Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

 

Secondo quanto riportato dal Financial Times, i ministri delle Finanze del G7 hanno discusso al meeting del Fmi a Bangkok la possibilità di svolgere esercitazioni per prepararsi a futuri attacchi connessi anche all’utilizzo malevolo dei modelli di frontiera dell’AI. Nelle prove dovrebbero essere coinvolte anche banche commerciali. Gli istituti di credito europei da tempo sono finiti sotto la lente dei supervisori riguardo ai sistemi avanzati di intelligenza artificiale, come Mythos di Anthropic. La Bce a maggio ha organizzato una riunione con le grandi banche e ha chiesto un piano d’azione entro fine ottobre. Anche la Banca d’Italia a luglio ha inviato una comunicazione ai piccoli e medi istituti italiani (Lsi o Less Significant Institutions) a cui è stata richiesta entro fine anno «una relazione che rappresenti il livello attuale di esposizione al rischio e l’adeguatezza dei presidi esistenti, individui le principali carenze e le relative priorità di intervento nonché definisca un piano di lavoro con l’indicazione di azioni, tempi e investimenti necessari». Sulla materia Bankitalia ha incontrato per la prima volta il 9 ottobre in modo congiunto associazioni di categoria del settore finanziario e fornitori di servizi informatici. Via Nazionale ha osservato a luglio come i modelli AI più recenti abbiano la capacità di «identificare le vulnerabilità dei sistemi software» e «generare modalità di sfruttamento in tempi estremamente ridotti e senza la necessità di specifiche competenze tecniche», con conseguente «incremento dei rischi di subire attacchi cyber»
Tra due mesi, a gennaio 2027, i dipendenti della banca centrale potranno infatti testare l’euro digitale negli uffici dell’Eurotower prima che arrivi nei portafogli degli europei. Nel frattempo, il G7 prepara esercitazioni contro gli attacchi informatici potenziati dall’intelligenza artificiale. Le banche verificano i piani di emergenza, mentre le violazioni dei dati coinvolgono società finanziarie e istituzioni. In questo scenario, il progetto dell’euro digitale diventa strategico: garantire agli europei un modo in più per pagare e continuare a farlo quando una parte del sistema si blocca. Una fortezza dei soldi costruita su infrastrutture europee, con un accesso utilizzabile anche senza internet. Non sarebbe invulnerabile, ma potrebbe ridurre la dipendenza da pochi operatori e offrire un’alternativa nelle emergenze. L’euro digitale aggiungerebbe una difesa diversa: un’infrastruttura pubblica europea per i pagamenti al dettaglio, governata dall’Eurosistema, che offrirebbe un’opzione aggiuntiva ai cittadini e una base comune sulla quale banche e operatori privati potrebbero sviluppare i propri servizi. È qui che il sovranismo digitale assume un significato pratico. Se la moneta è europea ma per spenderla occorre passare da infrastrutture esterne, l’autonomia resta incompleta. Una piattaforma comune ridurrebbe questa dipendenza.
