Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

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IA, i rischi entrano nel Dvr per la salute e sicurezza dei lavoratori. Il documento di valutazione dei rischi, infatti, è da aggiornare se si utilizzano sistemi di IA che incidano sull’organizzazione del lavoro, sui ritmi produttivi, sulle modalità di esecuzione della prestazione o sui processi decisionali rilevanti ai fini della sicurezza. A stabilirlo è l’art. 42 del dlgs n. 179/2026, in vigore dal 23 ottobre. Tra gli aspetti da considerare, l’eventuale intensificazione dei ritmi produttivi, il sovraccarico cognitivo, lo stress connesso al controllo algoritmico, l’eccessivo affidamento alle indicazioni del sistema e gli errori prodotti o non individuati dagli operatori.
L’algoritmo può aiutare a decidere, ma non può sostituirsi al datore di lavoro nelle decisioni che incidono sul rapporto di lavoro. È l’altro principio fissato dal dlgs n. 179/2026 in vigore dal 23 ottobre. L’art. 41, in particolare, introduce specifiche garanzie a favore dei lavoratori coinvolti in processi decisionali assistiti da sistemi di intelligenza artificiale. La disposizione, fermo restando quanto previsto regolamento Ue n. 2016/679 (Gdpr), impone al datore di lavoro che utilizza questi sistemi di assicurare che le decisioni finali relative a costituzione, modifica o cessazione del rapporto, comprese quelle riguardanti i provvedimenti disciplinari e la valutazione delle prestazioni, non vengano mai adottate esclusivamente sulla base di un trattamento automatizzato. La decisione definitiva, cioè, deve essere riservata a una persona fisica, che disponga di un potere effettivo e autonomo di valutazione. Questo può significare che non basta la convalida soltanto formale del risultato prodotto dall’algoritmo: deve esserci concretamente l’intervento umano, in grado di esaminare gli elementi rilevanti e di assumere una decisione propria
La libertà di scegliere come ritirare i propri risparmi conquista l’86,8% dei lavoratori che scelgono di aderire a un fondo pensione. La novità, contenuta nella riforma della previdenza complementare introdotta dalla legge di bilancio 2026, offre infatti agli italiani la possibilità di decidere in che modo ricevere il capitale accumulato durante la vita lavorativa, senza vincolarsi alla rendita vitalizia. Accumulare risorse durante la vita professionale non è più l’unica questione al centro delle scelte previdenziali: diventa altrettanto importante sapere come poterne disporre una volta maturati i requisiti per la prestazione. È quanto emerge dell’aggiornamento del settimo rapporto Assogestioni-Censis “Libertà di scelta e sovranità sui propri soldi.  La facilitazione ha fatto breccia andando a intercettare una domanda crescente di flessibilità nella gestione delle risorse destinate a integrare la pensione. Elemento molto sentito dagli italiani, visti i tassi di crescita della previdenza complementare registrati negli ultimi mesi.
Sul fronte penale si mostra il pugno duro contro chi devasta, saccheggia e impedisce lo svolgimento in sicurezza delle manifestazioni; sul fronte amministrativo si infliggono sanzioni pecuniarie ai genitori dei minori che partecipano agli illeciti; sul fronte civile si dispongono strade più veloci per ottenere il risarcimento dei danni subiti da enti pubblici e da soggetti privati. La morsa su chi commette illeciti, anche se minorenni, è stretta dal decreto legge n.190 del 22 ottobre, in materia di sicurezza pubblica e contrasto alla criminalità minorile, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 246 del 22 ottobre 2026
Movida molesta: risponde anche il Comune. Si sono moltiplicate le cause avviate contro gli enti locali da proprietari di casa stremati dal rumore che si sviluppa al calar del sole nei quartieri di tendenza delle città. Ai proprietari e ai gestori dei locali commerciali, bersaglio classico di questo tipo di contenzioso, si sono quindi aggiunti i sindaci, quali rappresentanti di quelle amministrazioni che, pur informate e diffidate, non abbiano adottato misure adeguate a contenere il fenomeno. E i tribunali stanno cominciando a liquidare risarcimenti di importo rilevante in favore dei cittadini e a carico di quelle amministrazioni locali ree di non avere adottato misure di regolazione, vigilanza e controllo delle aree pubbliche interessate dai fenomeni di movida.
