Nel 2025 nuovo massimo della longevità. Salgono anche gli anni attesi in buona salute, mentre quasi la metà degli ultrasettantacinquenni presenta multicronicità o gravi limitazioni.
La speranza di vita in Italia raggiunge un nuovo massimo storico: nel 2025 sale a 83,7 anni, due decimi in più rispetto al 2024 e 1,1 anni sopra il livello del 2014. Secondo le stime provvisorie contenute nel Rapporto Bes 2026 dell’Istat (Il Benessere Equo e Sostenibile in Italia – Edizione 2026), la vita media attesa arriva a 81,7 anni per gli uomini e a 85,7 per le donne. Il miglioramento della sopravvivenza si accompagna a una ripresa degli anni vissuti in buona salute, ma non cancella le differenze territoriali e di genere.
Dopo quattro anni consecutivi di diminuzione, la speranza di vita in buona salute alla nascita risale a 59,1 anni, contro i 58,2 del 2024. Il dato resta distinto da quello della longevità complessiva: misura gli anni attesi in condizioni di salute percepite come buone, non la semplice assenza di una diagnosi.
Le donne continuano a vivere più a lungo, ma presentano un’aspettativa di vita in buona salute inferiore: 58 anni, contro i 60,2 degli uomini. Migliora anche la speranza di vita senza limitazioni nelle attività abituali a 65 anni, che passa da 10,4 anni nel 2024 a 10,8 nel 2025, rispetto ai 9,6 del 2014.
Il divario geografico rimane marcato
La speranza di vita alla nascita è di 84,2 anni nel Nord, 84 nel Centro e 82,8 nel Mezzogiorno. La distanza tra Centro-nord e Mezzogiorno si è ampliata rispetto al 2004, quando era pari a circa sette decimi di anno.
Ancora più ampie le differenze negli anni attesi in buona salute: si passa dai 67,9 della provincia autonoma di Bolzano ai 52,6 della Calabria. Per la longevità complessiva, invece, il valore più elevato si registra nella provincia autonoma di Trento, con 85 anni, mentre la Campania si ferma a 82,1.
Cronicità e prevenzione restano centrali
Nel 2025 il 47,2% delle persone di almeno 75 anni presenta multicronicità o gravi limitazioni: una quota stabile rispetto al 2024, ma inferiore al 51,9% del 2014.
Gli indicatori sugli stili di vita restituiscono un quadro non uniforme. La sedentarietà diminuisce dal 32,7% al 29,8% nell’ultimo anno, mentre l’eccesso di peso interessa il 44,7% degli adulti. L’obesità, all’11,1%, è più diffusa rispetto al 2014, quando riguardava il 10%. L’allungamento della vita si accompagna quindi a progressi nell’autonomia, ma lascia aperto il tema della prevenzione e della gestione dei bisogni legati all’invecchiamento.
© Riproduzione riservata


