Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

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L’Italia è al settimo posto nel Sandwich Club Longevity Index, il nuovo indice elaborato dal think tank internazionale The Sandwich Club, co-fondato dal parlamentare Giulio Centemero, per misurare quanto un Paese riesca a trasformare la longevità in anni vissuti in buona salute e, quando le condizioni economiche lo permettono, liberi dal lavoro retribuito. Nella classifica basata sulla media del triennio 2021-2023 il Paese ottiene 63,5 punti in una scala in cui 50 rappresenta il risultato atteso, mentre 60è la performance considerata superiore alle attese. La particolarità dell’indice è che non si limita a ordinare i Paesi in base alla speranza di vita, né premia automaticamente quelli più ricchi. Il modello confronta i risultati osservati con quelli che ci si aspetterebbe considerando il reddito nazionale e il rischio di povertà degli over 65.
Il 23% degli italiani che investe online con il fai-da-te lo fa perché ritiene che i consulenti finanziari costino troppo, il 63% pensa di possedere conoscenze sufficienti e il 66% ha un orizzonte temporale superiore a 5 anni. Fin qui tutto bene. Le note dolenti arrivano quando si passa all’azione: solo il 33,6% ha un’asset allocation a lungo termine ben definita. Non solo: questa allocazione è rivista ogni mese dal 33,9% e dal 27,9% ogni due-tre mesi. È quanto emerge dal Digital Investor Study di Vanguard, indagine condotta su 2.014 investitori italiani che utilizzano piattaforme digitali per gestire i risparmi. La ricerca mette in luce una delle principali sfide per il mercato dell’investimento digitale: trasformare l’accesso sempre più semplice agli strumenti finanziari in comportamenti coerenti con gli obiettivi patrimoniali di lungo termine.
Se ai 10 milioni di lavoratori e familiari aderenti oggi ai fondi pensione venisse offerta una copertura assicurativa Long Term Care (Ltc) per garantire sostengo in caso di non autosufficienza, basterebbe un contributo medio annuo di 113 euro per ottenere una rendita vitalizia di 500 euro al mese. Mentre con un aumento degli aderenti – 800 mila nuovi ingressi all’anno – il contributo medio annuo scenderebbe a 74 euro. Sono i numeri emersi durante un seminario promosso a Roma da Assoprevidenza con il Consiglio Nazionale degli Attuari, che ha preso le mosse da uno studio condotto dagli attuari sul costo delle coperture di Ltc, sempre più rilevanti alla luce dei trend di invecchiamento della popolazione.
Con l’avvicinarsi della Legge di Bilancio è pressing degli operatori del settore per la definizione delle caratteristiche dei nuovi Saving and Investment Account (Sia), i conti di risparmio e investimento proposti dalla Commissione Ue per avvicinare i piccoli risparmiatori ai mercati dei capitali con incentivi e regole semplificate. L’attesa dei protagonisti del settore è che i Sia possano trovare spazio nella manovra e, secondo quanto auspicato da Abi, Ania, Assogestioni, Assoreti e Aipb, dovrebbe essere previsto un vincolo di almeno il 70% in strumenti di emittenti degli Stati membri dell’Unione Europea e dello Spazio Economico Europeo.
Il grande trasferimento di ricchezza mondiale, stimato in oltre 84 mila miliardi di dollari che cambieranno generazione nei prossimi 20 anni, pone una sfida sempre più rilevante per il risparmio gestito: accompagnare gli eredi in scelte finanziarie che spesso devono essere prese prima di aver acquisito la necessaria sicurezza. È quanto emerge da una ricerca di Capital Group, condotta in 16 Paesi in tutto il modo tra cui l’Italia, secondo cui il 91% degli intervistati ha affrontato la prima decisione finanziaria di rilievo entro tre mesi dalla ricezione di un’eredità e il 43% nel giro dei primi giorni o delle prime settimane. Ma, soltanto il 18% è stato soddisfatto dei passi fatti. Il divario tra urgenza e preparazione si riflette anche nelle azioni compiute. Solo il 19% degli eredi si dichiara pienamente appagato di come ha gestito il patrimonio ricevuto, mentre il 60% ritiene che avrebbe dovuto destinare una quota maggiore a investimenti finanziari o al risparmio previdenziale. A complicare il quadro contribuisce la difficoltà di orientarsi tra le alternative: per il 49% la molteplicità di opzioni e la presenza di indicazioni contrastanti sono tra i principali ostacoli nella gestione del patrimonio ricevuto.
Banco Bpm dovrebbe disertare l’assemblea di Montepaschi che dopodomani voterà sul piano difensivo di Luigi Lovaglio contro l’opas di Intesa Sanpaolo. È questa, secondo quanto si apprendeva ieri, la scelta più probabile del consiglio di amministrazione dell’istituto guidato da Giuseppe Castagna, convocato per oggi per decidere la linea da tenere. Azionista del Monte con il 3,7% e al tempo stesso destinatario di una delle due ops lanciate da Rocca Salimbeni, Banco Bpm sarebbe orientato a non presentarsi evitando di prendere posizione su un’offerta che lo riguarda direttamente e sulla quale ha già espresso riserve. Perplessità condivise anche dal suo primo socio Crédit Agricole (29,3%), che nelle prossime settimane potrebbe premere sull’acceleratore per la fusione delle proprie attività italiane con Piazza Meda
L’intelligenza artificiale può contribuire a orientare le decisioni delle imprese ma non può assumersene la responsabilità. È in questa distinzione che si gioca una delle principali sfide della governance societaria. Quando un sistema seleziona le informazioni destinate al cda, anticipa un rischio o suggerisce una scelta strategica non cambia solo il modo di gestire l’impresa ma anche le condizioni in cui gli amministratori esercitano i poteri e sono chiamati a rispondere delle decisioni. La questione è come evitare che alla crescente automazione dei processi corrisponda un indebolimento dei controlli e una dispersione delle responsabilità. È il tema al centro della circolare Assonime del 15 ottobre dedicata all’intelligenza artificiale e alla governance societaria nella riforma del Testo Unico della Finanza. La circolare analizza le opportunità offerte dalle nuove tecnologie per migliorare organizzazione e controlli delle imprese, i rischi da presidiare e le conseguenze su doveri e responsabilità degli amministratori
Il caro carburanti spinge le auto elettriche sul mercato facendo leva su una questione di risparmio. Secondo le ultime rilevazioni effettuate da Motus-E, con l’80% delle ricariche effettuate a casa e il 20% alle colonnine pubbliche, percorrere 100 chilometri a bordo di un’auto elettrica costa in media circa 5,5 euro contro gli 11,6 euro di un’analoga auto a benzina e gli 11,5 euro di una vettura alimentata a diesel. Il tutto senza considerare abbonamenti, pacchetti e offerte degli operatori di ricarica.