Gli amministratori privi di delega non possono essere considerati responsabili se i fatti pregiudizievoli non vengono posti a loro conoscenza e le informazioni che arrivano in cda, secondo un criterio di ragionevolezza, appaiono coerenti, complete ed attendibili. Lo statuto potrà imporre agli amministratori interessati l’obbligo di astensione nei cda, mentre il nuovo divieto previsto dall’art. 2391 c.c. consente la revoca dell’amministratore in caso di utilizzo a vantaggio proprio o di terzi di dati e notizie apprese nei cda anche in assenza di danni procurati alla società. Sono alcune delle interpretazioni che emergono dalla circolare Assonime n. 23 del 12 ottobre scorso, rubricata “La nuova disciplina dei sistemi di amministrazione e controllo dopo la riforma del Tuf e del codice civile”
Saranno i grandi deal collegati al “risiko bancario” a dare al settore m&a, quel colpo d reni che lo porterà, a fine 2026, a raggiungere l’ambita quota 90 miliardi di controvalore. Ne sono convinti sia i legal advisor che si occupano del settore, che Affari Legali ha sentito questa settimana, sia le principali società di consulenza, come KPMG, che stilano, ogni trimestre, le analisi sull’andamento di fusioni e acquisizioni in Italia. Un settore, quello dell’m&a, che in Italia, nei primi 9 mesi dell’anno, ha registrato 910 operazioni (-17,5% rispetto allo stesso periodo del 2025) con un controvalore complessivo pari a oltre 46 miliardi di euro (-29,3% rispetto allo scorso anno). «La pipeline del mercato italiano si conferma straordinariamente solida, con operazioni già annunciate ma non ancora perfezionate che esprimono un controvalore complessivo superiore a 90 miliardi di euro», si legge nell’ultimo report di KPMG relativo al Q3/2026.
«Un mercato più selettivo e disciplinato». È quello dell’M&A in Italia che, nei primi 9 mesi dell’anno, ha registrato 910 operazioni (-17,5% rispetto allo stesso periodo del 2025) con un controvalore di oltre 46 miliardi di euro (-29,3% rispetto allo scorso anno). «Pur in un contesto non semplice, l’M&A continua a rappresentare una leva strategica per sostenere ed accelerare percorsi di crescita, diversificazione, consolidamento settoriale e trasformazione dei modelli di business. Lo scenario che emerge è quello di un mercato più selettivo e disciplinato, nel quale gli operatori privilegiano operazioni caratterizzate da solide logiche industriali, sinergie chiaramente identificabili e una forte attenzione alla creazione di valore nel medio-lungo termine». È quanto emerge dal Rapporto sull’andamento del settore merger&acquisition in Italia curato da KPMG. Nel corso del terzo trimestre si sono concluse 6 operazioni di valore superiore a 1 miliardo di euro. La componente cross-border, nei primi 9 mesi del 2026, ha continuato a rappresentare uno dei principali driver del mercato M&A italiano, in termini di controvalori.

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Nella manovra «molto targettizzata» annunciata dal ministro Giorgetti c’è un capitolo ancora tutto da scrivere. Quello delle pensioni. E non è piccolo: secondo il Documento programmatico di finanza pubblica, la spesa salirà da 352 miliardi di quest’anno a 367 nel prossimo. Il 15,3% del Pil. Ma mentre la Lega chiede nuove uscite anticipate, il governo deve trovare le coperture e decidere quali misure in scadenza salvare. Comprese le pensioni minime, che rischiano di perdere potere d’acquisto. Secondo quanto risulta a Repubblica, la Ragioneria generale dello Stato sta valutando con l’Inps una rimodulazione della perequazione. L’ipotesi è abbandonare il meccanismo per scaglioni e tornare alle fasce, riducendo la rivalutazione all’inflazione delle pensioni medioalte. Il risparmio potrebbe finanziare altri interventi previdenziali. La Consulta ha ammesso in passato limiti temporanei alla perequazione, purché ragionevoli, proporzionati e giustificati da esigenze solidaristiche interne al sistema. Non è però un via libera a qualsiasi taglio: conteranno soglie, durata e destinazione delle risorse

