di Gianluca Zapponini

 

Nessuna pressione sui magistrati per ottenere la scarcerazione di Giulia Ligresti. Questa la difesa del ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri, chiamata a riferire in Parlamento (prima al Senato e poi alla Camera) in seguito alle accuse di aver fatto pressione sulla Procura di Torino per ottenere la concessione, a fine agosto, dei domiciliari a Giulia Ligresti, figlia di Salvatore, coinvolta con la famiglia nella vicenda FonSai.

Cancellieri, che già prima del suo intervento aveva incassato a priori la fiducia del Pdl mentre Lega e M5S ne avevano chiesto la testa, questi ultimi depositando una mozione di sfiducia, è arrivata a Palazzo Madama insieme al premier, Enrico Letta, al ministro per i Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, e al viceministro allo Sviluppo, Antonio Catricalà, con i quali si è riunita per una breve riunione nella Sala del governo prima di prendere la parola per convincere l’assemblea circa la bontà del suo operato. «Non ho mai sollecitato nei confronti di organi competenti la scarcerazione di Giulia Ligresti e non ho mai indotto altri ad agire in tal senso», ha affermato il Guardasigilli, sottolineando come la scarcerazione non sia «avvenuta a seguito o per effetto di una mia ingerenza, ma per indipendente decisione della magistratura torinese».

La titolare di Via Arenula ha ammesso di farsi spesso carico di segnalazioni riguardanti detenuti le cui condizioni fisiche destano preoccupazioni, come nel caso di Ligresti, sottolineando di essere intervenuta in un centinaio di casi simili fra i carcerati. Tuttavia, ha spiegato il ministro, «il medico del carcere di Vercelli il 12 agosto aveva segnalato la gravità del caso di Giulia per poi farlo presente il 14 alla Procura: le mie segnalazioni, invece, sono del 19, cinque giorni dopo». Quanto alla telefonata a Gabriella Fragni, compagna di Salvatore Ligresti, in cui Cancellieri esprimeva solidarietà alla famiglia, il ministro ha spiegato di voler esprimere «un sentimento di vicinanza», ammettendo come «qualche espressione possa aver ingenerato dubbi» e rammaricandosi «di avere fatto prevalere i miei sentimenti sul distacco che il ruolo del ministro mi dovevano imporre». Ancora, nel corso del suo intervento la Cancellieri, che qualora dovesse venire meno la piena fiducia nei suoi confronti non esiterebbe a dimettersi, ha ribadito di essere ed essere stata «amica di Antonino Ligresti», ma «in nessun modo la mia carriera è stata influenzata da rapporti personali» con questi o con altri. Quanto al fatto che il figlio del Guardasigilli, Piergiorgio Peluso, sia stato direttore generale Fonsai e che questo possa aver avuto un ruolo sull’operato del ministro, Cancellieri ha precisato come Peluso «è stato assunto in Fonsai quando io avevo cessato l’incarico di commissario straordinario a Bologna ed ero una tranquilla signora in pensione che mai immaginava che sarebbe diventata ministro». Dopo gli interventi a Camera e Senato, Pdl e Pd hanno assicurato il proprio sostegno al ministro, mentre fuori dal coro sono rimasti Lega e M5S. (riproduzione riservata)