L’errore del professionista nella gestione delle comunicazioni relative ai crediti Superbonus non determina automaticamente un danno pari al valore nominale del credito. Anche quando l’inadempimento è accertato, chi chiede il risarcimento deve dimostrare che il credito sia stato definitivamente perduto e che tale perdita costituisca conseguenza dell’errore commesso. È il principio che emerge dalla sentenza n. 3823 del 28 settembre 2026 del Tribunale di Genova, relativa a una richiesta risarcitoria superiore a 770 mila euro avanzata nei confronti di un professionista incaricato del visto di conformità e dell’invio delle comunicazioni necessarie alla fruizione e alla circolazione dei crediti fiscali
Il Pil (post Covid) dà una mano ai pensionati. Chi incrocerà le braccia nell’anno 2027, infatti, vedrà rivalutare il montante contributivo del 6,3359% (4,0445% quest’anno). Lo rende noto il ministero del lavoro con la pubblicazione, sul sito, della nota n. 2582754/2026 dell’Istat, che ufficializza il tasso medio annuo di variazione del Pil (prodotto interno lordo) nei cinque anni precedenti il 2026, utilizzato per rivalutare i montanti contributivi maturati al 31 dicembre 2025 di chi andrà in pensione nel 2027. È una buona notizia che allevia, ma non cancella, le altre novità negative: dal prossimo anno si andrà in pensione un mese più tardi e, a parità di montante ed età di pensionamento, si percepirà un assegno più basso per effetto dei nuovi coefficienti di trasformazione
Al 30 giugno 2026 se ne contavano 5.698, il 7,7% in più rispetto al 2025 e il 15,6% rispetto al 2024. Impiegano 260 mila addetti e generano un valore della produzione di 71,3 miliardi di euro, pari al 2,5% del Pil nazionale. È quanto emerge dalla nuova edizione della «Ricerca nazionale sulle società benefit 2026», presentata ieri a Milano durante l’evento «Società benefit: dalla competitività all’interdipendenza». L’indagine è stata realizzata da Nativa, il research department di Intesa Sanpaolo, Infocamere, l’Università di Padova, la Camera di Commercio di Brindisi-Taranto e Assobenefit.

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Il Rapporto Istat sul Benessere equo e sostenibile 2026 evidenzia un peggioramento del benessere psicologico dei giovani, mentre migliora quello degli anziani: in nove anni il vantaggio delle nuove generazioni si è quasi dimezzato. Difficoltà nell’apprendimento, precarietà lavorativa e divari territoriali accompagnano un percorso verso l’autonomia ancora incerto. Nel Mezzogiorno, il rischio di povertà raggiunge il 51,8% tra i 25-44enni con al massimo la licenza media. Tra i giovani adulti diminuisce anche la fiducia negli altri.
Si è concluso con la sottoscrizione del 98,42% delle azioni offerte il periodo di offerta in opzione dell’aumento di capitale di Unipol, per l’acquisto degli sportelli di Mps, per un controvalore di 2,4 miliardi di euro. Lo comunica la società, precisando che i diritti di opzione non esercitati saranno offerti in Borsa il 28 e il 29 ottobre 2026, salvo chiusura anticipata dell’asta.

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La proposta di legge approvata alla Camera estende il gratuito patrocinio, senza limiti di reddito, ai familiari e al convivente dei lavoratori morti sul lavoro e agli infortunati «totalmente inabili». Il magistrato Bruno Giordano segnala però l’ambiguità di quest’ultima formula: una lettura restrittiva potrebbe escludere chi subisce danni irreversibili ma conserva una capacità lavorativa. Per evitare ulteriori contenziosi a carico delle vittime, propone di riferire il beneficio alle lesioni «gravi o gravissime», già definite dal codice penale.