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il prossimo 29 ottobre l’assemblea di Mps dovrà decidere se approvare la fusione che spalmerà le sue attività all’interno della banca senese. Ma se il voto fosse contrario Mediobanca finirà comunque sotto il cappello di Intesa Sanpaolo che sta per lanciare un’Opas (offerta pubblica di acquisto e scambio) sul 100% del capitale di Mps con grandi probabilità di successo. E quindi, in ogni caso, l’istituzione bancaria che per ottant’anni ha rappresentato l’avamposto della finanza laica in Italia finirà risucchiata dal gruppo bancario che dal 1982 in poi è stato costruito sulle ceneri del Banco Ambrosiano incarnando la massima espressione della finanza cattolica. La fusione di Mediobanca nell’appena risanato Monte dei Paschi, proposta fin dal gennaio 2025 dal banchiere lucano cresciuto in Unicredit, è stata sempre considerata uno sfregio alla gloriosa storia della merchant bank milanese. Ora Lovaglio vuole chiudere il cerchio intorno al suo progetto senza arretrare di un millimetro di fronte all’avanzata di Carlo Messina, facendo approvare una fusione in cui crede fermamente e che “divisionalizza” Mediobanca all’interno della banca più antica del mondo. Ha ricevuto l’avallo dei proxy advisor Iss e Glass Lewis, che hanno consigliato ai fondi di votare a favore della fusione. Ma in molti, tra cui i soci più forti, potrebbero invece seguire l’auspicio espresso da Intesa Sanpaolo di non proseguire su questa strada, anche se Messina non ha ancora chiarito che cosa ne sarà di Mediobanca una volta che Mps verrà conquistata. Nella presentazione dell’Opas del giugno scorso Messina aveva dato per scontata la fusione sottolineando le potenziali sinergie tra Intesa, Mediobanca e quel che rimarrà di Mps dopo la
cessione di metà degli sportelli alla Unipol. Sinergie fino a 2,9 miliardi da far emergere nel credito al consumo, nel corporate & investment banking e nel wealth management. Ma ora che la fusione non è ancora avvenuta, Intesa ha invitato gli azionisti di Mps a non approvarla
nell’assemblea del 29, in modo da tenersi le mani libere e decidere cosa fare una volta preso il controllo di Mps
Siccità nel sud dell’Africa, temperature molto al di sopra delle medie nella fascia equatoriale del continente, piogge assenti e ondate di calore in Centro e Sud America, possibili alluvioni lungo le Ande e nel sud del Brasile, così come in vaste aree cinesi. Sono alcune delle previsioni contenute nel Global Seasonal Outlook, il rapporto che mensilmente pubblica il World Food Programme delle Nazioni Unite (Wfp) per aiutare governi e agricoltori dei Paesi in via di sviluppo a pianificare la produzione di cibo, conoscendo il rischio di eventi meteo estremi che potrebbero abbattersi sui loro territori. La novità e che gli esperti dell’Onu per stilare l’Outlook ricorrono sempre più spesso all’Intelligenza artificiale. Se si va a guardare le note finali del rapporto appena uscito, si nota per esempio che per la previsione delle alluvioni è stato usato anche Google Flood Hub, una piattaforma online gratuita che usa l’IA e il machine learning per prevedere le inondazioni fluviali fino a 7 giorni in anticipo.
Anche nello studio del clima, l’Intelligenza artificiale si rivelerà uno strumento rivoluzionario? Se lo chiedono gli esperti che stanno testando gli algoritmi di questo tipo, in mesi caratterizzati da un El Nino straordinario, i cui effetti nel medio termine potrebbero essere devastanti in molte aree del Pianeta. L’IA aiuterà a prevederli in modo che si possa prevenirne le conseguenze peggiori?
Oggi in Europa e in Nord America, che sono i due principali mercati a livello globale in questo comparto, più di un’auto su due monta un dispositivo telematico, sia esso stato installato direttamente in fabbrica (Oem) o successivamente in un’officina (aftermarket). In valori
assoluti stiamo parlando di 4,65 milioni di unità attive al 31 dicembre scorso nel Vecchio Continente e di altri 3,9 milioni di dispositivi negli Stati Uniti e in Canada, per un totale di 8,55 milioni, secondo i dati raccolti da Berg Insight.
