di Andrea Di Biase 

Mentre il ministro della Giustizia, Annamaria Cancellieri, si accinge a spiegare, prima al Senato e poi alla Camera, le ragioni che l’hanno portata la scorsa estate a spendersi per sincerarsi, attraverso il Dipartimento amministrazione penitenziaria (Dap), delle condizioni carcerarie di Giulia Ligresti, il processo torinese sulla vicendaFondiaria-Sai potrebbe perdere un altro dei suoi protagonisti.

Ieri, infatti, la procura di Torino, nonostante le polemiche politiche sollevate nei confronti del ministro della Giustizia, ha dato parere favorevole alla richiesta di patteggiamento presentata dai difensori di Jonella Ligresti, che avevano proposto una pena a tre anni e quattro mesi per uscire dal processo. Se il gip accoglierà la richiesta, il procedimento torinese perderà un altro protagonista, visto che nelle settimane scorse il giudice aveva dato l’ok al patteggiamento anche della stessa Giulia Ligresti, che aveva concordato una pena di 2 anni e 8 mesi, 20 mila euro di multa e la confisca di quote immobiliari e polizze assicurative del valore di alcuni milioni. Se arriverà l’ok del gip, l’ex presidente di FonSai potrebbe scontare la pena mediante l’affidamento ai servizi sociali.
Avendo già trascorso quasi 4 mesi in carcere, «confidiamo che possa scontare il resto con pene alternative al carcere», ha commentato il suo avvocato Gianluigi Tizzoni.

 

Il fronte più caldo continua comunque a essere quello politico. Oggi il ministro Cancellieri, che ha il pieno supporto del presidente del Consiglio, Enrico Letta, che sarà al suo fianco in aula, cercherà di spiegare al Parlamento la correttezza del proprio operato, attenendosi alla linea che ha portato avanti finora. Terrà dunque ben distinti il piano dei rapporti personali di vecchia data con i Ligresti, da quello della segnalazione al Dap sulla specifica situazione di Giulia Ligresti quand’era detenuta, eseguita «nell’ambito delle competenze istituzionali di ministro». Farà leva su quanto il procuratore capo di Torino, Giancarlo Caselli, ha puntualizzato nella sua lettera-comunicato del 31 ottobre, in particolare sul dato cronologico contenuto nel documento. Lascerà fuori la vicenda del figlio Piergiorgio Peluso, ex manager FonSai, oggi in Telecom, limitandosi forse ad accennare che tutto è già spiegato negli atti dell’inchiesta torinese su FonSai in cui lui è testimone. «È falso e bugiardo chi sostiene che io sia intervenuta sulla magistratura», ha detto ieri il ministro durante una conferenza stampa a Strasburgo, «non chiederei nulla che non fosse nel rispetto della legge. Non mi sono mai occupata di scarcerazione, è una falsità, non ho mai fatto nulla che non sia un mio preciso compito; non è mai successo che il Dap intervenisse per una scarcerazione. Chi dice questo è falso, bugiardo e ignorante. Guardiamo ai fatti», ha aggiunto Cancellieri, «per quelli voglio essere valutata, non per le ombre. Si smetta la caccia alle streghe. Sono mai venuta meno ai miei compiti durante tutti gli anni della mia carriera? Per questo voglio essere giudicata. Io non sono mai venuta meno ai miei compiti per un mio amico: non lo farei per un amico e neppure per un fratello». Oltre a Letta, a fianco del ministro si è schierato compatto il Pdl, mentre il Movimento 5 Stelle ha depositato ieri a Montecitorio una mozione di sfiducia contro Cancellieri. «Doveva astenersi per dignità», ha insistito il senatore M5S Giarrusso. Diviso invece il Pd, con una parte del partito che sembra credere alle giustificazioni della Cancellieri e una parte, a iniziare del candidato alla segreteria Pippo Civati, che pretende un passo indietro. (riproduzione riservata)