La manovra 2027 prevede una posizione individuale di risparmio alimentata fino alla maggiore età, con la possibilità di versamenti familiari agevolati. Sul ruolo dell’INPS e sulla destinazione delle somme si apre il confronto con il settore assicurativo.
Una posizione individuale di risparmio per ogni nuovo nato dal 2027, con un contributo statale di 100 euro all’anno fino alla maggiore età e la possibilità per i familiari di integrare l’accantonamento. È la misura prevista dal disegno di legge di bilancio approvato dal Consiglio dei ministri il 28 ottobre. Il Governo la presenta come un fondo per la natalità e annuncia una specifica detrazione fiscale per i versamenti familiari. Trattandosi di un disegno di legge, la disciplina dovrà ora passare all’esame del Parlamento.
Il progetto viene descritto come un salvadanaio previdenziale, ma il suo utilizzo non sarebbe necessariamente vincolato alla pensione. È proprio su destinazione delle risorse e gestione delle posizioni che emergono le principali differenze tra l’impostazione illustrata dal Governo e quella sostenuta dall’industria assicurativa.
Nella stessa giornata, il presidente dell’ANIA Giovanni Liverani è intervenuto a Roma al convegno «Previdenza universale: un salvadanaio per le nuove generazioni», sostenendo l’avvio dello strumento ma chiedendo che la gestione non sia riservata a un unico soggetto pubblico. Il confronto riguarda sia gli operatori coinvolti sia la finalità del nuovo accantonamento: risparmio utilizzabile all’ingresso nell’età adulta oppure previdenza integrativa fin dalla nascita.
Il contributo pubblico e il ruolo dell’INPS
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha spiegato che sarà l’INPS ad aprire le posizioni. Il contributo pubblico raggiungerebbe complessivamente 1.800 euro per ciascun beneficiario nell’arco dei diciotto anni, ai quali potrebbero aggiungersi i versamenti dei familiari. Le somme sarebbero non tassabili, non pignorabili e indisponibili fino alla maggiore età, salvo emergenze straordinarie autorizzate dal giudice tutelare. A diciotto anni il beneficiario potrebbe utilizzarle per gli studi universitari, per avviare un’attività oppure mantenerle con una finalità di previdenza complementare.
Perimetro delle tutele, modalità di gestione e condizioni di utilizzo andranno poi verificati nel testo del disegno di legge e nella disciplina definitiva.
ANIA: sì all’iniziativa, ma senza esclusiva pubblica
Nel suo intervento al convegno, Liverani ha indicato la concorrenza come una condizione essenziale per lo sviluppo del progetto. «È di fondamentale importanza, a nostro avviso, che questa iniziativa non sia gestita in via esclusiva da un solo soggetto pubblico, ma da un sistema di più attori in concorrenza tra di loro», ha affermato.
La richiesta dell’ANIA è lasciare al cittadino una possibilità di scelta tra diverse soluzioni previdenziali, comprese quelle offerte da fondi pensione e assicurazioni. Secondo Liverani, il confronto tra modelli può favorire efficienza dei costi, rendimenti e innovazione dei prodotti. In un’intervista a MF-Milano Finanza, il presidente aveva inoltre proposto di limitare il ruolo dell’INPS alla raccolta delle adesioni.
L’intervento si inserisce nella proposta associativa di ampliare progressivamente l’accesso alla previdenza complementare. Liverani ha richiamato una quota di adesione ai fondi pensione pari al 38% dei lavoratori, sostenendo la necessità di affiancare agli incentivi fiscali una maggiore diffusione della conoscenza degli strumenti previdenziali.
Secondo il presidente dell’ANIA, longevità, denatalità e difficoltà dei giovani nel costruire carriere contributive continue rendono necessario avviare prima l’accantonamento. Il sostegno pubblico iniziale e gli eventuali contributi familiari potrebbero, nella sua impostazione, favorire sia la formazione di un capitale sia la familiarità con la previdenza integrativa.
Liverani ha ricordato che l’ANIA aveva proposto, all’assemblea di luglio, un «Bonus Previdenza» per i diciottenni, esprimendo poi sostegno all’ipotesi di un salvadanaio per i neonati avanzata dai presidenti di COVIP e INPS, Mario Pepe e Gabriele Fava. Il punto comune è anticipare l’avvio del percorso previdenziale, coinvolgendo anche le generazioni che dispongono già di redditi e risparmi.
Risparmio per l’autonomia o previdenza fin dalla nascita?
Resta una differenza sostanziale tra le impostazioni illustrate. Nella presentazione della premier, il capitale sarebbe disponibile a diciotto anni anche per esigenze diverse dalla pensione. La proposta dell’ANIA ha invece una destinazione propriamente previdenziale: nell’intervista a MF-Milano Finanza, Liverani ha indicato tra i criteri l’indisponibilità delle somme prima del pensionamento, la trasferibilità della posizione e investimenti di tipo life cycle, calibrati sull’orizzonte temporale.
La distinzione non è soltanto terminologica. La possibilità di utilizzare il capitale alla maggiore età oppure di mantenerlo fino alla pensione comporta esigenze diverse di liquidità, durata degli investimenti e gestione del rischio. È quindi uno degli aspetti centrali da definire nell’architettura dello strumento.
Al convegno, Liverani ha collegato lo sviluppo della previdenza complementare anche alla disponibilità di risorse di lungo periodo per l’economia. I capitali accumulati nei fondi pensione e nelle gestioni assicurative rappresentano, ha sostenuto, un «risparmio paziente» che, con adeguati incentivi e regole, potrebbe sostenere transizione energetica, digitalizzazione e infrastrutture.
Il presidente dell’ANIA ha infine chiesto condizioni normative e fiscali stabili, contrapponendo i progetti previdenziali di sistema ai prelievi straordinari sul settore assicurativo. La posizione dell’associazione è che il contributo delle compagnie debba essere valorizzato nella costruzione di tutele di lungo periodo, in collaborazione con la previdenza pubblica.
© Riproduzione riservata
