Il punteggio complessivo sale a 57,4 su 100, ma peggiora la tenuta di lungo periodo. Il rapporto approfondisce gli effetti dell’invecchiamento su finanziamento delle prestazioni, strategie di investimento e flessibilità del pensionamento

Il sistema pensionistico italiano si colloca al 41° posto tra i 55 esaminati dal Marsh CFA Institute Global Pension Index 2026, con un punteggio di 57,4 su 100, in lieve aumento rispetto ai 57,0 del 2025. Resta confermato il grado C, attribuito ai sistemi che presentano elementi positivi, ma anche rischi o carenze rilevanti da affrontare. Il miglioramento dell’adeguatezza delle prestazioni e dell’integrità del sistema compensa il peggioramento della sostenibilità, che rimane il principale punto debole italiano.

La diciottesima edizione dell’indice confronta sistemi rappresentativi del 66% della popolazione mondiale, attraverso oltre 50 indicatori. Il punteggio finale deriva da tre sottoindici: adeguatezza, con un peso del 40%; sostenibilità, pari al 35%; integrità, per il restante 25%. Nel 2026 il perimetro si amplia con l’ingresso di Repubblica Dominicana, Kenya e Qatar.

Italia: migliorano le prestazioni, arretra la tenuta nel tempo

L’adeguatezza italiana sale da 69,4 a 70,9 punti. Il parametro valuta la capacità di assicurare redditi pensionistici sufficienti, considerando non soltanto le prestazioni, ma anche caratteristiche del sistema, risparmio e sostegno pubblico. Secondo il report, contribuiscono positivamente il tasso di sostituzione, ossia il rapporto tra pensione e reddito da lavoro, la trasferibilità delle posizioni nella previdenza privata e i meccanismi di rivalutazione dei contributi.

La sostenibilità scende invece da 27,9 a 27,0 punti e ricade nella fascia E del singolo sottoindice, distinta dal grado C complessivo. Nel confronto europeo riportato nel comunicato, l’Italia resta penultima, davanti all’Austria, che nel rapporto ottiene 23,9 punti. Le criticità indicate riguardano debito pubblico, spesa pensionistica, bassa crescita reale dell’economia e limitata diffusione della previdenza complementare.

 

L’integrità cresce da 77,8 a 78,3 punti. Il sottoindice considera regolamentazione, governance, protezione degli aderenti, comunicazione e costi operativi: non costituisce quindi una semplice misurazione della fiducia dichiarata dai cittadini. Marsh richiama, tra i fattori favorevoli, la vigilanza COVIP, i requisiti degli organi dei fondi, gli obblighi informativi e la possibilità di consultare online la posizione individuale.

IndicatoreItalia 2025Italia 2026Media dei 55 sistemi nel 2026
Punteggio complessivo57,057,465,3
Adeguatezza69,470,966,5
Sostenibilità27,927,055,4
Integrità77,878,377,2

Fonte: tabelle dei risultati e del confronto annuale del rapporto.

L’Italia presenta dunque valori superiori alla media globale per adeguatezza e integrità, ma un risultato sulla sostenibilità inferiore alla metà della media dei sistemi esaminati. Rispetto alle medie europee indicate nel comunicato — rispettivamente 75,0, 55,1 e 81,8 punti — rimane invece al di sotto in tutte e tre le dimensioni.

La pressione demografica: per l’Italia un rapporto di dipendenza al 57%

Il capitolo monografico del rapporto approfondisce gli effetti del calo della natalità e dell’aumento della longevità. Tra i 55 sistemi analizzati, 43 presentano un tasso di fecondità inferiore a 2,1 figli per donna, soglia di sostituzione demografica richiamata nello studio, e 23 sono sotto 1,5.

Per descrivere l’invecchiamento, gli autori affiancano al tradizionale rapporto tra popolazione di almeno 65 anni e persone tra 15 e 64 anni un indicatore che confronta gli ultrasettantenni con la popolazione tra 20 e 69 anni. Questa seconda misura tiene conto del prolungamento dell’istruzione e della maggiore partecipazione al lavoro nelle età avanzate.