Il tasso di penetrazione della telematica sull’intero parco veicoli a noleggio si attestava così al 52,2% in Europa e al 59% in Nord America, mentre nel mercato del leasing i valori erano rispettivamente pari al 46% e al 54,6%. Gli operatori del settore possono sviluppare programmi telematici in autonomia oppure avvalersi, in misura variabile, della collaborazione di partner. Molte delle principali aziende di noleggio e leasing adottano, nelle diverse aree in cui operano, una combinazione di strategie telematiche centralizzate e decentralizzate». A favorire la crescita sia dei dispositivi installati che dei servizi ad essi collegati sarà l’analisi dei dati fornita dall’intelligenza artificiale, che sarà in grado di ottimizzare i percorsi, migliorare la sicurezza, ridurre i consumi e i fermi del veicolo dovuti ai guasti o alla manutenzione. Fra le soluzioni più rilevanti
ci sono la diagnostica del veicolo, che consente di ridurre significativamente i costi di manutenzione, e la stipula di polizze basate sulla telematica, che tengono ciò conto della reale rischiosità del cliente in base al suo stile di guida e alla frequenza dell’uso del veicolo. Sempre secondo Berg Insight, il numero di polizze assicurative basate sulla telematica nel mercato europeo ha raggiunto i 13,8 milioni alla fine del 2024, con una previsione di crescita a 20,1 milioni entro il 2029. In Nord America il numero è invece destinato a passare da 20,2 milioni a 31,8 milioni entro il 2029. Mentre in Europa il mercato è caratterizzato principalmente dall’uso di scatole nere installate successivamente all’acquisto del veicolo, in Nord America la stragrande maggioranza delle polizze attive si basa su applicazioni per smartphone e, in misura minore, su dispositivi
installabili autonomamente dall’utente nella porta diagnostica del veicolo (Obd-II). Berg Insight prevede un costante incremento nell’adozione di soluzioni basate su smartphone in tutti i mercati, nonché un maggiore utilizzo dei dati telematici forniti dai sistemi installati in fabbrica.

Manca ancora qualche passaggio con le autorità americane dei mercati e il completamento della due diligence. «Ma entro novembre chiuderemo l’acquisizione della Usi Insurance Services di New York dal fondo di private equity Kkr per un valore di 17 miliardi di dollari, annunciata a fine agosto. È un’operazione coraggiosa e trasformativa perché rafforza Aon sul mercato delle medie imprese americane, con una forte presenza locale, un comparto dove i margini sono più elevati». Carlo Clavarino, con l’incarico di executive chairman international, è il numero due mondiale del gruppo Usa della consulenza sui rischi delle imprese, l’intermediazione assicurativa e riassicurativa che movimenta circa 70 miliardi l’anno. Clavarino è un manager di lungo corso del gruppo, che ha seguito fin dal debutto in Italia nel 1998 con l’acquisto delle attività di brokeraggio della famiglia Brichetto Arnaboldi, guidate da Letizia Moratti. Da allora Aon è cresciuta fino a diventare il primo broker del Paese. Clavarino ha seguito passo dopo passo anche l’operazione negli Stati Uniti che segue a ruota l’acquisizione nel 2024 del broker Nfp (National Financial Partners) per un valore d’impresa pari a circa 13 miliardi di dollari.
La discussione sul cosiddetto risiko bancario si è finora concentrata prevalentemente sugli aspetti del mercato del controllo e sugli schieramenti in campo, mentre ha dedicato scarsa attenzione ai possibili effetti sulla concorrenza e sulla struttura dei mercati. L’opportunità di un esame di questi ultimi aspetti è fornita dalla istruttoria sull’operazione promossa da Intesa per acquisire Mps e, quindi, Mediobanca che l’Autorità Antitrust ha aperto lo scorso 14 settembre. Da un lato l’istruttoria mira a valutare l’effetto dell’acquisizione della rete bancaria di Mps da parte di Intesa, in relazione a diversi servizi bancari, a livello locale o regionale. Al riguardo manca all’elenco il mercato dell’investment banking: l’Autorità non ravvisa infatti problemi concorrenziali nel fatto che Mediobanca e Imi, le due principali banche d’investimento italiane si trovino nello stesso gruppo; la presenza di Goldman Sachs e di altre banche internazionali fornirebbe infatti un’adeguata alternativa per le medie imprese italiane. L’Autorità peraltro suggerisce che la rilevante partecipazione azionaria che attraverso l’acquisizione di Mediobanca Intesa acquisirebbe in Generali potrebbe condurre ad una riduzione della concorrenza nei mercati nazionali del risparmio gestito, in cui operano Eurizon e Fideuram, del gruppo Intesa, Widiba del gruppo Mps e Banca Generali, nonché della produzione e distribuzione di prodotti assicurativi, dove operano Intesa Vita e Generali, tra le prime assicuratrici vita italiane. E ciò a seguito dei rilevanti legami strutturali tra Intesa e Generali a cui, secondo l’Autorità, l’acquisizione darebbe luogo, accompagnata da potenziali effetti di coordinamento, quali la possibilità di scambi di informazioni
