I ritardi nei pagamenti continuano a mettere sotto pressione le imprese francesi e tedesche. Nel 2026 il fenomeno ha interessato l’89% delle aziende in Francia, la quota più alta mai rilevata dall’indagine, e l’82% di quelle in Germania, il livello massimo dal 2019. È quanto emerge dalle indagini di Coface sui comportamenti di pagamento delle imprese nei due Paesi, condotte rispettivamente su 690 e 503 aziende.

Nonostante il quadro comune, le dinamiche presentano alcune differenze. In Francia, oltre ad aumentare la diffusione dei ritardi, si allungano anche i tempi di pagamento, mentre in Germania la durata media dei ritardi si è ridotta, sebbene una quota crescente di aziende continui a registrare difficoltà negli incassi.

Nel dettaglio, in Francia la percentuale di imprese che ha subito pagamenti in ritardo è passata dall’82% del 2023 all’85% del 2024, fino all’86% del 2025 e all’89% del 2026. La durata media dei ritardi ha raggiunto i 41,2 giorni, rispetto ai 39,5 del 2025 e ai 37,6 del 2023. A risentirne maggiormente sono le microimprese, per le quali i ritardi arrivano in media a 46 giorni, contro i 39 delle PMI e i 36 delle aziende di medie e grandi dimensioni. Il 58% delle microimprese considera inoltre l’impatto dei ritardi sulla propria liquidità molto significativo o critico.

In Germania, invece, la quota di aziende interessate dai ritardi è salita dall’81% del 2025 all’82% del 2026, mentre la durata media è scesa da 31,8 a 30,2 giorni. Le imprese tedesche stanno inoltre accorciando i termini di pagamento concessi ai clienti, passati da 32,5 a 30,6 giorni, il livello più basso dal 2017. Permangono tuttavia differenze significative tra i settori: nell’automotive i ritardi raggiungono in media 45 giorni, rispetto ai 32,1 del 2025, mentre nel comparto carta e packaging si attestano a 19,5 giorni.

In entrambi i mercati, le difficoltà finanziarie dei clienti rappresentano la principale causa dei ritardi. In Francia sono indicate dal 47% delle imprese intervistate, davanti ai problemi organizzativi (21%) e ai ritardi intenzionali non legati a difficoltà economiche (19%). In Germania emerge inoltre il rischio di un effetto domino lungo le filiere: il 33% delle aziende indica, tra le cause delle difficoltà finanziarie dei propri clienti, i ritardi nei pagamenti subiti a loro volta da questi ultimi, rispetto al 23% dell’anno precedente.

A preoccupare è anche l’andamento delle insolvenze aziendali, in crescita in entrambi i Paesi. Nei primi sette mesi del 2026, in Francia ne sono state registrate 43.282, il 6% in più rispetto allo stesso periodo del 2025 e il 46% in più rispetto al 2019. Coface prevede un aumento complessivo del 7% nel 2026 e un ulteriore incremento del 9% nel 2027. In Germania, dove le insolvenze crescono dal 2022, è atteso un aumento del 5% nel 2026. Il 15% delle imprese tedesche segnala inoltre che i pagamenti scaduti da 6 a 24 mesi rappresentano almeno il 2% del fatturato annuo, contro il 12% dell’anno precedente.

Le prospettive per il 2027 evidenziano però un diverso clima di fiducia. In Francia il 56% delle imprese prevede un peggioramento della propria attività, rispetto al 49% rilevato un anno prima, mentre soltanto il 9% si aspetta un miglioramento. A pesare sulle aspettative sono soprattutto il contesto politico e sociale nazionale, le tensioni geopolitiche e l’andamento dei prezzi delle materie prime.

In Germania, al contrario, il 25% delle aziende prevede condizioni di business più favorevoli nel 2027, mentre il 15% si aspetta un peggioramento e il 45% una situazione sostanzialmente invariata. La fiducia si concentra soprattutto sul mercato interno, indicato dal 74% delle imprese come quello con le maggiori opportunità di business. Nonostante le aspettative più favorevoli, secondo Coface il rischio di ritardi o mancati pagamenti rimarrà elevato anche nel prossimo anno.

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