Le temperature estreme dell’estate 2026 potrebbero ridurre il PIL dei 30 Paesi europei analizzati dello 0,46%. Per l’Italia l’impatto stimato è di 27,8 miliardi di euro. Il nuovo Allianz Climate Economics Report analizza i costi economici del rischio climatico e le prospettive per il 2027

Le ondate di calore che hanno interessato l’Europa durante l’estate 2026 potrebbero determinare perdite di produzione economica per 113 miliardi di euro, equivalenti allo 0,46% del PIL complessivo previsto per i 30 Paesi analizzati. È quanto emerge dall’Allianz Climate Economics Report 2026: A Year of Escalating Costs, il nuovo studio annuale di Allianz Research.

L’Italia risulta il Paese maggiormente colpito in termini assoluti, con una perdita stimata di 27,8 miliardi di euro, davanti alla Germania (25 miliardi) e alla Francia (20,1 miliardi). Insieme, queste tre economie rappresentano quasi due terzi delle perdite complessive. Considerando anche Belgio (9,4 miliardi) e Paesi Bassi (9,2 miliardi), la quota raggiunge l’81%.

Le cifre non rappresentano danni materiali già contabilizzati, ma stime della riduzione della produzione economica annuale associata all’esposizione al caldo estremo, calcolate attraverso il modello sviluppato da Allianz Research.

L’impatto delle ondate di calore

Per valutare le conseguenze delle ondate di calore, Allianz Research ha considerato, per ciascun Paese, i cinque giorni consecutivi caratterizzati dal maggiore stress termico tra giugno e agosto 2026, tenendo conto della temperatura, dell’umidità e della distribuzione della popolazione.

Le condizioni più intense si sono manifestate in momenti differenti: a fine giugno in Francia, Germania e Belgio, a luglio in Italia e Grecia, ad agosto in Spagna, Portogallo e Cipro.

Secondo le elaborazioni, l’Italia registra una riduzione stimata della crescita annuale del PIL di 1,19 punti percentuali, contro gli 0,54 punti della Germania.

In termini di impatto sulla crescita, il Paese maggiormente penalizzato è però Cipro, con una riduzione di 1,74 punti percentuali, seguito dal Belgio (1,41), dall’Italia (1,19), dalla Croazia (1,08) e dalla Grecia (1,03).

Lo studio evidenzia inoltre che la temperatura dell’aria non è sufficiente, da sola, a misurare le conseguenze economiche delle ondate di calore. L’umidità rappresenta un fattore determinante perché limita la capacità del corpo umano di disperdere calore e può amplificare gli effetti sulle attività produttive.

Il confronto tra Italia e Ungheria è significativo: durante i periodi analizzati, la temperatura media dell’aria ponderata per popolazione è stata di 30,8°C in Italia e di 34,6°C in Ungheria. Tuttavia, la maggiore umidità italiana ha determinato uno stress termico più elevato e un impatto stimato sulla crescita più che doppio rispetto a quello ungherese.

Il caldo può infatti ridurre la produttività anche in assenza di danni visibili a edifici e macchinari, attraverso il rallentamento dell’attività lavorativa, la necessità di pause più frequenti e l’aumento delle assenze.

Nel 2025 perdite globali per 210 miliardi di dollari

Il rapporto analizza anche l’andamento delle catastrofi naturali nel 2025, quando le perdite economiche mondiali provocate dagli eventi meteorologici estremi hanno raggiunto 210 miliardi di dollari, in diminuzione del 32% rispetto ai 307 miliardi del 2024.

Il dato rimane tuttavia superiore del 20% alla media annua del periodo 2000-2019, pari a 176 miliardi di dollari.

Le perdite assicurate sono ammontate a 79 miliardi di dollari, rispetto ai 97 miliardi del 2024. La quota dei danni coperta dalle assicurazioni è così salita dal 32% al 38%, mentre il divario di protezione assicurativa si è attestato a circa 131 miliardi di dollari.

Allianz Research sottolinea che l’aumento della percentuale di danni assicurati non indica necessariamente un miglioramento strutturale della copertura, poiché dipende anche dalla distribuzione geografica e dalla tipologia degli eventi verificatisi.

Nel periodo 2020-2025, le perdite economiche annue medie hanno raggiunto 271 miliardi di dollari, il 54% in più rispetto alla media del ventennio precedente. Nello stesso periodo, le perdite assicurate sono aumentate del 76%, raggiungendo una media annua di 89 miliardi.

Il rischio El Niño nel 2027

Le prospettive per il 2027 indicano un ulteriore rischio per l’economia mondiale, legato al rafforzamento del fenomeno climatico El Niño, destinato ad aggiungersi temporaneamente alla tendenza di riscaldamento globale di lungo periodo.

Secondo lo scenario elaborato da Allianz Research, gli effetti delle variazioni di temperatura associate a El Niño potrebbero generare una perdita netta di produzione economica mondiale di 451 miliardi di dollari nel 2027, equivalente allo 0,24% del PIL previsto per le 144 economie considerate.

Le perdite monetarie maggiori riguarderebbero Cina (147 miliardi di dollari), Stati Uniti (91 miliardi) e India (50 miliardi), che insieme rappresenterebbero quasi il 60% delle perdite lorde.

Per i 27 Paesi dell’Unione europea, la perdita netta stimata ammonterebbe a circa 24 miliardi di dollari, pari allo 0,09% del PIL previsto. L’Italia figurerebbe tra le economie europee più esposte, con una perdita stimata di circa 7 miliardi di dollari.

Gli effetti potrebbero riguardare anche l’inflazione. A livello globale, lo scenario indica un aumento medio di 0,42 punti percentuali dell’inflazione generale e di 0,65 punti di quella alimentare. Per l’Unione europea gli incrementi stimati sarebbero rispettivamente di 0,31 e 0,50 punti percentuali.

Si tratta di simulazioni relative al solo impatto delle temperature, che non comprendono eventuali ulteriori danni derivanti da inondazioni, siccità, incendi e altri fenomeni estremi.

Prevenzione e adattamento

Un’altra conclusione del rapporto riguarda il ruolo degli investimenti nella prevenzione e nell’adattamento climatico.

L’analisi delle catastrofi del 2025 e del 2026 mostra come i Paesi dotati di sistemi di allerta, strumenti di finanziamento predisposti in anticipo e procedure di risposta definite siano risultati meglio attrezzati per affrontare gli eventi estremi rispetto a quelli maggiormente dipendenti dagli interventi successivi alle calamità.

Tra gli esempi esaminati figurano i programmi di prevenzione degli incendi in Australia, Cile e Canada, i sistemi di allerta e mappatura del rischio in Marocco e i meccanismi di finanziamento preventivo adottati in Honduras.

In Europa, il rapporto segnala il rafforzamento delle politiche dedicate al caldo estremo, agli incendi e alla resilienza idrica, compreso uno strumento della Banca europea per gli investimenti da 15 miliardi di euro per il periodo 2025-2027.

Il messaggio che emerge dall’analisi di Allianz Research è che la resilienza economica dipende sempre più dalla capacità di anticipare il rischio, attraverso investimenti continuativi nella prevenzione, strumenti finanziari disponibili prima delle emergenze e una chiara attribuzione delle responsabilità.

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