di Francesco Sottile

L’invecchiamento della popolazione è destinato a diventare uno dei principali fattori di trasformazione del mercato assicurativo nei prossimi decenni. Da questo punto di vista il Giappone rappresenta un osservatorio privilegiato: con quasi il 30% della popolazione oltre i 65 anni, il Paese sta affrontando oggi sfide che interesseranno sempre più anche l’Europa e l’Italia.

La particolarità del caso giapponese non riguarda soltanto la dimensione del fenomeno demografico, ma il modo in cui alcune compagnie hanno scelto di affrontarlo. Anziché limitarsi a sviluppare nuove coperture assicurative, diversi operatori stanno entrando direttamente nel settore della Long Term Care, integrando assicurazione, assistenza e servizi di cura.

Una strategia che potrebbe offrire indicazioni importanti anche al mercato italiano.

Quando l’assicuratore entra nell’assistenza

La svolta prende forma dopo l’introduzione, nel 2000, del sistema nazionale giapponese di Long Term Care Insurance, che consente anche agli operatori privati di fornire servizi assistenziali finanziati attraverso il sistema pubblico.

In questo contesto, Nippon Life ha compiuto una delle operazioni più significative degli ultimi anni acquisendo nel 2024 Nichii Holdings, tra i principali operatori giapponesi dell’assistenza agli anziani, per circa 210 miliardi di yen. Successivamente il gruppo ha rafforzato la propria presenza nel settore dei dati sanitari attraverso l’integrazione di Medical Data Vision, costruendo un ecosistema che unisce servizi assistenziali, dati clinici e attività assicurative.

Anche SOMPO Holdings, attraverso SOMPO Care, ha sviluppato una vasta rete di strutture residenziali, servizi domiciliari e programmi di assistenza territoriale, accompagnando tale crescita con investimenti in monitoraggio remoto, digitalizzazione e supporto tecnologico ai caregiver.

È tuttavia opportuno ricordare che questa evoluzione è stata favorita da un quadro normativo specifico. Il sistema LTC giapponese attribuisce infatti un ruolo rilevante agli operatori privati nell’erogazione dei servizi assistenziali, creando condizioni che differiscono significativamente da quelle esistenti in Italia.

Rispetto al Giappone, il mercato italiano si trova ancora in una fase prevalentemente assicurativa. Le compagnie operano soprattutto attraverso polizze Long Term Care, programmi di welfare aziendale, fondi sanitari e convenzioni con network di strutture sanitarie, mentre risultano ancora limitate le esperienze di integrazione diretta con il mondo dell’assistenza agli anziani.

Un tema che riguarda sempre più da vicino l’Italia

Le dinamiche demografiche italiane rendono il tema particolarmente rilevante.

Secondo i dati ISTAT, al 1° gennaio 2025 gli over 65 rappresentavano il 24,7% della popolazione, pari a circa 14,5 milioni di persone, mentre gli ultraottantenni hanno raggiunto quota 4,6 milioni.

Parallelamente crescono i bisogni assistenziali. Le più recenti analisi stimano circa 4 milioni di anziani non autosufficienti, numero destinato ad aumentare nei prossimi decenni.

Anche la sostenibilità finanziaria rappresenta una questione centrale. La spesa pubblica per la Long Term Care è pari a circa l’1,7% del PIL e, secondo le proiezioni della Ragioneria Generale dello Stato, potrebbe aumentare fino al 2,5% entro il 2070.

Nonostante la crescente rilevanza del fenomeno, la diffusione delle coperture Long Term Care rimane ancora contenuta rispetto alla dimensione potenziale del rischio. Lo sviluppo del mercato è avvenuto prevalentemente attraverso il welfare aziendale, i fondi sanitari e le coperture collettive, mentre le soluzioni individuali continuano a mostrare livelli di penetrazione limitati.

Questo divario tra bisogni assistenziali emergenti e diffusione delle coperture contribuisce a spiegare perché le esperienze sviluppate in Giappone siano osservate con crescente interesse dagli operatori del settore.

Dove si giocherà la partita della Long Term Care

In questo scenario, la Long Term Care non rappresenta soltanto una sfida, ma una delle principali opportunità di sviluppo per il settore assicurativo.

La crescente percezione del rischio crea infatti uno spazio significativo per nuove soluzioni di protezione. Secondo il Censis, il 78,5% degli italiani teme di non poter contare su adeguati servizi assistenziali in caso di non autosufficienza, mentre oltre la metà dichiara di essere disponibile a investire risorse economiche aggiuntive per tutelarsi.

Allo stesso tempo, la domanda assicurativa continua a scontrarsi con una limitata percezione individuale del rischio. La non autosufficienza viene spesso considerata un evento lontano o improbabile, nonostante l’evoluzione demografica indichi il contrario. Per il settore assicurativo la sfida non sarà quindi soltanto sviluppare nuove soluzioni, ma rendere maggiormente percepibile un rischio che molte famiglie continuano a sottovalutare.