Caro affitti, costi dei materiali scolastici e universitari alle stelle, rincari dei generi alimentari: la vita nei grandi centri urbani, a cominciare dal capoluogo lombardo, è sempre più difficile da sostenere per chi non ha ancora una fonte di reddito regolare o si muove tra occupazioni precarie e malpagate. Un disagio che travalica le generazioni e racconta di un Paese sempre più segnato dalle disuguaglianze, dove il 10% più ricco delle famiglie detiene circa il 60% della ricchezza netta complessiva (dati Banca d’Italia). Secondo l’Ocse, inoltre, tra il 2020 e il 2023 – ultima rilevazione disponibile – è diminuita di 16 punti percentuali la quota di adulti in grado di sostenere le proprie spese per almeno tre mesi senza la principale fonte di reddito. In nessun altro Paese oggetto dell’indagine il calo è stato più marcato. In questo contesto di crescente polarizzazione della ricchezza e di difficoltà economica delle giovani generazioni un ruolo centrale è quello delle famiglie, spesso chiamate a sostenere, in tutto o in parte, i costi dei figli e dei nipoti che si spostano fuori dalle città di origine per studiare o cercare lavoro nelle grandi metropoli. Nella simulazione proposta da Moneyfarm per MF-Milano Finanza le sole spese per gli studi e l’alloggio, al netto di alimentazione, spese quotidiane e tempo libero, ammontano a 75 mila euro nell’arco di un ciclo universitario quinquennale. Cifre difficilmente sostenibili per un giovane studente, ma che le famiglie possono contribuire a coprire cambiando il paradigma di fondo. Non più (o non soltanto) liquidità sui conti correnti da cui attingere al bisogno, ma una vera e propria pianificazione finanziaria per figli e nipoti, che parta da obiettivi concreti e punti a raggiungerli attraverso gli strumenti d’investimento più adatti.
La pensione comincia dalla culla. Non più soltanto contributi versati durante la vita lavorativa o fondi pensione avviati a carriera iniziata, ma un capitale previdenziale costruito fin dall’infanzia, con il sostegno dello Stato e la possibilità per le famiglie di contribuire nel tempo. È la direzione del progetto allo studio del governo italiano, che apre una riflessione sul futuro del welfare, sulle disuguaglianze patrimoniali e sul ruolo del risparmio privato. Anche in Italia si pensa a una posizione individuale per le nuove generazioni con un contributo pubblico iniziale. Importi e modalità restano da definire, con un possibile inserimento nella legge di Bilancio 2027. Nel frattempo il mondo del risparmio gestito si mobilita. Ania il 28 ottobre e a seguire Assoprevidenza il 3 novembre e Assogestioni il giorno successivo presenteranno le rispettive proposte di previdenza dalla culla, dopo aver esaminato le esperienze estere.Un’indagine commissionata da Jp Morgan Am a Opinium tra 17 mila cittadini tra 18 e 65 anni in nove Paesi europei, evidenzia come in Italia soltanto il 40% si dichiari almeno «abbastanza fiducioso» di poter mantenere il tenore di vita desiderato in pensione. Appena il 20% afferma di avere un piano chiaro e di risparmiare per raggiungerlo, mentre il 22% non ha ancora cominciato a pensare alla pensione. Sullo sfondo, ricorda l’analisi di Jp Morgan Am, resta il fatto che i partiti politici hanno pochi incentivi a comunicare alle generazioni future che potrebbero non beneficiare dello stesso sostegno statale di cui gode la generazione attuale.
Il risiko bancario italiano sembra vicino all’ultimo atto. L’assemblea del Mps, convocata per giovedì 29 ottobre, dovrebbe bocciare la controffensiva dell’ad Luigi Lovaglio e liberare la strada all’opas di Intesa Sanpaolo. Tra dicembre e gennaio Carlo Messina potrebbe così conquistare il Monte e, indirettamente, Mediobanca e il 13,2% di Generali. Ma per banchieri d’affari e analisti il voto chiuderà soltanto una fase del consolidamento; da Banco Bpm a Trieste, altre partite potrebbero presto aprirsi. A Siena i numeri lasciano pochi margini a Lovaglio. Il piano, incentrato sulle ops per Banco Bpm e Banca Generali e su un dividendo straordinario di 4 miliardi, incontra l’opposizione dei grandi soci. Anche perché Intesa ha rilanciato aggiungendo 25 centesimi in contanti per azione all’opas, portandone il valore indicativo a 31,4 miliardi, e ha avvertito che l’offerta cadrà se l’assemblea approverà i passaggi essenziali della difesa. Ma il risiko potrebbe non fermarsi a Siena. La prossima partita si giocherà attorno a Banco Bpm. Secondo fonti finanziarie, dopo l’assemblea di Montepaschi Crédit Agricole, primo socio con di Piazza Meda al 29,3%, potrebbe accelerare sull’integrazione conferendo a Banco Bpm le attività italiane attraverso una fusione. Parigi darebbe così un concreto sbocco industriale alla scalata iniziata nel 2022, unendo reti e valorizzando le partnership nel credito al consumo e nella bancassicurazione
