Il ransomware rimane una fonte persistente di richieste di risarcimento e perdite, anche se i criminali informatici hanno modificato le loro strategie di gestione dei dati, secondo quanto affermato dagli esperti del settore.

I cybercriminali stanno passando a smistare e setacciare i dati alla ricerca di informazioni sulla «vittima», anziché limitarsi a crittografarli, utilizzando l’intelligenza artificiale per potenziare le loro attività, secondo quanto emerso da una tavola rotonda tenutasi al NetDilligence Cyber Risk Summit.

In particolare, l’analisi dei dati rubati può guidare gli aggressori nel personalizzare le violazioni per ottenere il massimo effetto. Inoltre, grazie all’uso dell’AI i criminali informatici sono anche molto più veloci nell’individuare e-mail compromettenti o transazioni sensibili in cui l’azienda è stata coinvolta.

L’intelligenza artificiale, infatti, ha anche ridotto notevolmente il «tempo di permanenza», ovvero il tempo che un aggressore trascorre in un sistema compromesso, che in alcuni casi si è addirittura ridotto da giorni a poche ore.

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