Il welfare italiano assorbe due terzi della spesa pubblica, ma destina appena 12 euro su 100 a interventi che il Rapporto Welfare Italia 2026, realizzato dal Think Tank promosso da Unipol in collaborazione con Teha Group, classifica come investimenti per il futuro. Gli altri 88 finanziano la protezione dei bisogni già esistenti. È uno squilibrio che pesa sulle prospettive di un Paese destinato ad avere meno lavoratori e più anziani. Al Welfare Italia Forum, il 20 ottobre a Roma, Carlo Cimbri, presidente di Unipol, ha indicato la condizione economica da cui partire: «Se vogliamo il welfare dobbiamo far crescere il Paese». Per farlo, ha sollecitato la creazione di un mercato unico europeo dei capitali, capace di indirizzare il risparmio verso le imprese e gli investimenti produttivi
Gli over 65 nel mondo raddoppieranno entro il 2050. Per i catastrofisti è un’Apocalisse demografica, per chi sa leggere i numeri è il mercato più grande che il capitalismo abbia mai avuto davanti. Quante imprese ancora non hanno capito questa opportunità? Nel 2004, in un’edicola d’aeroporto, Joseph Coughlin si trovò davanti la copertina di una rivista economica americana. Titolo: «Invecchiamento, la prossima bomba a orologeria». L’illustrazione mostrava una figura in accappatoio, china su un deambulatore, una flebo attaccata al braccio; al posto della testa il pianeta Terra, rugoso, con una miccia accesa in cima. Coughlin, che dirige l’Age Lab del Massachusetts Institute of Technology, quasi esplose di rabbia. Non per indignazione morale: per la follia economica che quell’immagine rappresentava. Se pensi ai tuoi futuri clienti come a una bomba che minaccia l’umanità, non venderai loro granché. Ho dedicato a questo paradosso un capitolo del mio nuovo libro, «Argento vivo», perché tocca un nervo scoperto del nostro tempo. E l’Italia? Qui il prezzo dei pregiudizi è ancora più alto. Siamo tra i Paesi più longevi del mondo, con un’aspettativa di vita oltre gli 83 anni e la Sardegna che insidia i record dei centenari giapponesi di Okinawa. Ma da noi fiorisce l’industria dell’Apocalisse: dell’invecchiamento si parla come di una sciagura nazionale, sinonimo di spopolamento e crac della previdenza. (Ma gli stessi profeti di sventura trent’anni fa parlavano di bomba demografica per la ragione opposta: troppe nascite, l’incubo della sovrappopolazione e delle carestie di massa). Intanto la Silver Economy europea vale già migliaia di miliardi di euro, e una quota crescente della spesa si sposterà verso le generazioni «argento vivo», non solo in sanità e abitazione ma in istruzione, tempo libero, mobilità.

Le occupazioni e le autogestioni studentesche, che si stanno diffondendo a macchia di leopardo in tutta Italia, sono già finite negli anni scorsi al centro di molte pronunce dei tribunali. I giudici sono stati chiamati a misurare il difficile equilibrio tra libertà di riunione, manifestazione del pensiero, diritto allo studio e regolare funzionamento del servizio scolastico. Se protestare è un diritto, non lo è quando si impedisce agli altri di entrare in classe o si danneggiano le attrezzature scolastiche. A pagare i danni causati dai figli minorenni sono invece i genitori, ma occorre provare la responsabilità dolosa o colposa dei figli. Non servono a escludere la responsabilità le scuse dei genitori perché si tratta di comportamento successivo all’evento che non incide sui presupposti per l’insorgere della responsabilità civile per culpa in educando, secondo quanto disposto dall’articolo 2048 del codice civile
Crescono le class action in Europa e, in particolar modo, quelle che toccano la tecnologia e l’intelligenza artificiale. In Italia le azioni collettive riguardano invece soprattutto i settori automobilistico e finanziario. A fare il quadro della situazione è lo European Class Action Report 2026, l’analisi annuale messa a punto dallo studio legale internazionale CMS, presente in 50 Paesi. Nel 2025, nelle 19 giurisdizioni europee prese in considerazione, le class action sono state 107, in aumento dell’8% rispetto alle 99 del 2024, anno in cui c’era stata una flessione. Più di un terzo (il 35%) si concentra in Inghilterra. Molte le iniziative collettive anche in Italia (12%) che si posiziona al terzo posto, dopo il Portogallo (17%) e davanti a Germania, Francia e Spagna. Più di un terzo dei procedimenti depositati nel 2025 concerne la tutela dei consumatori e la concorrenza (37%).