I grandi investitori istituzionali stanno rafforzando la liquidità nei portafogli e orientando nuove allocazioni verso infrastrutture, asset collegati all’acquisto e azioni dei mercati emergenti. È quanto emerge dal 2026 Global Asset Owner Barometer di Marsh, basato sulle risposte di 430 assetowner che gestiscono complessivamente 5.760 miliardi di dollari. Il sondaggio fotografa portafogli in fase di ribilanciamento sul fronte della volatilità dei mercati, inflazione persistente, incertezza geopolitica e trasformazioni tecnologiche. Negli ultimi dodici mesi, il 48% degli intervistati ha modificato il proprio posizionamento geografico, il 37% ha ridotto il rischio complessivo di portafoglio e una quota analoga ha aumentato le disponibilità liquide.

Il cambiamento più rilevante nei piani di asset allocation riguarda la liquidità. Il 38% degli investitori prevede di aumentare il peso nel prossimo anno, contro il 9% che esprimeva questa intenzione nell’indagine del 2025. Le intenzioni nette di allocazione verso il contante sono così aumentate di 35,5 punti percentuali su base annua, raggiungendo un saldo positivo del 22%.

L’incremento della liquidità non segnala necessariamente un disimpegno generalizzato dai mercati. Il quadro delineato dal Barometro è piuttosto quello di una strategia di portafoglio che combina maggiore protezione dai ribassi con il mantenimento di risorse immediatamente disponibili per cogliere opportunità di investimento.

Parallelamente, le azioni di Stati Uniti e Regno Unito risultano le sole classi per le quali, nel sondaggio, prevalgono le intenzioni di riduzione rispetto a quelle di incremento: il saldo netto delle intenzioni di allocazione è negativo per il mercato azionario statunitense, -10,3%, e per quello britannico, -16,5%.

Infrastrutture e Paesi emergenti

Le infrastrutture restano la principale destinazione indicata dagli assetowner per l’aumento delle allocazioni: il 51% degli intervistati intende incrementare l’esposizione nei prossimi dodici mesi. L’interesse è collegato anche alla domanda di investimenti per intelligenza artificiale, data center, semiconduttori, reti energetiche e transizione energetica.

Il 47% prevede di aumentare l’esposizione alle azioni dei mercati emergenti, mentre il 41% indica un incremento degli investimenti in strumenti collegati all’espansione. La crescita dell’interesse verso i mercati emergenti rappresenta una delle variazioni più marcate dell’indagine: le intenzioni nette di allocazione sono salite di 30,8 punti percentuali rispetto all’anno precedente, fino a un saldo positivo del 33,5%.

Classe di attivistiQuota del proprietario del bene che prevede di aumentare l’allocazione
Infrastrutture51%
Azioni dei mercati economici47%
Asset indicizzati all’inflazione41%
Liquidità38%
debito privato34%
Fonte: Marsh Global Asset Owner Barometer 2026.

Mercato privato: diffusione e selettività

L’esposizione ai mercati privati ​​è ormai pressoché generalizzata tra gli investitori consultati: il 96% dichiara di detenere investimenti nel mercato privato, rispetto all’80% rilevato nell’indagine precedente. Il dato riguarda un insieme eterogeneo di strategie, tra cui private equity, private debito, infrastrutture e real estate non quotato.

L’ampia diffusione non coincide però con un’accelerazione indiscriminata delle nuove allocazioni. Il 44% dei proprietari di asset afferma di proseguire gli investimenti adottando criteri più selettivi; le valutazioni sono il principale fattore considerato nelle decisioni di impiego del capitale, citato dal 47% dei partecipanti. Seguono la pianificazione della liquidità e dei flussi di cassa, richiamata dal 38,6%, e le condizioni di uscita dagli investimenti, indicate dal 35,5%.

Il debito privato registra un raffreddamento delle intenzioni di aumento dell’esposizione: il 34% degli intervistati prevede di incrementare l’allocazione, rispetto al 48% rilevato nel 2025. Secondo il rapporto, la maggiore selettività è associata sia ai livelli delle valutazioni sia alla competizione per gli asset, oltre alla necessità di valutare l’impatto delle singole esposizioni sulla liquidità complessiva del portafoglio.

Intelligenza artificiale e governance

L’intelligenza artificiale è indicata come una priorità di spesa in conto capitale per il 58% degli investitori nei prossimi dodici mesi, davanti alla gestione dei dati, 46%, e ai sistemi di gestione del rischio, 33%.

L’indagine rileva tuttavia un diverso tra adozione operativa e maturità della governance. Il 32% degli intervistati dichiara di utilizzare strumenti di AI in alcune aree senza una governance pienamente sviluppata; il 23% sta ancora definendo policy e realizzando sperimentazioni circoscritte. Solo il 13% dispone di una politica sull’AI estesa all’intera organizzazione e di casi d’uso già definiti nell’attività d’investimento.

Rischi di breve e lungo periodo

Su un orizzonte di dodici mesi, il rischio geopolitico è il fattore più citato dai proprietari di asset: il 75% lo considera significativo. Seguono aumento e disruption legati alla tecnologia e intelligenza artificiale, entrambe indicate dal 73% degli intervistati.

Guardando invece ai prossimi cinque-dieci anni, tecnologia, automazione e altre forme di disruption diventano il principale fattore strutturale, indicato dall’83% come rilevante per opportunità e rischi di investimento. Il dato riflette un doppio orientamento: protezione e flessibilità nel breve periodo, ricerca di esposizione e tendenza di lungo periodo nella costruzione strategica dei portafogli.

© Riproduzione riservata