Mix tra gestione attiva e passiva Una prospettiva europea

È un momento di rapidi cambiamenti nel panorama europeo degli investimenti. Negli ultimi anni, l’indicizzazione, attraverso fondi comuni indicizzati ed Etf, è cresciuta fino a rappresentare oltre l’11% del patrimonio in gestione (Aum) dell’industria del risparmio gestito europeo e tale tendenza ha alimentato l’antagonismo tra stili di gestione attiva e passiva. Tuttavia, questo dibattito ha ancora una validità? Con gli investitori che diversificano su una sempre più ampia gamma di asset class, richiedendo al contempo una maggiore flessibilità nei prodotti che utilizzano, crediamo che la vera domanda sia: «Come posso combinare questi diversi strumenti per ottenere la miglior asset allocation?»
In un recente studio di iShares, abbiamo intervistato 35 importanti investitori istituzionali – con un patrimonio complessivo di 2.400 miliardi di euro – al fine di raccogliere indicazioni in merito alla loro posizione riguardo alla combinazione tra gestione attiva e indicizzazione. Questo tema è spesso interpretato come ricerca dell’equilibrio ottimale tra i diversi strumenti che compongono il portafoglio. La realtà è però molto diversa: si tratta di «un’arte più che scienza».
La filosofia d’investimento è il fattore fondamentale, sia che l’obiettivo primario riguardi l’asset allocation o la selezione dei fondi, sia che si tratti di un approccio di investimento attivo o passivo. Oltre alle caratteristiche dei clienti, vi sono alcuni elementi alla base dell’approccio combinato tra strumenti attivi e indicizzati. Dalla ricerca emergono così tre diverse tipologie di investitori:
1) Attivamente attivo ovvero investitori orientati alla generazione di alpha attraverso la sola gestione attiva.
2) Favorevole al mix ovvero investitori con un background attivo ma che stanno ora utilizzando anche strumenti passivi per l’esposizione tattica. 
3) Investitore agnostico che ritiene l’asset allocation l’elemento chiave per la gestione, considerando il tipo di strumento utilizzato per l’implementazione della stessa (sia esso attivo o indicizzato) un fattore secondario.

NON C’È UNA RISPOSTA UNICA. Ciò che emerge dall’analisi è che non esiste una risposta unica alla miscelazione: abbiamo riscontrato che le combinazioni adottate sono il risultato di un’analisi quantitativa e qualitativa. La valutazione dell’efficienza dei vari strumenti adottati per le diverse asset class è però un criterio comune a molti investitori, con l’indicizzazione utilizzata per le esposizioni «efficienti» e la gestione attiva per quelli «inefficienti». Ma questo basta? Un processo di mix dinamico è invece necessario per fronteggiare un dato ciclo di mercato, modificando gli orizzonti temporali di investimento e le correlazioni di portafoglio.
I driver principali per la combinazione e il maggior utilizzo di prodotti indicizzati sono le richieste del cliente, le dinamiche del mercato, i costi e la regolamentazione. Sempre più spesso, gli investitori finali, a seguito di una maggiore conoscenza dell’indicizzazione e una crescente sensibilità ai costi, stanno indirizzando le scelte in termini di strumenti adottati. Il recente contesto di mercato caratterizzato da bassi tassi di interesse e da minori rendimenti attesi ha portato infatti i gestori ad una maggiore attenzione all’allocazione tattica tanto che attualmente sta diventando sempre più importante la performance relativa dei prodotti attivi. Inoltre, in alcuni Paesi come il Regno Unito e i Paesi Bassi, le autorità regolamentari svolgono un ruolo influente e stanno portando ad una maggiore allineamento tra le scelte di portafoglio dei clienti e profili di rischio-rendimento dei clienti finali. Gli investitori che cercano di adottare un mix tra gestione attiva e passiva devono affrontare però una serie di sfide. Per le società di consulenza, il modello di business basato sulle retrocessioni, prevalente a livello europeo, rimane uno dei principali ostacoli. Invece, per i gestori di fondi discrezionali o multi-asset, che hanno un’impostazione prevalentemente attiva, è necessario un cambio di orientamento mentale al fine di sfruttare al massimo i vantaggi dell’indicizzazione.

GUARDANDO AL FUTURO. In termini prospettici, gli investitori ritengono che l’industria dovrà fronteggiare una progressiva pressione sui costi di gestione che porterà alla riduzione delle commissioni e della marginalità. Inoltre, vi è un elevato consenso in uno spostamento dalla gestione attiva legata al benchmark ad una gestione che utilizzerà prodotti indicizzati a costi contenuti per l’esposizione beta del portafoglio e prodotti attivi e performanti per generare l’alpha. Anche l’indicizzazione si evolverà verso modelli che non saranno più semplicemente a capitalizzazione di mercato e, per le società di consulenza, lo sviluppo del modello senza retrocessioni, porterà a un maggior equilibrio tra prodotti attivi e passivi. E infine, che dire del futuro della combinazione tra gestione attiva e passiva? Il ritmo di fusione, sia in termini di strumenti sia di stili d’investimento, probabilmente registrerà un’accelerazione grazie all’esperienza e allo sviluppo di nuovi prodotti. Lungi da essere alternativi, questi diversi strumenti per prendere un’esposizione di mercato, saranno sempre più complementari.