Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

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Le assicurazioni sono solide e con premi in crescita, pronte a cogliere le opportunità che potranno arrivare dallo sviluppo dell’intelligenza artificiale destinata a richiedere nuovi talenti, a ridefinire i processi, e a cambiare offerta e relazione con il cliente. Allo stesso tempo, nei confronti dell’AI le compagnie assicurative devono rafforzare il presidio dei rischi non solo a livello individuale, ma anche rispetto agli effetti che l’adozione diffusa di tecnologie e infrastrutture comuni può produrre sul sistema finanziario. È il quadro che è emerso dalla 26 esima edizione dell’Insurance Day organizzato da Milano Finanza in collaborazione con Accenture, appuntamento inaugurale dell’MF Festival delle Assicurazioni e della Previdenza che vivrà oggi la sua seconda giornata con approfondimenti su welfare e sanità.
A fare il punto sulla solidità del sistema assicurativo in occasione dell’Insurance Day è stato il presidente di Ania Giovanni Liverani, il quale ha ricordato che nel 2025 il solvency ratio è stato del 274% (più di 2,7 volte il minimo richiesto), con premi in crescita del 7,5% e utili per 11,5 miliardi. L’AI sarà un grande opportunità con un «impatto dirompente», ha aggiunto Liverani, che vede potenzialità in particolare nella gestione dei dati. «Bisogna riuscire a controllarla ed essere in grado di staccare la spina se non va nella giusta direzione. Vedremo cambiare moltissimo il settore. Noi la vediamo come una grande opportunità», ha concluso Liverani. Ma l’intelligenza artificiale potrebbe anche far crescere i rischi, con l’autorità di vigilanza che ha alzato il livello di attenzione. «L’adozione di sistemi di AI da parte di un numero crescente di imprese può creare forme di dipendenza comune da tecnologie, fornitori e infrastrutture aumentando la possibilità che un malfunzionamento produca effetti simultanei su più operatori», ha detto Maddalena Rabitti, consigliera Ivass. Le compagnie «devono mantenere la sovranità cognitiva sulla decisione. Devono avvalersi delle tecnologie ma mantenere la piena responsabilità delle scelte».
Il settore assicurativo italiano vive un momento di solida crescita e si sta affacciando con fiducia alle trasformazioni dell’intelligenza artificiale, tanto da essere tra i comparti più avanzati nell’adozione dell’AI. È quanto emerge dall’analisi realizzata da Accenture e presentata in occasione dell’ottava edizione dell’MF Festival delle Assicurazioni e della Previdenza, evento di Class Editori dedicato al mondo dell’insurance. Secondo la ricerca, il 49% delle compagnie sta sviluppando casi d’uso di AI e GenAI (l’intelligenza artificiale in grado di generare contenuti) in diverse funzioni aziendali. Il metodo d’adozione, secondo quanto rilevato da Accenture, è però ancora frammentato. Il 23% delle compagnie ha già raggiunto una piena integrazione dell’AI lungo la catena del valore, mentre il 19% si trova ancora in una fase di adozione limitata, con basso impatto ed estensione ridotta.
Vogliamo creare un grande conglomerato finanziario composto da un polo bancario e uno assicurativo, in entrambi i casi con l’ambizione di avere una posizione di leadership. L’offerta di Intesa Sanpaolo su Mps, che vede il coinvolgimento strategico del nostro gruppo assicurativo, potrebbe accelerare il percorso, creando un soggetto di dimensioni molto rilevanti, con una capitalizzazione di circa 50 miliardi di euro.
Responsabilità e ambizione sono le parole chiave con cui Intesa Sanpaolo Assicurazioni affronta lo sviluppo dell’AI, tecnologia destinata a modificare processi e organizzazione del lavoro.
È una macchina, noi la umanizziamo. Quello che manca ancora è una catena di passaggio immediata dall’idea alla proposta al cliente, ma non siamo lontani. Per implementare e sviluppare la serve costruire molto bene le fondamenta. Prima siamo partiti dalla salute, poi siamo passati al motor e infine ci sposteremo sulle pensioni. Da questa struttura andremo verso la proposta personalizzata.
Nel mondo dei dati, nelle assicurazioni, si può andare a una profondità che ancora non conosciamo. È vero che tutti usiamo dati, modelli, il nostro è un mestiere essenzialmente di formule e di modelli che vanno dal rischio al business, al bilancio, ai prodotti.
Una sola compagnia per semplificare il rapporto con la rete Unicredit e un’offerta assicurativa sempre più mirata ai diversi segmenti di clientela. È il nuovo assetto su cui punta Unicredit Assicurazioni, nata dal riacquisto delle due joint venture del gruppo con Cnp Assurance e Allianz. Il modello dovrà confrontarsi anche con la dimensione internazionale del gruppo bancario, guardando a uno sviluppo paneuropeo.