«Sappiamo ciò che siamo, ma non sappiamo ciò che potremmo essere», scriveva Shakespeare nell’Amleto. Come aiutare i giovani di oggi, in un momento di incertezze in cui il futuro non è più la continuazione prevedibile del passato, a interrogarsi con altrettanta profondità su sé stessi e sulle proprie possibilità, mentre l’intelligenza artificiale offre risposte sempre più immediate e informazioni apparentemente attendibili? Coltivare il talento significa anche lasciare spazio alla riflessione, alla libertà di immaginare una strada, al supporto dell’unicità dell’intuizione e al coraggio di percorrerla, facendo della tecnologia un sostegno alla maturazione di un pensiero autonomo. Anasf lo ha chiesto a Quby, il robot umanoide che dal 16 al 18 ottobre ha incontrato studenti, professionisti e passanti in piazza San Babila, a Milano. Alto un metro e trenta e dotato della tecnologia sviluppata da The House of AI, società di consulenza su innovazione e strategia IA del Gruppo Qubit, agenzia di Quantistic Brand Engineering, l’umanoide è stato protagonista dell’evento «Quby dialoga con il Futuro!», organizzato in occasione del CES Unveiled Milan, occasione in cui ha intrattenuto circa 250 conversazioni nelle quali era la macchina a interrogare le persone, raccogliendo aspettative, idee e preoccupazioni sul futuro della città. Un’inversione di ruoli per esplorare il contributo della tecnologia alla crescita delle persone e il valore insostituibile di chi trasforma le informazioni in giudizio, la conoscenza in progettualità e la relazione in fiducia
L’intelligenza artificiale sta diventando uno strumento sempre più utilizzato per ottenere informazioni su risparmi, pensioni, mutui, fiscalità e investimenti. Grazie alla rapidità delle risposte e alla facilità di accesso, piattaforme come ChatGPT, Claude e Copilot vengono spesso consultate come alternativa immediata a fonti informative tradizionali o alla consulenza finanziaria professionale. Una tendenza destinata a crescere, ma che solleva interrogativi rilevanti sul piano della tutela dei risparmiatori, dell’affidabilità delle informazioni e della regolamentazione. Il tema è attualmente al centro dell’attenzione di Anasf, Associazione nazionale consulenti finanziari, e di Fecif, la Federazione europea dei consulenti e degli intermediari finanziari, che stanno analizzando le opportunità offerte dall’intelligenza artificiale, ma anche i rischi connessi al suo utilizzo nell’ambito delle decisioni economiche e finanziarie. Uno dei contributi più recenti al dibattito arriva dal report “Artificial Authority: Should You Trust AI to Deliver Financial Advice?”, pubblicato dalla fintech britannica Saturn. Lo studio ha esaminato 18 modelli di intelligenza artificiale attraverso oltre 10.000 risposte generate su temi di finanza personale, con l’obiettivo di valutare la qualità delle indicazioni fornite agli utenti. Secondo il rapporto, i modelli analizzati hanno fornito risposte pienamente corrette soltanto nel 43% dei casi, mentre nel restante 57% hanno prodotto errori o informazioni incomplete. Le criticità aumentano sensibilmente con la complessità delle richieste e riguardano non solo dati o calcoli inesatti, ma anche l’omissione di informazioni essenziali, limiti normativi, rischi e condizioni necessarie per assumere decisioni consapevoli. Molti sistemi di IA non evidenziano in modo sufficientemente chiaro, il grado di incertezza delle proprie risposte né i limiti derivanti dalla conoscenza incompleta della situazione personale dell’utente. Una risposta può apparire personalizzata e convincente pur essendo stata elaborata sulla base di informazioni limitate o generiche. Il rischio è che l’utente interpreti tali indicazioni come una vera consulenza professionale e prenda decisioni economiche rilevanti facendo affidamento su valutazioni non adeguatamente fondate
