Per ora le fatture restano puntuali

Nel terzo trimestre del 2022 è rimasta stabile l’incidenza dei pagamenti puntuali delle imprese italiane, confermando i risultati raggiunti nei tre mesi precedenti, ma gli effetti dell’inflazione, degli aumenti dei prezzi delle materie prime, delle tensioni macroeconomiche e geopolitiche faranno sentire la loro influenza negativa sui termini di pagamento delle imprese nei mesi finali dell’anno. Si tratta degli scenari delineati dallo “Studio pagamenti”, realizzato da Cribis, società del gruppo Crif, secondo cui il terzo trimestre ha risentito degli effetti positivi derivanti dalla tenuta delle filiere del settore dell’hospitality e intrattenimento e di quelli a esso collegati. In tale contesto, aumentano le imprese che pagano con puntualità, sia rispetto allo stesso periodo del 2021 (+7,1%) sia rispetto allo stesso periodo del 2019 (+16,6%). L’incidenza dei pagamenti puntuali sul totale si attesta al 40,7%, in linea con il precedente trimestre (40,6%) e in recupero sul 2020 (35,7%). L’incidenza dei pagamenti in grave ritardo, ossia oltre i 30 giorni dalla scadenza, tocca quota 9,1%, confermandosi significativamente migliore del 2020 (12,8%). Si registra anche il miglioramento della qualità dei pagamenti: quelli puntuali crescono, infatti, del 7,1% rispetto al terzo trimestre del 2021 e del 16,6% rispetto al 2019. A livello geografico, si conferma il Nord Est la macro-area più affidabile, con il 47,8% di pagamenti puntuali e il 6,1% di ritardi gravi. Sud e Isole continuano a mostrare le maggiori criticità, con il 28,1% di pagamenti regolari e il 14,6% di ritardi gravi, tuttavia in lieve miglioramento rispetto al trimestre precedente. Relativamente ai settori merceologici, lo studio indica fra i migliori nei pagamenti i servizi finanziari, con una percentuale del 53,5% dei pagamenti puntuali a fronte del 6,9% dei ritardi gravi, quello manifatturiero (44,8% dei pagamenti puntuali) e quello delle costruzioni (45,8% dei pagamenti puntuali), con ritardi gravi, rispettivamente, nel 6,4% e 6,9% dei casi.
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