Il modello prevede almeno il 70% in strumenti di emittenti UE o SEE e una componente azionaria minima del 50%. Tra le forme ammesse anche i prodotti assicurativi di investimento. Incentivi fiscali subordinati a una detenzione di almeno cinque anni

ABI, ANIA, Assogestioni, Assoreti e AIPB hanno presentato al Ministero dell’Economia e delle Finanze una proposta congiunta per introdurre in Italia i SIA, conti di risparmio e investimento destinati alle persone fisiche fiscalmente residenti nel Paese. L’iniziativa si colloca nell’ambito della strategia europea per l’Unione del risparmio e degli investimenti e, secondo le associazioni, segue gli indirizzi della Raccomandazione della Commissione europea. L’obiettivo dichiarato è indirizzare una quota maggiore del risparmio delle famiglie verso investimenti produttivi di medio-lungo periodo, ampliando le fonti di finanziamento delle imprese italiane ed europee. Il modello si aggiungerebbe ai PIR già presenti nell’ordinamento: si tratta, al momento, di una proposta sottoposta al Ministero, non di una disciplina approvata.

La proposta prevede di destinare almeno il 70% del portafoglio a strumenti di emittenti degli Stati membri dell’Unione europea o dello Spazio economico europeo. A questo requisito potrebbero affiancarsi specifici criteri per favorire la diversificazione geografica all’interno del perimetro indicato.

Almeno il 50% del portafoglio dovrebbe essere investito in equity. È inoltre previsto un limite di concentrazione del 10% per singolo emittente, applicabile agli investimenti azionari e obbligazionari, con esclusione dei titoli governativi.

I SIA potrebbero assumere la forma di conti titoli, rubriche fondi, gestioni patrimoniali e prodotti assicurativi di investimento. Il modello contempla un ampio insieme di attività finanziarie ammissibili e incentivi fiscali subordinati a una detenzione di almeno cinque anni.

Sono previste due configurazioni, «SIA base» e «SIA alternativo», con l’intento di favorire anche le società di dimensioni minori o non quotate. Il comunicato non specifica però le differenze operative tra le due versioni, la natura delle agevolazioni fiscali, gli eventuali massimali di investimento o le conseguenze di un’uscita anticipata.

Le cinque associazioni hanno dichiarato la disponibilità a collaborare con il MEF e con le istituzioni competenti alla definizione del quadro nazionale.

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