Come e in che misura l’intelligenza artificiale stia modificando le situazioni nel mondo del lavoro è il grande interrogativo che sta agitando tutte le categorie e le professioni. Normale quindi che anche quello della consulenza finanziaria sia attraversato da profondi interrogativi e qualche legittima preoccupazione. La AI sta affiancando i consulenti apportando un contributo positivo o si intravedono anche controindicazioni? Gli investitori la stanno utilizzando per migliorare le loro competenze, quindi come un supporto alla necessaria crescita della loro educazione finanziaria, o sono tentati di servirsene per soluzioni fai da te? A dare qualche prima risposta in merito ha provveduto una ricerca realizzata da Ipsos per conto di Ovb Holding, società tedesca specializzata in servizi di gestione patrimoniale, attiva nei principali mercati europei. Secondo la quale il 26% degli investitori italiani utilizza già oggi i principali chatbot AI conversazionali, come ChatGpt, Copilot o Gemini, per pianificare le loro scelte in campo finanziario. Per questa fetta di risparmiatori, però, l’intelligenza artificiale è diventata soprattutto una fonte per raccogliere informazioni sulle questioni finanziarie e assicurative. In particolare il 43% la usa con una certa regolarità, percentuale che sale al 60% nella popolazione tra 18 e 34 anni. Invece il 41% la usa per acquisire informazioni sui prodotti e soprattutto per metterli a confronto tra loro. Se però il ricorso alla AI cresce, ciò non significa che il livello di fiducia sia totale: il 41% degli intervistati dichiara di fidarsi sì ma in misura limitata nelle informazioni fornite dall’AI, il 21% di averne poca, il 16% di non averne affatto. Come mai? La principale preoccupazione nei riguardi dell’AI (ricorre nel 50% delle risposte) è che le raccomandazioni fornite non siano corrette o siano inappropriate. In questo i consulenti finanziari vantano ancora un buon margine di vantaggio, grazie a competenze acquisite in anni di lavoro e soprattutto alla maggiore sensibilità sviluppata verso le esigenze del loro cliente. Il rapporto personale resta il punto di forza che nessuna struttura automatizzata, per quanto ben esercitata, potrà superare facilmente.
  • Le caratteristiche di BG Custody Combo
BG Custody Combo è un prodotto di investimento assicurativo a vita intera a premio unico, collegato a due gestioni separate. La durata del contratto coincide con la vita dell’assicurato, e Alleanza Assicurazioni non ha il diritto di recedere unilateralmente dal contratto. La polizza investe il 70% del premio nella gestione separata in euro denominata Ri.Attiva BG e il 30% del premio nella gestione separata denominata Futuro Plus; con l’obiettivo di massimizzare il rendimento del capitale investito nel medio e lungo termine mantenendo costantemente un basso livello di rischiosità del portafoglio e perseguendo la stabilità dei rendimenti nel corso del tempo, offrendo allo stesso tempo una garanzia
di restituzione del premio versato in caso di decesso dell’assicurato. Le principali tipologie di investimento delle gestioni separate sono: obbligazionario, immobiliare e in modo residuo azionario.

Agevolazioni fiscali ai giovani e flessibilità in uscita per chi deciderà di lasciare in anticipo il mondo del lavoro. Il puzzle della Manovra 2027 che si sta componendo nelle ultile ore inizia a svelare questo duplice scenario su cui la maggioranza punta anche nell’ottica di favorire il ricambio generazionale. Per gli under 30 (o 35) neoassunti dovrebbero arrivare sconti Irpef per un anno e una no tax area per i più giovani, assieme a una flat tax del 5% sugli aumenti di stipendio riconosciuti dalle aziende. La proposta arriva da Forza Italia e sta raccogliendo consenso tra gli alleati a cominciare da Noi Moderati che rilancia l’idea di una cedolare secca al 5% per chi affitta la propria casa a canone concordato e a lungo termine, proponendo addirittura di scendere all’1% se l’immobile è affittato a una famiglia giovane.

