L’Europarlamento stoppa i cds nudi

Per le vendite allo scoperto «naked» servirà la ragionevole aspettativa di ottenere il prestito dei titoli, una misura già anticipata da un recente provvedimento della Consob. Atteso l’ok del Consiglio. Via libera tra un anno 

di Raffaele Ricciardi

Limitazioni sulle vendite allo scoperto e soprattutto sulle transazioni di credit default swap sul debito sovrano in arrivo da Strasburgo. Ieri l’Europarlamento presieduto da Jerzy Buzek ha approvato a larghissima maggioranza il regolamento che disciplina la materia: entro poche settimane arriverà l’ok da parte del Consiglio Ue e a partire dal novembre 2012 il regolamento entrerà in vigore.

 

Le principali novità riguardano i cds sui debiti sovrani. Secondo il testo discusso dal Parlamento, «acquistare credit default swap senza avere una posizione lunga nel debito sovrano sottostante o altre posizioni, portafogli di attività, obbligazioni o contratti finanziari di valore correlato al valore del debito sovrano può equivalere da un punto di vista economico ad assumere una posizione corta sullo strumento di debito sottostante». Fatta questa premessa, il Parlamento ha introdotto il divieto di scambiare cds senza possedere il sottostante: sarà vietato comprare contratti di assicurazione sul debito di un Paese senza averne i relativi titoli in portafoglio, o senza possedere almeno partecipazioni in settori «fortemente dipendenti dall’andamento dei titoli», come quello bancario. La restrizione potrà essere sospesa (per 12 mesi rinnovabili per ulteriori periodi di sei mesi) se l’autorità nazionale ritiene «che il suo mercato di debito sovrano non funzioni» in modo corretto. Il regolamento indica cinque parametri che attestano il malfunzionamento del mercato del debito: interessi elevati o in aumento sui titoli governativi; allargamento dello spread; allargamento dello spread dei cds; tempi di ritorno del prezzo del debito sovrano all’equilibrio originario dopo una fase intensa di scambi e ammontare del debito sovrano. Un’eventuale deroga alle restrizioni in base a questi parametri sarà comunque sottoposta al vaglio della Consob europea, l’Esma, che potrebbe dare parere negativo. Quanto alle vendite allo scoperto, si è deciso di creare un pacchetto di regole comuni per aumentare il livello di informazioni da comunicare alle autorità di supervisione nazionali ed europee, già a livello dello 0,5% del capitale emesso. Il Parlamento chiedeva che si imponesse l’obbligo di depositare a fine giornata l’equivalente delle vendite «naked», ma nelle trattative con Stati membri e Consiglio si è arrivati alla richiesta di fornire «una ragionevole aspettativa» di acquistare o farsi prestare sul mercato i titoli che si sono venduti allo scoperto. La misura peraltro è già stata introdotta in Italia da un recente provvedimento della Consob. (riproduzione riservata)