Privacy, consumatori in allerta

IL REPORT 2022 DI CISCO SU PERCEZIONE E COMPORTAMENTI DEGLI ITALIANI IN TEMA DI RISERVATEZZA
di Antonio Longo
I consumatori italiani chiedono maggiore trasparenza sull’utilizzo e sulla protezione dei dati personali da parte delle imprese. Inoltre, sempre più utenti sono favorevoli all’uso dell’intelligenza artificiale nel trattamento dei dati ma sono preoccupati per l’uso che le aziende ne fanno nella gestione delle informazioni in loro possesso. Ad attestarlo sono i contenuti del Cisco Consumer Privacy report 2022, l’annuale analisi globale relativa alla percezione e ai comportamenti dei consumatori in materia di privacy, secondo cui gli utenti di tutto il mondo si stanno attivando sempre più per incrementare la protezione dei propri dati. «Le aziende devono spiegare le loro pratiche in materia di dati in termini semplici e renderle prontamente disponibili in modo che i clienti e gli utenti possano capire come vengono utilizzati» sottolinea Harvey Jang, vicepresidente di Cisco, «non si tratta solo di un obbligo legale: la fiducia verso le imprese dipende anche da questo».

Consumatori più attenti. Dalla lettura del report emerge che l’81% degli intervistati in Italia è d’accordo sul fatto che il modo in cui un’azienda tratta i dati personali è indicativo della considerazione e del rispetto che ha verso i propri clienti. In risposta alla minore fiducia nella capacità delle aziende di proteggere i dati, molti consumatori stanno agendo in autonomia. Il 76% dichiara che non acquisterebbe prodotti da un’azienda di cui non si fida e il 37% di avere cambiato fornitore a causa delle pratiche applicate alla privacy.

Alla domanda riguardante le altre azioni intraprese per proteggere i propri dati, il 53% dei rispondenti dichiara di controllare le impostazioni dei cookie di un sito web prima di accettarli, mentre il 46% di coloro che hanno in casa un dispositivo in ascolto dichiara di spegnerlo per proteggere la propria privacy. Anche se le tecnologie in continua evoluzione possono frenare i consumatori nell’affidare i propri dati alle aziende, la maggior parte degli intervistati ritiene che i potenziali benefici dell’intelligenza artificiale siano superiori ai rischi, a condizione che venga effettuata una corretta de-identificazione dei dati.

Il 54% (ma il 67% in Italia) del campione è disposto a condividere i propri dati personali in forma anonima al fine di contribuire al miglioramento dei prodotti e dei processi decisionali basati sugli strumenti di intelligenza artificiale.

I rischi legati all’intelligenza artificiale. L’intelligenza artificiale consente di utilizzare i dati dei clienti per garantire agli stessi esperienze di acquisto personalizzate. Il 43% degli intervistati riconosce che l’intelligenza artificiale può essere utile per migliorare la loro vita, per esempio nello shopping o nei servizi di streaming. Anzi, il 54% del campione ha affermato di essere disposto a condividere il proprio dato personale reso anonimo per aiutare a migliorare i servizi di intelligenza artificiale e il processo decisionale. In molti pensano, quindi, che i potenziali benefici superino gli eventuali rischi, grazie a tecniche di anonimizzazione.

In questo contesto, la maggioranza di organizzazioni (92%) e di consumatori (77%) concordano sul fatto che le organizzazioni devono agire in modo responsabile.

La diversità di vedute di imprese e consumatori. Dal report emerge, tuttavia, una significativa differenza di pensiero tra aziende e consumatori. Infatti, mentre l’87% delle aziende ritiene di avere dei processi in atto che garantiscono decisioni automatizzate conformi con le aspettative dei loro clienti, il 60% degli intervistati ha espresso preoccupazione per il modo in cui l’intelligenza artificiale utilizza i dati personali.

Gli analisti sottolineano che le aziende possono adottare misure efficaci per risolvere questo problema, tra cui dare ai consumatori l’opportunità di rinunciare all’applicazione dell’intelligenza artificiale, oltre a spiegare in dettaglio come funziona.

Infine, più della metà degli intervistati ha affermato che il governo dovrebbe svolgere un ruolo di primo piano quando si tratta di proteggere i dati dei consumatori.

Su tale fronte, mentre i governi e le aziende continuano a richiedere la protezione dei dati che si trovano al di fuori dei confini nazionali, un numero sempre maggiore di aziende sta introducendo requisiti sulla localizzazione, richiedendo che i dati siano fisicamente archiviati nel paese o nella regione in cui sono stati raccolti.