Su tale base, il rapporto segnala per l’Italia un valore previsto del 57% a un orizzonte di circa trent’anni, contro il 37% medio delle regioni più sviluppate. Il dato italiano indica 57 persone di almeno 70 anni ogni 100 persone tra 20 e 69 anni: è un rapporto demografico, non una misura diretta del numero di pensionati rispetto agli occupati o ai contribuenti. Le proiezioni utilizzano lo scenario intermedio di fecondità delle Nazioni Unite.

Previdenza complementare e finanziamento delle prestazioni

Per l’Italia, il report individua quattro priorità: ampliare la partecipazione alla previdenza complementare e gli attivi accumulati; favorire la permanenza nel mercato del lavoro nelle età avanzate; limitare l’utilizzo del risparmio previdenziale prima del pensionamento; ridurre debito e spesa pensionistica pubblica in rapporto al PIL. Si tratta delle indicazioni formulate dai promotori dello studio, non di misure già adottate.

Il rapporto generale sottolinea che l’invecchiamento interessa sia i sistemi a ripartizione sia quelli a capitalizzazione. Nei primi, la riduzione relativa della popolazione lavorativa accresce la pressione sul finanziamento delle prestazioni correnti. Nei secondi, rendimenti inferiori alle attese possono creare squilibri negli schemi a prestazione definita o ridurre le prestazioni negli schemi a contribuzione definita. Secondo gli autori, le pressioni più intense riguarderanno comunque i sistemi privi di riserve a copertura degli impegni, se non adeguatamente riformati.

L’impatto su fondi pensione e prodotti assicurativi

L’aumento degli aderenti in pensionamento può portare, in molti fondi, a uscite per prestazioni superiori alle nuove contribuzioni. Il rapporto evidenzia le conseguenze sulle strategie di investimento: diventano più rilevanti la liquidità e il rischio legato alla sequenza dei rendimenti, cioè all’effetto che risultati negativi nelle fasi di prelievo possono avere sulla durata del capitale disponibile.

Tra le possibili evoluzioni, gli autori indicano un maggiore ricorso al trasferimento delle passività dei piani a prestazione definita alle assicurazioni, prodotti che offrano protezione dal rischio di longevità e strategie di investimento lungo il ciclo di vita estese anche alla fase di pensionamento.

La maggiore flessibilità delle prestazioni richiede tuttavia cautele tecniche. Consentire la sospensione e la successiva ripresa di una rendita vitalizia può modificare le ipotesi di mutualizzazione utilizzate nel calcolo attuariale e introdurre selezione avversa. Per questo, il rapporto suggerisce di valutare inizialmente tale flessibilità nei prodotti di prelievo collegati agli investimenti che non condividono il rischio di longevità tra gli aderenti.

I risultati internazionali e i limiti della classifica

I Paesi Bassi mantengono il punteggio più alto, con 85,8, seguiti da Danimarca, con 84,1, e Islanda, con 84,0. Completano il gruppo di grado A Singapore, Israele e Australia, che raggiunge questa fascia per la prima volta con 80,6 punti.

Gli stessi autori invitano però a non interpretare la graduatoria come una misura assoluta: differenze inferiori a due o tre punti non consentono di affermare in modo definitivo la superiorità di un sistema. Inoltre, le variazioni annuali riflettono non soltanto riforme, ma anche aggiornamenti dei dati e modifiche metodologiche.

Nel 2026, ad esempio, la valutazione del tasso netto di sostituzione considera anche il reddito disponibile a 80 anni, con un peso del 25%, oltre a quello all’ingresso in pensione, cui è attribuito il 75%. Nell’integrità entrano la disponibilità di applicazioni per gli aderenti e una maggiore ponderazione degli indicatori sulla sicurezza informatica e sulla segnalazione delle violazioni dei dati. Il confronto con il 2025 va quindi letto tenendo conto anche di questi cambiamenti.

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