Perso il 10% della produzione

Il cambiamento climatico falcia i raccolti. Per diverse varietà di ortofrutta il calo è del 70%
Spuntano soluzioni hi-tech per irrigare e produrre biofuel
di Andrea Settefonti

Agricoltura in crisi per il cambiamento climatico e il perdurare di caldo e siccità. Ma c’è chi sfrutta le difficoltà per trovare soluzioni. Il Wwf sottolinea come l’aumento delle temperature influenzi la produttività agricola minacciando la sicurezza alimentare. L’associazione, citando dati Coldiretti, rivela che le perdite registrate quest’anno sono pari al 10% della produzione agroalimentare italiana. In alcuni casi, i numeri sono drammatici: fino al 70% in meno per diverse varietà di frutta e verdura; tra il 50 e il 60% in meno per il mais; tra il 10 e il 30% in meno per il grano; il 20% in meno per cozze e vongole; il 45% in meno per mais e foraggi per l’alimentazione degli animali; il 20% in meno per il latte. Ma la situazione è preoccupante anche a livello internazionale. La produzione mondiale di grano per il 2022/23 è in calo. E la sua resa, secondo uno studio della Wheat Initiative, potrebbe addirittura diminuire a livello mondiale del 6-7% per ogni grado Celsius in più

A pesare sono i cambiamenti climatici, ma anche il caro energia. Per Fabio Viani, presidente del Consorzio del Prosciutto Toscana Dop, nel proprio stabilimento: «Le bollette di luce e gas sono passate dai 90mila euro di luglio 2021 a 450mila euro di luglio di quest’anno. Poi ci sono i rincari di cartone, pellicola, addirittura sale. E anche le spezie sono in impennata».

In Emilia Romagna, Confagricoltura ha stimato fino a 3.500 euro in più a ettaro spesi dagli agricoltori della regione per produrre frutta. Secondo l’organizzazione frutta, mais, soia e barbabietole da zucchero scontano il contraccolpo maggiore.

E non mancano i timori sul futuro del pomodoro da industria, che richiede investimenti importanti, concimazioni mirate e tanta acqua. Il 2022 ha addirittura costretto una parte delle imprese a scegliere quali colture irrigare. E spesso a essere lasciati indietro sono stati i campi a seminativo: il mais è calato del 25% circa e quello della soia del 35%.

Ma, ad essere in difficoltà adesso sono le semine. Il caldo record ha fatto scattare l’allarme fuori stagione sia per quelle invernali che autunnali. Alert a cui si sommano i parassiti rimasti attivi per le temperature miti: attaccano più facilmente le colture ancora in campo. Tutto ciò ricade su un quadro pregresso, non certo incoraggiante. In primis per i cereali (si veda altro articolo a pagina 23).

Ora, se i problemi non son certo pochi, c’è chi studia soluzioni. Ibf Servizi spa, società fondata nel 2017 da Bonifiche Ferraresi e Ismea, punta, ad esempio, sulla tecnologia per risparmiare acqua per irrigare i campi: «Con i nostri consigli irrigui basati sull’analisi dei dati di capannine meteo, sonde e storici, gli agricoltori riescono a risparmiare fino al 25% di acqua e avere il 30% di resa in più», svela a ItaliaOggi Pierluigi Romiti direttore area comunicazione marketing e commerciale di Ibf. E ancora: «Elaboriamo modelli sul fabbisogno d’acqua di un dato terreno. Con gli alert diamo consigli irrigui all’agricoltore; indichiamo se il fondo è in stress idrico o meno. Grazie ad essi un produttore di pesche nettarine della provincia di Rimini ci ha detto di aver risparmiato 145mc di acqua per ettaro: è il consumo idrico annuale di un appartamento».

Altre soluzioni arrivano da Sebigas. Una riguarda le acque reflue ed è stata applicata ad un caseificio di medie dimensioni, che produce quantitativi di refluo (siero di latte) molto elevati, a partire da 100 m3/giorno.

Questo scarto se sfruttato grazie a una nuova tecnologia, può produrre: 90-120 Nm3/h di biogas e 200÷250 kW elettrici (ed altrettanti termici), per una produzione annuale di 2 mln di kWh.

L’altra soluzione riguarda la carenza di anidride carbonica per le acque in bottiglia. Secondo analisi Sebigas, un impianto con produzione di biogas pari a 1.000 Nm3/h può estrarre circa 760 Kg/h di CO2. Considerando la produzione annuale degli impianti di biogas, si raggiungerebbero più di 6.000 tonnellate di CO2: quanto basta per rendere gassati più di un mld di litri di acqua.

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