Repubblica_logo

 El Niño della stagione 2026-2027 dovrebbe essere il più forte da quando, nel 1950, sono cominciate rilevazioni affidabili. Lo dice la Noaa, l’agenzia americana per gli oceani e l’atmosfera, che stima all’83% la probabilità di un record entro fine anno; lo conferma l’Organizzazione meteorologica mondiale, che ne dà per quasi certa la persistenza fino a febbraio, una previsione mai fatta in mezzo secolo. Per questo in Australia l’hanno già ribattezzato “Godzilla”. Il picco climatico è atteso fra dicembre e gennaio; il conto, in raccolti, prezzi e commerci, arriverà solo tra la primavera e l’estate del 2027. Ma rischia di essere salato, con un’inflazione che in molti Paesi può salire fino a un punto in più.
Non cambia la mappa del rischio: siccità su India, Indonesia, Australia, Sud-Est asiatico, Africa australe e America centrale; piogge eccessive su Africa orientale, Perù, Ecuador e Sudamerica meridionale. Ma cambia, appunto, l’intensità dei fenomeni. Danni sparsi, ma sui prezzi l’effetto è globale, e il peggio deve ancora arrivare. Il sistema di monitoraggio dei mercati agricoli del G20 stima un calo della produzione mondiale di grano
del 3,3%, del riso del 2,4% e del mais dell’1,3%; cresce solo la soia. Ma quanto costerà al mondo la zampata di Godzilla? Il Peterson Institute stima circa mille miliardi di dollari di perdite dirette e almeno 7.200 miliardi in cinque anni, con un Pil mondiale a -0,8% rispetto a uno scenario senza El Niño.

Generali prevede di ridurre la forza lavoro in Germania di circa il 9% e di ridimensionare le sedi operative, nell’ambito di un piano di semplificazione nel Paese. La compagnia triestina punta a creare cinque centri regionali  che accoglieranno i team attualmente dislocati in varie parti della Germania. La riduzione del personale, circa 800 uscite, avverrà principalmente attraverso «accordi di pensionamento volontario». Al contempo, gli investimenti in iniziative di AI genereranno un impatto positivo di circa 100 milioni l’anno sul risultato operativo della country Germania a partire dal 2027

I Pir continuano a incassare, ma perdono velocità. A settembre nelle casse dei piani individuali di risparmio sono entrati 93,5 milioni, contro i 152,7 di agosto: una flessione del 38,8% che porta il saldo dei nove mesi a 1,73 miliardi (451 milioni nel terzo trimestre). Il patrimonio totale si è attestato a 22,2 miliardi, dai 22,4 del mese precedente. È quanto emerge dall’Osservatorio di Plus24 sui dati forniti direttamente dalle società, che fotografa un mercato sostenuto soprattutto dai prodotti obbligazionari.
Duecentoventi miliardi di dollari di perdite nel 2025, il 51% senza copertura assicurativa: è il conto delle catastrofi naturali secondo Swiss Re Institute. Un conto che, ricorda un recente report di Morgan Stanley, ricade su imprese, governi ma anche sulle famiglie. E dopo un’estate da record in Europa (+2,8 gradi sulla norma), non è più un tema da soli assicuratori. Satelliti, sensori e modelli, sempre più economici e potenziati dall’AI, adesso rendono il rischio “misurabile”. Ma i dati open source stanno rendendo possibile l’utilizzo di mappe e previsioni generiche: oltre una certa accuratezza, scendere da un errore del 5 al 3% interessa poco ai clienti, i prezzi calano e il mercato si consolida. Il vantaggio, si legge nel documento, resta per chi possiede dati proprietari difficili da replicare e li trasforma in strumenti per decidere.
