Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

«In un mondo in cui aumenta l’incertezza climatica, dobbiamo capire meglio i rischi, condividerli e assorbirli in modo più efficace, e investire in modo più deciso per ridurre l’esposizione e la vulnerabilità». Lo ha detto il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta in una conferenza a Manila (Filippine). «L’importanza economica del rafforzamento della resilienza agli shock climatici è chiara. Il cambiamento climatico sta riducendo la produttività, distruggendo il capitale fisico e mettendo sotto pressione le finanze pubbliche. Gli eventi meteorologici estremi hanno causato danni diretti per oltre 200 miliardi di dollari nel 2025, oltre il doppio del livello registrato all’inizio degli anni Duemila», ha aggiunto. Per Panetta «gli shock legati al clima possono influire sull’inflazione» ma «la responsabilità di una politica del clima spetta in primo luogo ai governi». Le politiche sul clima, ha osservato, «devono essere economicamente realizzabili, socialmente sostenibili e istituzionalmente credibili. Politiche eccessivamente rigide o frequentemente modificate possono ridurre il supporto pubblico e scoraggiare gli investimenti privati». L’assicurazione è per Panetta «una componente centrale nella resilienza climatica. Quando i rischi sono valutati in modo corretto, l’assicurazione può anche incoraggiare la prevenzione fornendo incentivi finanziari alla riduzione dell’esposizione ai rischi naturali», ha sottolineato.
- Prevenzione e tecnologia per proteggere le imprese
Le catastrofi naturali colpiscono duramente sia il bilancio dell’impresa danneggiata sia quello della compagnia assicurativa. Con il moltiplicarsi di eventi estremi, la sfida centrale non riguarda soltanto il trasferimento del rischio tramite la copertura polizza, ma la prevenzione e la gestione
attiva delle conseguenze. È questo il tema chiave al centro dell’evento organizzato da ANIA SAFE l’8 ottobre 2026, focalizzato sull’impatto delle CAT NAT e sugli strumenti necessari per rafforzare la resilienza del sistema economico. ANIA SAFE (Ania Servizi e Formazione), società interamente controllata da ANIA, opera attraverso tre divisioni (Servizi, Formazione, Editoria ed Eventi) mettendo a disposizione soluzioni innovative per favorire l’efficienza delle imprese e lo sviluppo del settore assicurativo. Per le piccole e medie imprese, la vera protezione inizia prima del manifestarsi dell’emergenza. Se la copertura assicurativa costituisce il pilastro di tutela, il contenimento dei danni richiede manutenzione costante, conoscenza delle criticità del territorio e adeguata preparazione