Per le compagnie, tuttavia, il tema Long Term Care offre opportunità che vanno oltre il semplice sviluppo di nuovi prodotti. L’integrazione con servizi di teleassistenza, monitoraggio, orientamento alle famiglie e supporto ai caregiver consente di costruire una relazione continuativa con il cliente, aumentando il valore percepito della copertura.

Allo stesso tempo si apre la possibilità di sviluppare ecosistemi di welfare più ampi, attraverso partnership con operatori domiciliari, RSA, strutture sanitarie e piattaforme digitali.

È proprio su questo terreno che emerge una delle principali differenze rispetto al modello giapponese. In Italia il prodotto LTC continua generalmente a essere costruito attorno a una rendita o a un’indennità riconosciuta al verificarsi dello stato di non autosufficienza. L’esperienza giapponese suggerisce invece una proposizione di valore più ampia, nella quale il servizio assume un ruolo centrale accanto alla prestazione economica.

La vera implicazione assicurativa: dalla liquidazione alla gestione della fragilità

È però sul piano tecnico che il caso giapponese offre forse lo spunto più interessante.

L’invecchiamento della popolazione aumenta contemporaneamente la frequenza degli eventi, la durata delle prestazioni e il costo dell’assistenza. Si tratta di un fenomeno strutturale, alimentato da una tendenza demografica prevedibile e destinata a intensificarsi nei prossimi decenni.

Il confronto tra Giappone e Italia evidenzia una differenza di approccio particolarmente significativa. Nel modello italiano la compagnia interviene prevalentemente quando il rischio si è già manifestato, attraverso l’erogazione di una rendita o di un’indennità. L’esperienza giapponese sembra invece muoversi verso una logica di gestione della fragilità, nella quale prevenzione, monitoraggio sanitario, assistenza domiciliare e supporto continuativo diventano parte integrante della strategia assicurativa. Questo approccio potrebbe tradursi, nel tempo, in una diversa capacità di governare la sostenibilità tecnica ed economica della Long Term Care.

In una logica assicurativa tradizionale il rischio viene finanziato. In una logica evoluta, il rischio viene anche gestito. Se una compagnia riesce a posticipare di alcuni anni l’ingresso di un assicurato in uno stato di non autosufficienza attraverso servizi e interventi preventivi, produce contemporaneamente un beneficio per il cliente, una riduzione del costo futuro dei sinistri e un miglioramento della sostenibilità tecnica del portafoglio. La capacità di ritardare l’insorgenza della fragilità può infatti incidere sulla frequenza degli eventi, sulla durata delle prestazioni e sul costo complessivo dell’assistenza, contribuendo alla sostenibilità di lungo periodo dei portafogli LTC.

Sotto questo profilo, il caso giapponese suggerisce una possibile evoluzione della LTC da semplice strumento di trasferimento del rischio a piattaforma di gestione attiva della longevità. Attraverso l’utilizzo dei dati, il monitoraggio continuo e il coordinamento dei servizi assistenziali, l’assicuratore può intervenire prima che il sinistro si manifesti, assumendo un ruolo più vicino a quello di gestore del rischio che di semplice liquidatore delle prestazioni. È proprio questa evoluzione a rappresentare una delle trasformazioni più significative che il settore assicurativo potrebbe affrontare nei prossimi anni.

Una lezione che va oltre il Giappone

La lezione che arriva dal Giappone va ben oltre la Long Term Care e riguarda il futuro stesso del settore assicurativo. In un Paese come l’Italia, dove gli over 65 rappresentano quasi un quarto della popolazione e gli anziani non autosufficienti sono stimati in circa 4 milioni, continuare a considerare la LTC come un segmento specialistico rischia di sottovalutare una delle principali trasformazioni demografiche del nostro tempo.

Le compagnie giapponesi stanno sperimentando un modello nel quale la creazione di valore non deriva esclusivamente dal pagamento delle prestazioni, ma dalla capacità di intervenire lungo l’intero percorso della fragilità, combinando protezione economica, servizi assistenziali, prevenzione e gestione dei dati sanitari.

Per il mercato italiano la questione non è se la Long Term Care diventerà un tema centrale. Le dinamiche demografiche suggeriscono che lo sarà inevitabilmente. La vera domanda è quale ruolo sceglieranno di assumere gli assicuratori: continuare a essere semplici finanziatori del rischio oppure diventare gli orchestratori di un nuovo ecosistema della longevità.

In questo scenario, la capacità di costruire ecosistemi di assistenza, prevenzione e supporto continuativo potrebbe diventare tanto importante quanto la tradizionale capacità di assunzione e gestione del rischio.

Nell’economia dell’invecchiamento, il vantaggio competitivo potrebbe non appartenere alle compagnie che pagano meglio i sinistri, ma a quelle che riescono a ritardarli.

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