La longevity non è solo un problema da gestire e indirizzare, ma è una grande conquista. La sfida è vivere questi anni in più bene e in salute. Il ruolo degli assicuratori è di proporre prevenzione con percorsi di check-up, assistenza domiciliare, sostegno ai caregiver che presto saranno saranno oltre un milione.
La prevenzione sarà sempre più protagonista nei nostri servizi. Abbiamo responsabilità di trasformare il business per prevenire i rischi emergenti nei nuovi trend di mercato odierno. Penso all’impatto del cambiamento climatico, oltre alle altre sfide sociali e politiche.
Non pensiamo all’AI come un’opportunità per spendere meno, bensì come uno strumento per fare di più. L’essere umano rimane al centro, mentre l’intelligenza artificiale è l’esoscheletro in grado di potenziare l’efficienza dell’umano. L’impatto dell’AI non è un tema tecnologico ma organizzativo e di competenze.
Tutto ciò che aiuta ad aumentare la base dei dati e la loro profondità storica, oltre che la nostra capacità analitica su questi elementi, è centrale nei pensieri di chi fa il mestiere dell’assicuratore. Nel nostro settore, in particolare, l’intelligenza artificiale ha un’indubbia valenza nel vedere, gestire e prezzare i rischi anche in modalità dinamica.
Il settore automotive è stato storicamente quello con la maggior raccolta in Italia. Già da tempo però ci siamo mossi per uscire dalla trappola di rimanere chiusi nella mobilità e nella resposabilità civile automobilistica. Da dieci anni abbiamo un’offerta ampliata su professionisti e imprese. Abbiamo cavalcato il digitale grazie al cloud e a una logica saas grazie ai tool AI integrati nei nostri principali strumenti di lavoro.
L’AI è nulla senza il talento. Tutti investono, ma solo il 15% delle compagnie nel mondo lo fa per rinnovare davvero la sua forza lavoro. Molto è già stato fatto, ma serve riorganizzazione le persone e le piramidi.
Si tratta di uno strumento in grado di abilitare una fase trasformativa del nostro modello di business, fortemente votato al sociale, che ha la peculiarità di lavorare con le persone al centro, sia clienti sia partner distributivi.
L’allungamento della vita media riguarda tutta la popolazione, ovviamente non soltanto quella italiana. La sfida vera per gli assicurati ormai è riuscire a mantenere un tenore di vita adeguato alle proprie aspettative ed essere indipendenti da un punto di vista economico e quindi, in buona sostanza, riuscire a non sopravvivere ai propri asset finanziari.
I Long term care sono prodotti che hanno una diffusione importante, il cui mercato cresce costantemente. Come assicuratori dovremmo fare uno sforzo e semplificarne la comunicazione, anche cambiandone il nome. Riteniamo necessario spiegare bene ai nostri clienti benefici dei prodotti dedicati all’autosufficienza. Anche per questo noi puntiamo molto sul ruolo degli agenti.
Una compagnia su due ha moltiplicato i casi d’uso dell’AI e una su quattro sta organizzando la propria trasformazione. Ora bisogna passare da fase sperimentale a una vera trasformazione L’intelligenza artificiale deve dunque diventare un’infrastruttura di mercato. Viene premiata la scala: più la si usa, più gli strumenti di intelligenza artificiale diventano efficienti ed economici.
La francese Bpce, guidata dal ceo Nicolas Namias, ha acquisito una partecipazione del 7% nello spagnolo Banco Sabadell per poter crescere in Europa. L’investimento ha una natura «amichevole» e punta a «esplorare forme di collaborazione per mettere le competenze di Bpce a disposizione dei clienti di Sabadell», hanno spiegato le due banche in un comunicato congiunto diffuso ieri. Ieri il titolo Sabadell è salito del 2,6% a 3,65 euro per 17,4 miliardi di market cap. Il gruppo francese avrà un posto nel cda di Sabadell e si è impegnato a restare sotto il 10%.
Il rilancio condizionato di Intesa Sanpaolo dell’opas su Monte dei Paschi può accelerare anche il dossier Bper. Ne è convinto Gianni Franco Papa, amministratore delegato della banca modenese partecipata da Unipol, che guarda con interesse alla nuova mossa di Ca’ de Sass. «Sicuramente sembrerebbe che tutto acceleri», ha osservato ieri il banchiere in un evento tenuto a Ferrara. Per Bper, ha aggiunto, l’esito positivo dell’offerta rappresenterebbe «una grandissima operazione», capace di rafforzarne ulteriormente la presenza in Italia e ampliare la base clienti. L’istituto emiliano per adesso resta «alla finestra», ma il suo ruolo è già disegnato nel progetto industriale collegato all’offerta di Intesa. In caso di successo dell’opas circa 635 filiali di Mps, assieme al marchio e a una parte rilevante delle strutture centrali necessarie a rendere autonoma la banca, verrebbero cedute a Unipol.
