Nel 2025 il reddito disponibile pro capite sale a 23.780 euro. La povertà assoluta resta al 9,3% e la quota di persone in famiglie con grandi difficoltà economiche raggiunge il 7,5%
Il miglioramento dei redditi non si traduce in una riduzione generalizzata delle fragilità economiche. Nel 2025 il reddito disponibile lordo pro capite raggiunge 23.780 euro, con una crescita nominale del 2,4% rispetto all’anno precedente. Nel biennio 2024-2025 l’aumento dei redditi supera quello dei prezzi, determinando un recupero del potere d’acquisto del 2,2%. Nello stesso tempo, però, aumenta la quota di persone che vivono in famiglie con grandi difficoltà ad arrivare a fine mese. È il quadro delineato dall’Istat nel Rapporto Bes 2026.
La percentuale di famiglie che considera peggiorata la propria condizione economica rispetto all’anno precedente scende dal 29,5% del 2024 al 26,2% del 2025, avvicinandosi al 25,8% registrato nel 2019. La diminuzione riguarda tutte le ripartizioni territoriali ed è particolarmente accentuata nel Mezzogiorno, dove l’indicatore passa dal 28,7% al 24,4%.
Il dato non coincide, tuttavia, con la capacità di sostenere le spese correnti. La quota di persone appartenenti a famiglie che dichiarano grandi difficoltà ad arrivare a fine mese sale dal 5,8% al 7,5%, con un aumento statisticamente significativo di 1,7 punti percentuali. L’Istat ricorda che le valutazioni soggettive risentono non soltanto dei redditi, ma anche del costo della vita percepito, delle aspettative e della sicurezza economica.
Oltre 5,4 milioni di persone in povertà assoluta
L’incidenza della povertà assoluta resta al 9,3%, pari a oltre 5,4 milioni di individui. Il livello è sostanzialmente stabile nell’ultimo triennio, ma superiore al 6,9% del 2014.
Diverso è l’indicatore del rischio di povertà, basato sulla posizione del reddito familiare rispetto alla soglia relativa: nel 2025 interessa il 18,6% della popolazione, senza variazioni sostanziali rispetto al 18,9% dell’anno precedente. La media nazionale nasconde differenze territoriali molto ampie: in Sicilia la quota raggiunge il 38,4%, in Campania il 35,6% e in Calabria il 32,8%.
Casa e istruzione segnano le disuguaglianze
La grave deprivazione abitativa aumenta di un punto percentuale e riguarda il 6,6% della popolazione. Il sovraccarico dei costi dell’abitazione, che identifica le persone in famiglie destinate a spendere per la casa oltre il 40% del reddito netto, rimane invece sostanzialmente stabile al 5%.
Anche il livello di istruzione distingue nettamente le condizioni economiche. Tra le persone di almeno 25 anni con al massimo la licenza media, il rischio di povertà è del 25,9%, contro il 7,1% dei laureati. Nel Mezzogiorno, tra i 25-44enni meno istruiti, supera la metà della popolazione considerata, arrivando al 51,8%. La crescita delle risorse medie convive dunque con una distribuzione fortemente diseguale delle opportunità e della capacità di assorbire le difficoltà economiche.
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