di Andrea Di Biase

 

Non è una semplice operazione finanziaria, ma anche l’ennesimo segnale del fatto che l’era del capitalismo di relazione è forse davvero arrivata al tramonto. Ieri Intesa Sanpaolo, approfittando dal rally messo a segno dal titolo del Leone negli ultimi mesi, ha collocato sul mercato l’1,3% delle Generali.

Un pacchetto che la banca presieduta da Giovanni Bazoli aveva rilevato nel marzo 2003, nell’ambito della scalata, benedetta dall’allora governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio, che aveva portato le principali banche italiane, tra cuiUnicredit, Capitalia, Mps e la stessa Intesa, assieme ad alcune fondazioni, a mettere assieme un pacchetto della compagnia triestina pressoché equivalente a quello detenuto allora da Mediobanca, costringendo di fatto l’allora ad della banca d’affari, Vincenzo Maranghi, a rassegnare le dimissioni.

Da allora sono passati più di dieci anni e se le altre banche, chi per aderire alle richieste dell’Antitrust, chi per esigenze di bilancio, avevano da tempo proceduto allo smobilizzo di tali partecipazioni, Intesa aveva mantenuto in portafoglio la quota dell’1,3%.

Un pacchetto che, assieme all’1,9% in portafoglio alla Fondazione Cariplo e al 2% allora detenuto dalla Carlo Tassara di Romain Zaleski (la quota è stata azzerata nei mesi scorsi), aveva consentito a Bazoli di ottenere, almeno fino alla scorsa primavera un rappresentante nel cda del Leone nella persona dell’avvocato Alessandro Pedersoli. La presenza di un tecnico «in quota» Intesa nel board del Leone era anche giustificata dal fatto che, ancora fino a pochi anni fa, la banca e la compagnia triestina erano legate da un accordo di bancassurance, da un incrocio azionario e dal fatto che gli allora vertici delleGenerali (Antoine Bernheim e Giovanni Perissinotto) sedevano rispettivamente nel consiglio di sorveglianza e in quello di gestione della Ca’ de Sass.

Ora, dopo che l’accordo di bancassurance era stato disdettato da tempo, e che leGenerali avevano ridotto al 2,7% la quota in Intesa, è arrivata la decisione della banca di mettere fine all’antico incrocio, mettendo sul mercato l’1,3%.

La quota, che nella semestrale al 30 giugno 2013 di Intesa Sanpaolo, firmata dall’ex ceo Enrico Cucchiani, era stata svalutata per circa 58 milioni, aveva un valore di mercato di circa 348 milioni. E’ dunque ipotizzabile che l’operazione permetterà alla banca di generare una plusvalenza sui conti di fine anno.

Il collocamento del pacchetto di Intesa arriva dopo che nei mesi scorsi ancheMediobanca, che attualmente ha il 13,2% delle Generali, ha annunciato una progressiva discesa fino al 10%. E anche il Fondo strategico italiano, cui la Banca d’Italia ha conferito il suo 4% del Leone, si è impegnata ad azzerare la quota entro la fine del 2015. (riproduzione riservata)