Pensioni senza errori

Carlo Giuro
In una fase come quella attuale caratterizzata da un elevato livello di inflazione e dalla necessità di salvaguardare i propri risparmi, il bisogno una maggiore consapevolezza assume connotati di ancora più alta delicatezza in ambito previdenziale, con l’obiettivo di insegnare ai giovani a costruire il proprio futuro dopo il lavoro. Nel mese di ottobre, dedicato a livello nazionale all’educazione finanziaria e promosso da Edufin, c’è non a caso una settimana specifica dedicata alla previdenza, dal 24 al 30 ottobre. MF-Milano Finanza ne ha parlato con Elisabetta Giacomel, responsabile Servizio Studi e Affari Internazionali della Covip e rappresentante dell’autorità di vigilanza nel comitato Edufin per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanzia. Che avverte: «Il terzo Rapporto Edufin-Doxa, in corso di pubblicazione, mostra che il livello di alfabetizzazione finanziaria in Italia è ancora basso, soprattutto se confrontato con quello raggiunto in altri Paesi Ocse da studenti e adulti».

Domanda. Quali le principali iniziative di Edufin?

Risposta. La prima ha riguardato la definizione della strategia nazionale di educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale, in linea con le prassi seguite dai principali Paesi dell’area Ocse. Il documento, approvato dal parlamento, traccia le linee di azione del comitato per accrescere l’alfabetizzazione finanziaria, assicurativa e previdenziale fra i giovani e gli adulti. Uno sforzo particolare è dedicato all’inserimento, in modo strutturato, di questa tematica nell’ambito del percorso scolastico. Il comitato ha poi realizzato il portale Quellocheconta.gov.it contenente tutte le iniziative e materiali che spiegano in modo semplice i concetti finanziari, assicurativi e previdenziali di base, calati nel ciclo di vita. Ad esempio la nascita di un figlio, il primo stipendio, l’acquisto della casa. Nell’ambito dell’educazione previdenziale, vorrei in particolare menzionare il concorso a premi rivolto agli studenti universitari -Un’idea per il futuro- per favorire lo sviluppo di strumenti di educazione previdenziale. Siamo alla seconda edizione: la prima è andata molto bene, abbiamo ricevuto tante idee.

D. Che sensazione avete sulla propensione da parte dei cittadini a sottoscrivere forme di previdenza complementare?

R. Non è appieno compreso che i cambiamenti demografici che interessano il Paese si rifletteranno anche sulle finanze dei cittadini. Vivere di più è sicuramente una buona notizia ma occorre fare i conti con il rischio di longevità. Infatti, è ancora poco diffusa la consapevolezza di come effettivamente il sistema previdenziale sia cambiato e che la costruzione della pensione sia in parte rimessa alla responsabilità individuale. I fondi pensione non sono ancora sufficientemente compresi e diffusi. Accrescere le conoscenze finanziarie e previdenziali di base è importante. Infatti, i dati e gli studi mostrano che c’è una relazione positiva tra il livello di alfabetizzazione finanziaria e la partecipazione alla previdenza complementare. Al riguardo, nel rapporto del Comitato Edufin con la Doxa ci sono domande specifiche anche sulle conoscenze previdenziali. Le risposte riguardanti il tema del rischio di longevità sono state fra le più deficitarie: solo il 20% degli intervistati riesce a rispondere correttamente, con risultati migliori fra coloro che hanno un titolo di studio più alto e appartengono alle classi di reddito più alte (oltre 2.400 euro al mese). Per quanto riguarda la conoscenza di base sulla previdenza pubblica, a fronte di circa il 57% che dichiara di conoscere il funzionamento del primo pilastro, la percentuale di coloro che conoscono quale sia il regime di calcolo della pensione pubblica per i neoassunti si aggira intorno al 50%; quando si passa poi alla verifica della conoscenza del meccanismo di rivalutazione dei contributi per la determinazione della pensione pubblica le risposte corrette scendono al 40%. Per quanto riguarda infine le conoscenze sul funzionamento della previdenza complementare, le risposte sembrano essere più elevate: oltre la metà risponde correttamente.

D. Ci sono ostacoli più rilevanti di altri che frenano l’adesione ai fondi pensione?

R. Il quadro per i prossimi mesi si sta addensando di nuove preoccupazioni legate all’inflazione, alla guerra e al rischio di una battuta di arresto della crescita nel Paese. In questo periodo di elevata incertezza l’atteggiamento potrebbe essere quello di mantenere un cuscinetto di liquidità. Guardando però ai dati della Covip sulla previdenza complementare si evince che i fattori o le resistenze che incidono sulla scelta di aderire alla previdenza complementare sono più strutturali. Nella sottoscrizione di un fondo pensione entrano infatti in gioco diversi fattori. Occorre innanzitutto comprendere perché bisogna sottoscrivere un fondo pensione. Qui si torna alla necessità di comprendere che i fondi pensione sono uno strumento per assicurare il rischio di longevità, coperto in misura inferiore dalla pensione pubblica rispetto al passato. Aderire ai fondi pensione è poi una decisione di risparmio che ha a che fare con un’esigenza che riguarda un momento molto in là nel tempo. Normalmente si tende a rimandare e focalizzare l’attenzione sulle necessità più immediate. Uno dei maggiori ostacoli è comunque legato all’idea di un impegno di accantonamento del risparmio -incluso il trattamento di fine rapporto- per un medio-lungo periodo.

D. Qual è la percezione del risparmiatore italiano nei confronti di meccanismi automatici come il silenzio assenso e il life cycle ?

R. In Italia il disegno del silenzio assenso è legato alla scelta di investire il tfr nel fondo pensione. Per i lavoratori non è una scelta facile quella di decidere di non poter contare sul tfr in caso di necessità personali, non sapendo di fatto che i fondi pensione concedono le stesse possibilità, anche con minori vincoli rispetto alle aziende. Ci sono poi le resistenze delle pmi a lasciar andare il tfr, venendo meno un‘importante fonte di autofinanziamento. Il tema delle linee di investimento di tipo life cycle invece riguarda chi ha già deciso di aderire. Il life cycle rappresenta un punto di riferimento per l’investimento previdenziale, consentendo di avere la quota di azioni appropriata in base all’età e alla propensione al rischio-risparmio. In Italia sono ancora pochi i fondi che offrono linee con tali percorsi life cycle. L’approccio però va insegnato, perché è proprio pensato per aiutare l’aderente a scegliere la linea più adeguata alle sue esigenze ed età. (riproduzione riservata)
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