Dopo un 2025 chiuso con i maggiori livelli di attività di sempre, il 2026 si è aperto con il miglior primo semestre dal 2014, anno in cui l’asset class ha preso piede in maniere strutturata grazie a una serie di interventi normativi volti a stimolare, anche dal punto di vista fiscale, il finanziamento extra-bancario alle imprese. Un percorso che era iniziato nel 2012 con i cosiddetti project bond e che ha portato, nel 2025 a 6,8 miliardi di euro investiti, in crescita del 33% rispetto ai 5,1 miliiardi del 2024, per un totale di 172 società finanziate, secondo i dati di Aifi e Cdp.

Il peso della cura ricade già oggi in misura rilevante sulle famiglie: in Italia si contano 12,3 milioni di caregiver non retribuiti, di cui 4,4 milioni familiari conviventi e la spesa sanitaria privata ha raggiunto circa €49 miliardi, sostenuta
per oltre l’85% direttamente dai cittadini. In questo scenario, con l’evento Longevity Day 2026 del 6 ottobre, Generali ribadisce l’importanza di una pianificazione integrata dei bisogni lungo tutto l’arco della vita, combinando previdenza complementare, coperture di protezione e soluzioni per salute e non autosufficienza, con l’obiettivo di proteggere il risparmio dei cittadini e creare valore per clienti, comunità, agenti e azionisti.
Il mercato dei mutui green ha raggiunto il 21% del totale dei mutui assicurati, in crescita rispetto al passato: è quanto emerge da un report di Qualis Credit Risk.
L’Italia della gestione del rischio in agricoltura rappresenta un modello d’eccellenza internazionale, ma la copertura resta ancora troppo limitata rispetto al potenziale del settore. A tracciare il quadro è Albano Agabiti, presidente di Asnacodi, intervenuto all’AgricolturaOggi Summit sul tema clima e tutela del reddito. Oggi le polizze agevolate tutelano circa 80mila agricoltori per un valore compreso tra gli 11 e i 12 mld di euro, coprendo nove rischi fondamentali. L’obiettivo, tuttavia, «è triplicare la platea fino a 240mila imprese».
Niente reticenze sul diritto di oblio on line: i moduli per le richieste di cancellazione dei risultati delle ricerche su Internet devono permettere agli interessati di allegare documenti a loro sostegno e le risposte negative dei gestori dei motori di ricerca devono essere chiare e prendere posizione sui documenti presentati. Sono questi gli ordini impartiti a Google dal tribunale di Milano, che, con l’ordinanza pubblicata il 5/10/2026 nel caso n. 30867/2025, ha parzialmente accolto una class action di tipo inibitorio promossa da alcuni componenti dell’associazione Algopolio.
Sanzionato il datore di lavoro che non risponde a una richiesta del lavoratore di accesso ai propri dati. Il datore è punito anche se l’omesso riscontro non crea nessun danno al dipendente. In base al regolamento UE sulla privacy n. 2016/679 (Gdpr), infatti, è sempre dovuta una risposta motivata, anche quando ci sia una controversia in corso e il datore di lavoro ritenga di aver fornito nelle competenti sedi giudiziarie tutto quanto in suo dovere di consegnare. Al contrario, il solo fatto di non rispondere è una violazione della privacy. È questo il principio affermato dal Garante della privacy nell’ingiunzione n. 585 del 6 agosto 2026.

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Il 24% dei consumatori italiani non utilizza il contante e il 15% è ben integrato nell’economia digitale. Sono alcuni dei numeri di uno studio Banca d’Italia sulle abitudini di pagamento.

Il primo problema da affrontare nell’applicazione dell’AI Act è quello della stessa qualificazione di un sistema come sistema di intelligenza artificiale. Ed è un’operazione tutt’altro che semplice. La questione si è posta con evidenza per i sistemi di logistic regression per il credit scoring. Il tema è stato esaminato dall’AI Office europeo, in dialogo con attori di primo piano del mondo bancario. La questione ha un significativo impatto concreto: la regressione logistica è ampiamente utilizzata nella valutazione del merito creditizio e, come è noto, l’allegato III dell’AI Act include i sistemi di AI per il credit scoring tra quelli ad alto rischio. La qualificazione della regressione logistica come sistema di AI comporterebbe, dunque, l’applicazione dei molti requisiti e obblighi previsti per i sistemi high-risk.
Il governo danese ha reso pubblica la notizia della avvenuta violazione dei dati di circa 8,8 milioni di persone custoditi nel registro della popolazione, violazione perpetrata mediante l’accesso, autorizzato, di un’impresa. Alle prime verifiche, nomi e indirizzi protetti per legge non risultano esposti. I dati dei titolari effettivi collegano persone, patrimoni e trust: non sono ordinaria pubblicità societaria.
La contribuzione versata alla gestione previdenziale errata non può essere oggetto di compensazione, in caso di riqualificazione del rapporto di lavoro, con i contributi dovuti a una gestione diversa, ma può solo essere oggetto di un recupero autonomo da parte del committente, fermo restando il pagamento dei contributi dovuti alla gestione corretta. Lo chiarisce la Cassazione con l’ordinanza 24752/2026.