Le scelte di portafoglio compiute dagli investitori under 44 delineano una strategia articolata, caratterizzata dalla ricerca di un punto di equilibrio tra la crescita del capitale e la prevenzione delle perdite. Come rilevato dall’Osservatorio Aipb condotto con Ipsos-Doxa su un campione di risparmiatori con almeno 50.000 euro di patrimonio investibile, la struttura degli investimenti giovanili si fonda prevalentemente su strumenti gestiti e soluzioni assicurative, con i fondi comuni d’investimento presenti nel 66% dei portafogli e le polizze vita al 71%. A questa ossatura tradizionale si affianca una presenza consistente di azioni (51%) e di titoli di Stato o investimenti postali (50%), oltre a conti deposito (33%) e obbligazioni bancarie o societarie. Parallelamente, la composizione delle attività evidenzia un’apertura misurata verso asset class innovative o sostenibili come i prodotti Esg raggiunge infatti il 10% di penetrazione nei portafogli degli under 44, le criptovalute, i digital asset e gli Nft si attestano all’8%.
L’ultimo rapporto Censis-Assogestioni presentato in settimana traccia un quadro sulla conoscenza, le aspettative e la propensione degli italiani verso la previdenza complementare, dopo le novità introdotte con la Legge di Bilancio 2026 per renderla più attrattiva. Dalle risposte di circa 1000 italiani tra i 18 e i 50 anni che hanno partecipato al sondaggio emergono apprezzamenti che non si sono sinora tradotti in una corsa di massa all’adesione. Ad oggi i tassi di adesione alle forme di previdenza integrativa restano ancora intorno al 40% della forza lavoro. Le motivazioni che spingono gli italiani a non aderire alla previdenza complementare dovrebbero far riflettere operatori del settore e legislatore per valutare, da entrambi i fronti, ulteriori concreti correttivi per convincere gli indecisi e anche i lavoratori più reticenti. Gli sforzi effettuati nella direzione di favorire l’alfabetizzazione previdenziale ha ampliato l’area di chi conosce per grandi linee la previdenza complementare, senza generare quella familiarità e, soprattutto, quella fiducia indispensabile per portare i lavoratori ad abbracciarla.
Il conto è preciso: 1.335.014. È il totale delle dimostrazioni censite da Acled negli ultimi dieci anni. Non sono più solo proteste che hanno luogo in Paesi in via di sviluppo, dove disparità e condizioni di lavoro disumane spingono alla rivolta ma anche nel Vecchio Continente dove le disparità sociali sono sempre più evidenti. Fenomeni che, oltre alle conseguenze sul piano sociale e della sicurezza pubblica, possono generare danni economici significativi, colpendo attività commerciali, infrastrutture e imprese – spiega di Brian Lynch Wade, Senior Client Underwriter Italy, P&C Reinsurance, Swiss Re -. Non si tratta di episodi isolati, ma di un rischio sempre più rilevante in uno scenario caratterizzato da tensioni sociali, incertezza economica e trasformazioni geopolitiche». Il tutto amplificato dai social. Da tempo Swiss Re (che riassicura le compagnie assicurative coprendo le mega catastrofi naturali e causate dall’uomo) richiama l’attenzione sull’evoluzione di questi fenomeni che tra il 2000 e il 2020 hanno causato sinistri in aumento del 3.000% a livello globale. Il conto diventa più salato anche per il settore: le proteste del 2023 in Francia hanno provocato perdite assicurate per circa 730 milioni di euro. Il movimento Black Lives Matter nel 2000 in Usa e le rivolte del Sudafrica del 2021 hanno superato i entrambi i due miliardi di dollari di danni assicurati.