Così Bruxelles rottama i rating

L’Esma potrà vietare i voti sugli Stati. E le principali banche dovranno sviluppare modelli interni Via libera alla responsabilità civile per le agenzie. Regole più severe per prevenire i conflitti di interesse 

di Francesco Ninfole

Bruxelles lancia un attacco senza precedenti ai rating. Nella bozza di regolamento che sarà presentata la prossima settimana, ma che MF-Milano Finanza è in grado di anticipare, sono contenute misure che colpiscono alla radice il ruolo dei rating nel sistema finanziario: i riferimenti ai rating dovranno essere esclusi dalla regolamentazione Ue; sarà prevista la responsabilità civile per le agenzie; i giudizi sugli Stati potranno essere vietati dall’Esma; previsti anche vincoli per gli azionisti delle società di rating; le banche infine dovranno sviluppare modelli interni di valutazione.

A infilare le agenzie nell’occhio del ciclone sono stati gli errori nei giudizi sui titoli legati ai prestiti subprime (giudicati AAA), i ritardi evidenziati in alcuni casi (come Lehman e Parmalat) e la speculazione innescata dalle valutazioni sugli Stati. In genere, l’eccessiva dipendenza degli investitori e i potenziali conflitti di interesse sono considerati un rischio per il sistema finanziario. Ma ora l’Ue è pronta a voltare pagina. Il primo passo sarà l’esclusione dei rating dalla regolamentazione. Le tre autorità di vigilanza Ue (Esma, Eba, Eiopa), precisa la bozza di regolamento, «non devono fare riferimento ai rating nelle linee guida, nelle raccomandazioni e negli standard tecnici quando tale indicazione può innescare un affidamento meccanicistico ai rating da parte delle autorità competenti o dei partecipanti al mercato». Le authority dovranno inoltre depurare dai rating anche le linee guida e le raccomandazioni esistenti «entro il 31 dicembre 2013». Altri due provvedimenti sono stati pensati per ridurre l’eccessivo affidamento alle agenzie: anzitutto le maggiori istituzioni finanziarie dovranno «fare una propria valutazione del rischio di credito»; inoltre anche la direttiva Ucits e quella sui fondi alternativi saranno emendate perché sia scongiurata la dipendenza cieca dai signori del rating.

Tra le novità più attese c’erano anche quelle sui giudizi sui debiti sovrani, dopo che alcuni giudizi su Paesi europei destinatari di aiuti avevano innescato una forte volatilità. Bruxelles affida all’Esma (la super Consob europea) il potere di vietare alle agenzie i giudizi sugli Stati, nel caso si verificassero contemporaneamente queste tre circostanze: «Esiste una minaccia immediata al funzionamento ordinato dei mercati o alla stabilità del sistema finanziario dell’Unione; la pubblicazione del rating può generare volatilità eccessiva; sono in arrivo imminenti cambiamenti riguardo alla forza finanziaria e creditizia dello Stato (sono da considerare anche i negoziati in corso su un programma di assistenza finanziaria)». Una misura decisa per evitare che un Paese, il cui piano di recupero sia stato approvato da Ue, Bce e Fmi, riceva invece un downgrade.

 

Inoltre i giudizi sugli Stati dovranno essere argomentati con maggiore dettaglio; essere valutati almeno ogni sei mesi; comunicati a mercati chiusi e almeno un’ora prima della riapertura delle borse. Nella bozza non si richiede di comunicare il rating ai Paesi tre giorni prima della comunicazione pubblica (come si è ipotizzato negli scorsi mesi): i rating sovrani, come gli altri, saranno anticipati «almeno un giorno lavorativo prima della pubblicazione». L’Esma dovrà anche approvare le nuove procedure delle agenzie.

Per ridurre i potenziali rischi di conflitti di interesse, inoltre, la bozza di regolamento Ue proibisce alle agenzie di dare un giudizio contemporaneamente all’emittente e al suo debito: il periodo massimo di analisi è di 3 anni (riducibili a uno se ci sono nel periodo più di 10 giudizi). Sarà più severa la rotazione obbligatoria degli analisti: se la stretta non dovesse bastare a risolvere il problema dei conflitti di interesse tra l’emittente che paga e l’agenzia che formula il rating, la Commissione ha anticipato che interverrà con nuove misure. A tal proposito, sarà anche elaborato entro fine 2012 un report sulle politiche di remunerazione degli analisti. Limitazioni particolari sono definite per i titoli strutturati, per i quali non sarà più possibile il giudizio di una sola agenzia.

La bozza di regolamento affronta anche il nodo dell’azionariato delle agenzie: un tema rilevante, perché gli stessi fondi sono oggi soci di S&P e Moody’s. Bruxelles precisa che «quando l’emittente chiede più di un rating, non ci devono essere legami nell’azionariato tra le agenzie coinvolte». Potrebbe essere questo un forte vincolo per le due big del settore. Inoltre, le agenzie non potranno emettere giudizi su società dove siano coinvolti soggetti «con più del 5% del capitale o dei diritti di voto delle agenzie oppure in grado di esercitare un’influenza significativa sull’attività».

 

Le agenzie potranno finire in tribunale in caso di errori gravi. Il regolamento chiede agli Stati membri di includere nelle legislazioni nazionali la responsabilità civile delle società, nel caso in cui «ci sia una violazione del regolamento, intenzionale o per grave negligenza, che comporti un danno a un investitore che si è affidato a un rating scorretto». Le multe potranno arrivare a 750 mila euro. Infine, per favorire i confronti, l’Esma dovrà ricevere tutti i rating su un titolo di debito, in modo da poterli unire in un indice (Eurix, European Rating Index), che sarà disponibile via web.

La presentazione dei provvedimenti della Commissione è prevista per il 15 novembre. Il regolamento entrerà in vigore in tutti gli Stati il giorno della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (salvo eventuali deroghe su alcuni punti specifici). Prima dell’approvazione definitiva, serve l’ok del Parlamento Ue e del Consiglio, ma il percorso dovrebbe essere rapido. L’Europarlamento da tempo spinge per una stretta sul settore, più volte auspicata dal vicepresidente Gianni Pittella. Ma anche gli Stati sembrano ormai decisi a espellere le agenzie dalla regolamentazione Ue. (riproduzione riservata)