di Anna Messia

 

Sono promesse che piacciono ai mercati quelle fatte ieri dal group ceo di GeneraliMario Greco, che all’Investor Day organizzato a Londra ha annunciato cedole più ricche, costi più bassi e un indebitamento più contenuto.

E non ha risparmiato un duro attacco a Standard & Poor’s, colpevole di aver messo la compagnia assicurativa triestina in creditwatch negativo in considerazione di un rischio-Paese prevalente rispetto all’effettiva allocazione delle attività: il giudizio di S&P è «un clamoroso errore», che porta a chiedersi «a che serve che facciano questo lavoro», ha detto il numero uno di Generali, «è come se ci dicessero che non dobbiamo fare business in Italia, uno dei dieci Paesi più evoluti al mondo». Per quanto riguarda la cedola, Greco ha spiegato che, una volta raggiunti gli obiettivi sul capitale, sarà adottata «una politica di dividendi crescenti». Per arrivarci non bisognerà aspettare molto, perché gli obiettivi sul capitale (il solvency del 160% entro il 2015) sono «vicini» e «quando potremo dire che siamo capitalizzati bene avremo 2 miliardi di cash flow l’anno con il quale possiamo pagare gli azionisti e investire nel business». Già quest’anno, in realtà, il dividendo di Generali è atteso in crescita rispetto allo scorso anno (20 centesimi) visto che nei nove mesi l’utile si è attestato a 1,6 miliardi, in aumento del 40% rispetto allo stesso periodo 2012. Ma la leva che Greco è pronto ad attivare appena la situazione patrimoniale di Generali sarà sistemata (a ottobre il Solvency I era del 152%) è il payout, che finora è stato in media del 40%. Un traguardo da raggiungere con un’azione duplice, riducendo i costi e tagliando l’indebitamento. Sul primo punto Generali ha rivisto al rialzo l’obiettivo di risparmio lordo che era stato annunciato appena dieci mesi fa. L’asticella è stata alzata a 750 milioni per il 2015, rispetto alla soglia fissata inizialmente a 600 milioni, mentre nel 2016 si prevede 1 miliardo di risparmi, di cui 400 milioni proventi dall’attività Vita e 600 milioni dai Danni. Dalla nuova funzione di tesoreria e dalla centralizzazione della riassicurazione sono poi attesi 100 milioni di benefici entro il 2015. E complessivamente la compagnia punta a conseguire benefici per 1,6 miliardi sotto forma di miglioramenti operativi lordi entro il 2015 e di 2 miliardi entro l’anno successivo. Mentre per quanto riguarda più in particolare i benefici attesi della riorganizzazione delle attività assicurative in Italia del gruppo Generali, affidate a Philippe Donnet, bisognerà attendere il 2015, ha fatto sapere Greco, ricordando lo sforzo massiccio per la fusione di sette compagnie, tra cui Ina, Assitalia e Toro, in Generali Italia, con sinergie e risparmi che si potranno avvertire solo tra due anni, una volta che la struttura sarà semplificata.

Per quanto riguarda invece l’indebitamento l’intenzione è di avere un leverage ratio inferiore al 35%, rispetto al 40% previsto a gennaio. «Questo è un periodo nuovo per la nostra società», ha detto Greco. «Siamo riusciti a mantenere rapidamente tutte le promesse e ne stiamo aggiungendo altre guardando oltre i target del 2015». Il programma è stato apprezzato da analisti e operatori: il titolo Generali che ieri ha chiuso in crescita dell’1,5% a 16,84 euro. (riproduzione riservata)