurativo. Obiettivo: portare la penetrazione del comparto, in termini di incasso premi, al 5% del pil entro il 2020. Per arrivarci le polizze, sia Vita che Danni, dovranno crescere di circa il 15% annuo. Sarà dura aumentare il volume di premi se l’economia cresce meno della metà di questa percentuale. Eppure, nonostante l’economia cinese abbia già frenato, gli assicuratori hanno continuato a crescere. Nel terzo trimestre del 2015, stando agli ultimi dati forniti dagli operatori e anticipati da MF-Milano Finanza, l’incasso totale premi vita è pari a 1204,0 miliardi di Rmb. Una crescita del 24% annuo. L’intero anno finanziario dovrebbe evidenziare un simile progresso. Le compagnie straniere in Cina hanno una quota complessiva del 5,8%. Occorre però analizzare bene questa crescita per non farsi prendere da sogni difficili da realizzare. Anzitutto tale crescita origina dal ramo Vita, non dai Danni. Inoltre è guidata dai premi di risparmio, che probabilmente faticheranno a crescere ancora in un mercato in cui i tassi calano e i benefici fiscali per le polizze Vita sono insufficienti e non allargati alla massa. Allora come investire il denaro degli assicurati perché sia remunerativo? Il mercato immobiliare, quello più redditizio, frena per volere del governo, che ponendo limiti ai prestiti cerca di evitare lo scoppio di una bolla. Da una parte quindi ci sono imprenditori che hanno bisogno di capitale per sviluppare il business, dall’altra banche asfittiche. I fondi delle assicurazioni Vita giocano in questo scenario un ruolo importante: l’assicuratore incassa i premi delle polizze Vita, che vengono – per esempio – remunerate al 4% per cinque anni con garanzia sul capitale dell’assicurato. «Questo viene investito in progetti di private equity e venture capital. Soldi che servono per costruire edifici e creare sviluppo», spiega da Pechino un operatore straniero. In sostanza, l’assicuratore affida i proventi dei premi all’investitore, che è pronto a riconoscergli un interesse del 6% (una manna per lui, in quanto lo shadow banking gli farebbe pagare ben di più, minimo il doppio). In questo modo l’assicuratore, che all’assicurato offre un rendimento del 4%, gode di uno spread del 2% e l’imprenditore raccoglie capitale a basso costo. Fin qui tutto bene. La zona grigia è nel passaggio tra assicuratore e investitore, perché c’è il rischio che i soldi quest’ultimo non li restituisca. In questo momento in Cina stanno sorgendo compagnie assicurative non ben strutturate, e per questo pericolose. Perché sul passaggio tra assicuratore e investitore le nuove compagnie non hanno uno scrupoloso rispetto delle regole, il che rischia di creare un corto circuito pericoloso che andrebbe a penalizzare chi in Cina si è sempre attenuto alle norme, cioè le compagnie assicurative straniere. «A Shanghai e a Pechino alcune società – spiega a Milano Finanza un operatore da Shanghai – hanno messo in piedi un sistema che consente di mettere in pratica il giochino appena descritto. Una compagnia di Shanghai dovrebbe essere chiusa, eppure continua tranquillamente a operare». L’ente che sovrintende il settore, il Circ, sottopone le compagnie a stretti controlli: l’investimento del capitale dell’assicurato è legale solo se fatto entro i limiti. Ma evidentemente non basta, dato che in Cina potrebbe crearsi presto un corto circuito simile a quanto accaduto a Mbia negli Stati Uniti, mettendo a repentaglio l’intero sistema. Chi mi dice infatti che il presidente del cda del gruppo non abbia una rete di conoscenze (guanxi, ndr) che lo portano a privilegiare un imprenditore da lui conosciuto piuttosto che un altro? Spesso qui i presidenti dei board agiscono da padre padrone», spiega a MF-Milano Finanza l’assicuratore di Shanghai. In Cina in questo momento c’è molta attenzione al miglioramento della qualità della vita: tra i private equity e i fondi di venture capital c’è grosso fermento con tante iniziative sulla tecnologia, ecologia e benessere del cittadino, soprattutto se questi settori sono legati all’innovazione. Un momento magico in cui tutti vogliono guadagnare, spesso andando a trascurare il rispetto delle regole. (riproduzione riservata)