Generali taglia il valore dei bond periferici per 824 milioni e l’utile scende. Bene il ramo danni

Di Gaia Giorgio Fedi

In uno scenario economico aggravato dalla crisi, Generali ha archiviato i nove mesi 2011 con una buona performance industriale, ma l’utile ha accusato un calo da 1,3 miliardi a 825 milioni, dopo svalutazioni complessive nette per 824 milioni, di cui 329 sui bond governativi di Atene. Il gruppo aveva infatti già svalutato al semestre i titoli di Stato ellenici con scadenza entro il 2020, che rappresentano più del 70% della sua esposizione verso questo Paese, e nel trimestre appena trascorso ha svalutato anche quelli con scadenza oltre il 2020. A fine settembre l’esposizione netta del gruppo triestino verso Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna ammonta a 3,2 miliardi. Il risultato operativo complessivo si è mantenuto stabile a 3,1 miliardi (-1%), con una forte crescita (+36,4%) nel segmento danni a 1,204 miliardi, la migliore performance degli ultimi tre anni. Il combined ratio è migliorato al 96,6% dal 98,8% di un anno fa (un combined ratio superiore al 100% significa che il gruppo sta pagando i risarcimenti più di quanto raccolga in premi, pertanto una discesa segnala un miglioramento della redditività del ramo danni), mentre nel segmento vita il risultato si è attestato a 1,978 miliardi (-14,1%) con buoni margini tecnici e margini finanziari condizionati invece dalle svalutazioni. I premi danni sono lievitati a 16,9 miliardi (+2,3%) con una accelerazione nel terzo trimestre in tutte le linee di business, mente i premi vita hanno registrato una contrazione del 7,7% a 34,4 miliardi, con un calo della raccolta dei premi unici del 21,2% condizionata dall’andamento dei mercati dell’Eurozona. Il patrimonio netto è di 15,8 miliardi (-9,4% rispetto a fine 2010) con un Solvency I che scende al 118% dal 132% di fine anno. I ceo Giovanni Perissinotto e Sergio Balbinot hanno peraltro chiarito che Generali ha oggi un Solvency I al 115%, senza però conteggiare l’utile dell’ultimo mese e gli effetti dell’eventuale applicazione del decreto anti-crisi (che lo farebbe salire al 122%). In realtà – viene spiegato nelle slide – il Solvency I risente di un effetto negativo straordinario dovuto all’applicazione della regolamentazione italiana, che prevede una doppia contabilizzazione delle perdite sugli Afs.
Per fine anno, il gruppo si attende un risultato operativo che si colloca nella parte bassa del range indicato tra 4 e 4,7 miliardi di euro. Il top management, inoltre, non vede motivi al momento di modificare la propria politica di dividendo e conferma un payout del 40% degli utili, secondo quanto affermato da Perissinotto e dal cfo Raffaele Agrusti in conference call. «Gli sviluppi dei mercati hanno un impatto che rende la volatilità del Solvency abbastanza alta ma il gruppo ha una generazione di risultato operativo e di cash flow evidentemente solida, quindi al momento non vedo motivi per cambiare la guidance sul dividendo», ha spiegato Perissinotto, aggiungendo che il board però prenderà una decisione definitiva sulla base dei livelli di Solvency a fine anno. Agrusti ha poi sottolineato che per guidance si intende un payout del 40% e che ha di fatto corretto le stime sul free cash flow, indicando che la stima di 4 miliardi di euro al 2014 formulata con i conti del primo trimestre è diventata «sicuramente eccessiva».