Il fenomeno El Niño del 2026 potrebbe modificare il rischio di catastrofi naturali in diverse regioni e per differenti tipologie di eventi, con conseguenze per assicuratori e riassicuratori chiamati a valutare i potenziali cambiamenti nelle perdite assicurate, nell’accumulo delle esposizioni e nella diversificazione dei portafogli. È quanto emerge da un’analisi di Moody’s.
L’ultima valutazione della società esamina come El Niño, la fase calda dell’oscillazione climatica El Niño-Southern Oscillation (ENSO), possa influenzare le condizioni meteorologiche ben oltre il Pacifico tropicale, modificando le temperature superficiali del mare, gli alisei e la circolazione atmosferica. Questi cambiamenti possono incidere sulle temperature regionali, sulle precipitazioni e sull’attività delle tempeste attraverso alterazioni dei principali schemi di circolazione atmosferica.
Per il mercato assicurativo, l’aspetto più rilevante è che gli effetti non sono uniformi. Secondo Moody’s, El Niño può aumentare il rischio associato a una determinata tipologia di evento e, contemporaneamente, ridurre l’esposizione a un’altra, modificando potenzialmente il profilo complessivo delle perdite di un portafoglio assicurativo o riassicurativo.
In Australia, ad esempio, El Niño tende a favorire condizioni più calde e secche, aumentando di oltre il 50% il rischio di incendi boschivi rispetto agli anni in cui il fenomeno non si manifesta, mentre può contribuire a ridurre il rischio di cicloni tropicali.
Moody’s spiega che questa interazione tra diversi rischi è particolarmente importante nella modellizzazione delle catastrofi naturali, poiché uno stesso anno di simulazione può comprendere un evento El Niño che aumenta il rischio di incendi boschivi e, al tempo stesso, riduce quello di cicloni tropicali, inondazioni, vento e mareggiate.
Secondo la società, analizzare separatamente le singole tipologie di rischio può quindi impedire di cogliere le interazioni tra gli eventi nelle diverse aree geografiche e nel corso del tempo.
L’attuale episodio di El Niño è stato confermato a giugno dalla National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), quando le temperature superficiali del Pacifico, insolitamente elevate, sono risultate coerenti con la presenza del fenomeno. Moody’s osserva che da allora El Niño si è ulteriormente intensificato.
La società rileva inoltre che la stagione degli uragani nell’Atlantico settentrionale è stata finora relativamente poco attiva, mentre nel Pacifico settentrionale orientale e centrale l’attività è risultata superiore alla media.
Moody’s prevede che un wind shear verticale superiore alla media, ossia una marcata variazione della velocità o della direzione del vento con l’altitudine, continuerà a limitare la formazione di cicloni tropicali nell’Atlantico settentrionale fino alla conclusione della stagione.
Tuttavia, le temperature insolitamente elevate delle acque atlantiche potrebbero favorire una rapida intensificazione degli uragani qualora si formassero. Una stagione relativamente tranquilla non esclude quindi la possibilità di eventi capaci di provocare perdite assicurate significative.
Secondo Moody’s, le stagioni degli uragani nell’Atlantico settentrionale associate a El Niño hanno generalmente prodotto perdite assicurate complessive inferiori alla media annua di lungo periodo stimata dai modelli, mentre quelle associate a La Niña hanno registrato perdite tendenzialmente superiori. La società sottolinea tuttavia che anche un singolo uragano che raggiunge la terraferma può generare danni ingenti, indipendentemente dalla fase del ciclo ENSO.
Le conseguenze di El Niño si estendono anche al di fuori degli Stati Uniti. Secondo Moody’s, il fenomeno dovrebbe contribuire a condizioni monsoniche più secche in Asia, con possibili ripercussioni sulla produzione agricola, comprese le rese del riso e dell’olio di palma.
In Europa, gli effetti sono generalmente più indiretti, anche se, secondo la società, il riscaldamento climatico di fondo potrebbe aver amplificato le ondate di calore e contribuito ai gravi incendi boschivi verificatisi in Francia e Spagna.
L’Australia presenta invece una situazione più insolita. Moody’s rileva che il Paese sta attraversando l’anno con El Niño più piovoso mai registrato, nonostante il fenomeno sia normalmente associato a condizioni più secche. Secondo la società, l’impatto finale rimane incerto, poiché l’episodio attuale dovrebbe raggiungere il suo picco nei prossimi mesi. Per assicuratori e riassicuratori australiani, il possibile passaggio da condizioni insolitamente piovose a un periodo più caldo e secco potrebbe avere conseguenze rilevanti. Sebbene l’aumento delle precipitazioni possa ridurre nel breve periodo il rischio di incendi boschivi, Moody’s osserva che il passaggio da condizioni molto umide a condizioni estremamente secche può aumentare il rischio di incendi di grandi dimensioni, a causa dell’accumulo di vegetazione combustibile, soprattutto in presenza di temperature superiori alla norma.
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