Jc Flowers conquista Eurovita

di Anna Messia

È la prima volta che in Italia un fondo di private equity si prepara a rilevare un’assicurazione. L’investitore è il colosso americano Jc Flowers, nato nel 1998 e specializzato nel settore finanziario, che ieri ha firmato per acquistare il 79,62% di Eurovita Assicurazioni messo in vendita da Aviva e dal Banco Popolare, per 47 milioni.

La trattativa, come anticipato da MF-Milano Finanza lo scorso 4 giugno, andava avanti da mesi.

Del resto non era facile mettere d’accordo tanti protagonisti. Oltre agli acquirenti di Jc Flowers e ai venditori, ossia il Banco e Aviva, in Eurovita, ci sono banche locali che detengono il capitale restante e rappresentano un asset fondamentale visto che collocano le polizze della compagnia. Tra queste figurano la Cassa di Risparmio di Bolzano (che ha il 4,8% del capitale), la Banca Popolare di Puglia e Basilicata (4,1%) o la Cassa di Risparmio di Cento (1,5%), per un totale di circa mille sportelli. Il passaggio più delicato è stato però probabilmente quello all’Ivass, l’autorità di controllo, che ora dovrà autorizzare un’operazione mai delineatasi prima. Dalla parte di Jc Flowers c’è la forte specializzazione nel settore bancario e assicurativo. Nel suo portafoglio, che vale 13 miliardi di dollari, ci sono nove banche e quattro assicurazioni. In Belgio, per esempio, il fondo detiene Fidea e in Francia la compagnia Cbp, mentre in Italia l’unica acquisizione è stata Equita sim. Ma ora Jc Flowers vuole crescere. Per rilevare Eurovita (che ha un patrimonio di circa 160 milioni) è pronta a sborsare 47 milioni, di cui 33 andranno ad Aviva che vanta anche un debito nei confronti di Eurovita. Il nuovo piano industriale messo a punto da Jc Flowers non prevederebbe poi ristrutturazioni o razionalizzazioni. Anzi, l’obiettivo sarebbe dare vita a un polo indipendente specializzato nella bancassicurazione puntando su una crescita della rete distributiva e il fondo sarebbe pronto a chiamare manager di primo livello. Il nome che circola con insistenza sul mercato è quello di Andrea Battista, ex amministratore delegato di Aviva in Italia, con un passato in McKinsey. «Per il Banco l’operazione non ha impatti significativi essendo il valore della partecipazione già allineato al prezzo di cessione», hanno fatto sapere dalla banca, il cui titolo ieri ha brillato (+ 6,1%) per le voci di una possibile fusione con Bpm. Mentre per Aviva si è trattato della cessione «dell’unico asset non core per il gruppo, perché non si è mai integrato nel modello», ha dichiarato l’amministratore delegato Patrick Dixneuf. (riproduzione riservata)