Quasi 11 milioni di iscritti nel primo semestre 2026. Al convegno in Senato sulla sfida demografica, il confronto su educazione previdenziale, continuità dei versamenti e investimenti di lungo periodo
Crescono le dimensioni della previdenza complementare italiana, ma la partecipazione resta disomogenea. Nei primi sei mesi del 2026 le risorse destinate alle prestazioni hanno raggiunto 273,2 miliardi di euro, in aumento del 4,3% rispetto alla fine del 2025, con quasi 11 milioni di iscritti. A fine 2025, tuttavia, gli under 35 rappresentavano il 20,8% degli aderenti e le donne il 38,8%.
Sono i dati richiamati nel comunicato sul convegno «La sfida demografica. Ripensare Welfare e pensioni sostenibili per le future generazioni», ospitato nella Sala Zuccari del Senato. Al centro dell’incontro, l’ampliamento del secondo pilastro e le risposte all’invecchiamento della popolazione, alla denatalità e alla trasformazione dei percorsi lavorativi.
Durante i lavori è stato presentato il rapporto «La previdenza complementare: lo scenario evolutivo in Italia e nel contesto europeo», elaborato dal Gruppo Tecnico “Welfare del Futuro” con il supporto di Deloitte e Mefop come advisor tecnici. L’analisi prende in esame undici sistemi pensionistici europei per individuare le condizioni che favoriscono la partecipazione e valutare le prospettive di sviluppo in Italia.
Una delle questioni emerse riguarda la capacità degli strumenti previdenziali di accompagnare carriere discontinue, cambi di impiego e periodi di incertezza. Per le donne, il confronto ha richiamato anche il peso delle retribuzioni più basse e delle interruzioni lavorative legate ai carichi di cura, fattori che possono riflettersi sulla costruzione del risparmio pensionistico.
Educazione previdenziale ancora poco presente a scuola
Tra le priorità indicate figura l’educazione finanziaria e previdenziale, a partire dalla scuola e dall’ingresso nel mercato del lavoro. Secondo i dati riportati nel comunicato, soltanto il 13,2% dei docenti che ha svolto educazione finanziaria nelle 33 ore di educazione civica ha trattato la previdenza. La quota scende all’8,8% per le assicurazioni e al 5,8% per la digitalizzazione negli investimenti.
Il documento segnala inoltre che il 21% dei giovani indica social media e amici come primo impulso al risparmio pensionistico. Un dato che richiama l’importanza della qualità delle informazioni, senza dimostrare di per sé che tali canali conducano a decisioni inadeguate. Il comunicato non specifica la fonte originaria e la metodologia delle rilevazioni su docenti e giovani.
Maria Ida Germontani, che ha introdotto e coordinato i lavori, ha sottolineato la necessità di accompagnare le persone nelle diverse fasi della vita, aiutandole a comprendere gli strumenti disponibili e le modalità di pianificazione.
Investimenti nell’economia reale, con priorità agli aderenti
Il confronto ha affrontato anche il ruolo dei fondi pensione come investitori di lungo periodo. Giovanni Maggi, presidente di Assofondipensione, ha richiamato la possibilità di sostenere imprese, infrastrutture e progetti di sviluppo, mantenendo come obiettivo la costruzione di prestazioni future adeguate.
L’investimento nell’economia reale è stato quindi collegato alla necessità di rispettare prudenza, diversificazione e coerenza tra rischio, rendimento e impegni verso gli iscritti. L’ampliamento della platea e delle risorse non sostituisce la valutazione della qualità degli investimenti e della loro gestione.
© Riproduzione riservata