Ma la localizzazione dei dati ha un prezzo, infatti, come evidenziato nel report, l’88% delle aziende intervistate ha registrato costi operativi aggiuntivi significativi proprio a causa della localizzazione dei dati. In tale contesto, i consumatori sono equamente divisi sul valore della localizzazione dei dati (41% a favore, 41% contro), se questa aggiunge costi ai prodotti e ai servizi che acquistano. «Ci auguriamo che i risultati di questa indagine motivino le aziende a continuare a dare priorità al desiderio di sicurezza, privacy e trasparenza dei loro clienti» commenta Brad Arkin, vicepresidente senior di Cisco.

L’importanza della regolamentazione normativa. Come anticipato, il 37% dei consumatori coinvolti nel sondaggio ha indicato di avere cambiato il fornitore per motivi legati alla gestione dei dati personali da parte dello stesso. Gli analisti evidenziano che le percentuali più basse di coloro che hanno effettuato tale scelta riguardano i paesi europei, tra cui il Regno Unito (21%), Francia (25%) e Italia (27%). Invece, paesi come India (68%) e Cina (53%) manifestano le percentuali più alte di consumatori che hanno preferito sostituire il proprio fornitore. A giudizio degli esperti, tali evidenti disparità di percentuali dipendono dalla presenza o meno di normative che tutelano i diritti dei consumatori in materia di dati personali. In tal senso, discipline come quelle contenute nel regolamento generale sulla protezione dei dati dell’Unione Europea, noto anche come Gdpr, promuovono e garantiscono un livello di protezione più coerente da parte delle organizzazioni che operano in Europa. Invece, in paesi in cui manca una simile e stringente regolamentazione, come ad esempio in India, i consumatori sono più in balia delle imprese e sono costretti a proteggere la propria privacy in autonomia, in particolare selezionando con maggiore attenzione le organizzazioni con cui interagiscono e sono più disposti a cambiare quando non sono soddisfatte di come le organizzazioni proteggono i propri dati.

Peraltro, la normativa sulla privacy consente ai consumatori di richiedere informazioni sui loro dati posseduti dalle aziende e ottenerne, eventualmente, la correzione o la cancellazione. In tale contesto, il 24% degli intervistati ha affermato di avere fatto ricorso a tali diritti richiedendo informazioni sui propri dati ad almeno un fornitore mentre il 14% ha affermato di avere richiesto la modifica o la cancellazione di alcuni dati.

Anche in questo caso, gli analisti sottolineano che l’India (59%) è il paese in cui si registra la percentuale più elevata di consumatori che ha chiesto informazioni sui propri dati, seguita da Brasile (34%), Cina (30%) e Messico (30%). I paesi in cui si applica il Gdpr, invece, anche in questo caso presentano una percentuale relativamente più bassa di consumatori che hanno effettuato richieste di tal genere.

Le raccomandazioni. Gli analisti di Cisco sottolineano che la protezione dei dati personali richiede che governi, organizzazioni e consumatori siano coinvolti in ogni azione e svolgano un ruolo attivo. Preso atto dei risultati emersi dallo studio, gli esperti individuano quattro consigli rivolti alle imprese per migliorare la privacy dei dati e la fiducia dei consumatori.

In primis, occorre investire nella trasparenza, essere, quindi, aperti e chiari su come l’organizzazione gestisce i dati e non solo come adempimento di un obbligo di legge. La trasparenza, infatti, è la chiave per guadagnare e costruire la fiducia dei consumatori. Inoltre, necessita aumentare la consapevolezza delle leggi e dei diritti sulla privacy tra gli individui, in modo che tutti possano comprendere i propri diritti e le tutele a loro disposizione, oltre a costruire fiducia che i loro dati siano protetti. E ancora, adottare misure per garantire un uso responsabile dei dati: progettare, costruire e attuare un quadro di governance incentrato sul rispetto della privacy; garantire trasparenza sull’implementazione, uso, impatto e conseguenze dell’intelligenza artificiale; fornire ai consumatori una possibilità di scelta quando l’impatto potenziale dell’uso dell’intelligenza artificiale è significativo. Infine, considerare i costi e le eventuali alternative legali ai requisiti di localizzazione dei dati in quanto la localizzazione potrebbe non valere il suo costo per molti consumatori.
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