Il regime agevolativo che, a determinazione condizioni, accorda la tassazione sostitutiva del 7 % sui renditi da pensione di fonte estera a coloro che trasferiscono la residenza in determinati Comuni (art. 24-ter del Tuir) si applica all’erede che percepisce trattamenti maturati dal de cuius ed alimentati da versamenti volontari di quest’ultimo ad un piano individuale di diritto statunitense (IRA), acceso presso un intermediario operativo in loco. In questi termini si è espressa l’Agenzia delle Entrate con la risposta n. 184 del 16 ottobre 2026. Il caso esaminato riguarda una cittadina italiana residente all’estero, beneficiaria di un piano pensionistico individuale di diritto statunitense originariamente intestato al padre. Il piano era stato alimentato durante la vita lavorativa del de cuius negli Stati Uniti mediante versamenti volontari, con finalità di previdenza complementare. Dopo il decesso, la contribuente è subentrata nella posizione pensionistica, percependo somme periodiche a titolo di rendita o distribuzione annuale. Il quesito posto all’Agenzia riguardava la possibilità di ricondurre tali somme tra le “pensioni di ogni genere e gli assegni ad esse equiparati” di cui all’art. 49, comma 2, lettera a), del Tuir. Tale qualificazione costituisce uno dei presupposti per accedere al regime agevolato riservato alle persone fisiche titolari di redditi da pensione erogati a soggetti esteri che trasferiscono la residenza fiscale in Italia in determinati comuni
Dall’anno prossimo si andrà a riposo non soltanto più tardi, ma anche con una pensione più leggera rispetto a oggi. La novità arriva dal decreto del ministero del lavoro pubblicato sul sito, sezione pubblicità legale, al rep. n. 154/2026, che fissa i nuovi coefficienti di trasformazione per il biennio 2027/2028 (le aliquote fissate per età che, applicate al montante contributivo, determinano l’importo della pensione). Pertanto, ad esempio, nel 2027 si andrà in pensione di vecchiaia a 67 anni e 1 mese di età (oggi a 67 anni) e, se il montante contributivo è di 400mila euro, si percepirà una pensione lorda annua di 22.056 euro, rispetto ai 22.432 euro cui ha diritto chi va a riposo quest’anno (376 euro annui in meno, circa 29 euro al mese). È l’ottavo aggiornamento da quando la revisione dei coefficienti è stata adottata: sette negative, una sola positiva (biennio 2023/2024).
Chi lavora soltanto qualche giorno mentre percepisce la pensione «Quota 100» non perde più l’assegno per l’intero anno ma subisce soltanto una riduzione proporzionale a quanto effettivamente incassato. Il divieto di cumulo con i redditi da lavoro dipendente o autonomo, tranne quelli da lavoro autonomo occasionale entro 5 mila euro lordi annui, va inteso nel senso che il pensionato non può cumulare i due redditi, ma la violazione non determina la perdita integrale del trattamento per l’intero anno solare, bensì la riduzione della pensione in misura corrispondente all’ammontare del reddito da lavoro percepito, calcolata sull’intero periodo di vigenza del divieto, in base al principio di proporzionalità. Così la Cassazione, sezione lavoro, nella sentenza n. 26978 del 16/10/2026.
Le liste d’attesa continuano ad essere uno dei principali punti deboli del Servizio sanitario nazionale. E non per mancanza di risorse. Anzi. Negli ultimi anni lo Stato ha progressivamente aumentato gli stanziamenti destinati a ridurre i tempi di accesso alle prestazioni, fino a raggiungere una cifra che supera i 3,7 miliardi di euro nel periodo 2022-2028. La fotografia emerge dalla relazione della Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato, approvata con la delibera n. 54/2026/G e dedicata all’attuazione delle misure per la riduzione di un fenomeno che incarna meglio di tutti le inefficienze del Ssn. Il documento mette a confronto l’entità delle risorse mobilitate con i risultati effettivamente conseguiti. I numeri sono significativi: dal 2022 al 2025 sono stati stanziati circa 1,845 miliardi di euro per il recupero delle liste d’attesa, ma considerando anche le misure programmate fino al 2028 l’ammontare complessivo sale a circa 3,7 miliardi. Tuttavia, rileva la magistratura contabile, nel quadriennio 2022-2025 sono stati effettivamente utilizzati circa 1,58 miliardi, con oltre 90 milioni rimasti inutilizzati e una quota rilevante di risorse che non si è tradotta con sufficiente rapidità in un aumento strutturale dell’offerta sanitaria. Nel complesso, solo il 50,3% delle prescrizioni per le prime visite e il 54,4% delle prescrizioni per esami diagnostici si trasformano in una prenotazione effettiva, anche perché il 20% delle prime disponibilità proposte dai CUP viene rifiutato dai cittadini, che scelgono date diverse o (più spesso) si rivolgono al privato. Nello stesso tempo continua ad aumentare il numero delle prescrizioni mediche, alimentando una pressione costante sul sistema
Sull’Ente bilaterale di categoria, che rimborsa spese sanitarie ai propri iscritti, non sussiste alcun obbligo di comunicazione ex art. 78, comma 25-bis, della Legge 413/1991. Questa è la conclusione raggiunta dall’Agenzia delle entrate, nella risposta a interpello 178/E/2026, nella quale l’istante si interrogava circa l’obbligatorietà, o meno, della comunicazione annuale all’Amministrazione finanziaria, relativo ai dati concernenti i rimborsi per spese sanitarie dei propri iscritti. In particolare, l’art. 78, comma 25-bis, della legge 413/1991, stabilisce l’obbligo, per enti, casse, società di mutuo soccorso, con fine esclusivamente assistenziale, di comunicare i dati relativi alle spese sanitarie rimborsate. La ratio è quella di evitare che il contribuente porti in detrazione o in deduzione una spesa sanitaria non rimasta a suo carico, nei casi in cui i contributi versati abbiano determinato un qualche beneficio fiscale per lo stesso
I giovani italiani non hanno ancora le idee troppo chiare sull’Intelligenza Artificiale: uno su due non sa bene che cosa sia, né ha una conoscenza completa dei prodotti e servizi legati a essa. Forse anche per questo, il loro atteggiamento nei confronti dell’IA rimane di moderata cautela, privo di inquietudini eccessive ma anche di grandi entusiasmi. Lo rivela Ipsos Monitor 2026, l’indagine annuale condotta su scala mondiale dalla multinazionale francese dei sondaggi, per capire come evolve nel mondo l’atteggiamento nei confronti del’IA.

Generali si riorganizza per preparare il prossimo ciclo strategico con una visione fino al 2030. Secondo quanto emerge, oggi il ceo Philippe Donnet dovrebbe portare al vaglio del consiglio la nuova organizzazione che toccherà tutti gli ambiti e i mercati del gruppo. A partire dalla prima linea. Giulio Terzariol, già direttore generale e deputy ceo del Leone, dovrebbe assumere anche le deleghe più rilevanti oggi in mano al general manager Marco Sesana, entrato nel 2013 nella compagnia triestina come chief operating officer di Generali Italia e in seguito salito ai vertici come general manager. A quanto risulta da fonti finanziarie, Sesana dovrebbe lasciare l’incarico a fine anno — dopo una risoluzione consensuale del rapporto — e accompagnare la transizione.
Il capitolo pensioni parte già con un’ipoteca di quasi 15 miliardi di euro di spesa indicati nel Documento programmatico di bilancio, che servono in gran parte per adeguare gli assegni all’inflazione. Spesa che potrebbe diminuire se ci fosse una stretta sul meccanismo, tornando per esempio alle percentuali di indicizzazione su tutto l’importo della pensione rispetto all’attuale meccanismo per fasce (100% fino a 4 volte il minimo, 90% tra 4 e 5 volte, 75% oltre). La Lega insiste per introdurre la pensione a 64 anni (ma tutta col contributivo) anche per chi ha cominciato a lavorare prima del 1996
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