Mps, aumento sull’ottovolante

DIRITTI GIÙ DEL 91,43% NEL PRIMO GIORNO DELL’OPERAZIONE. AZIONI IN CALO A 2 EURO
di Luca Gualtieri
L’aumento di capitale di Mps è partito con una forte volatilità su titoli e, soprattutto, diritti di opzione. Ieri, nel primo giorno dell’operazione da 2,5 miliardi, il carattere iperdiluitivo dell’offerta ha fatto subito precipitare i diritti che hanno chiuso la seduta con una perdita del 91,4%, a 0,67 euro, mentre i titoli sono scivolati del 2,7% a 2,008 euro. L’andamento non ha sorpreso analisti e gestori che già alla vigilia si aspettavano forti fluttuazioni. Gran parte del valore infatti è spostato sui diritti, il cui prezzo all’avvio dell’offerta risultava di 7,83 euro contro i 2,06 euro delle azioni. L’anomalia dovrebbe essere corretta dal rolling voluto dalla Consob. Da domani infatti sarà possibile esercitare in via anticipata i diritti, ricevendo immediatamente le nuove azioni. La consegna permetterà così di effettuare l’arbitraggio fra titoli e diritti e di evitare sul nascere le anomalie di prezzo. In alternativa, i diritti di opzione potranno essere esercitati secondo il modello tradizionale, con la consegna delle azioni di nuova emissione alla fine dell’aumento. L’adozione del rolling è stata promossa dalla Consob, dopo numerose consultazioni, per evitare proprio che, durante gli aumenti di capitale, si verifichino anomalie di prezzo sui titoli azionari interessati; anomalie di prezzo si sono infatti verificate durante tutte le principali operazioni iperdiluitive condotte fra il 2009 e il 2016 (per esempio le operazioni condotte da Saipem nel gennaio 2016, da Mps nel 2015 e 2014, da Fondiaria-Sai nel 2012, da Seat e Tiscali nel 2009).

Se i diritti hanno registrato la performance più vistosa, nella seduta di ieri gli occhi del mercato restano puntati soprattutto sulle azioni. I titoli si sono posizionati di poco sopra al prezzo di emissione (2 euro). Se il valore scendesse sotto quella soglia per gli investitori diventerebbe più conveniente comprare in borsa che esercitare i diritti e ci sarebbe il rischio di un maggiore inoptato. Le adesioni formali e informali raccolte sinora rendono però la banca e il consorzio di garanzia confidenti sull’esito positivo dell’operazione. Proprio ieri il deputy ceo di Axa Frederic de Curtois ha confermato la partecipazione del gruppo assicurativo all’aumento per una quota di 200 milioni: «L’apporto finale dipenderà dalla domanda degli investitori», ha comunque precisato il manager. Altri 75 milioni saranno sottoscritti dal fondo americano Pimco, interessato a che Mps si raddrizzi dato che ha in pancia molte obbligazioni subordinate di Siena. Anima sgr, che ha un accordo di distribuzione dei prodotti di risparmio gestito con Mps, farà la propria parte con 25 milioni. Il fondo Algebris di Davide Serra, molto vicino a Lovaglio, si è impegnato come sub-garante per 50 milioni e altrettanti sono stati garantiti dal finanziere italo-britannico Andrea Pignataro con la sua società Ion Group (Pignataro è anche azionista di Illimity, Cerved e Cedacri). Sull’aumento di Mps ieri è intervenuto anche il segretario della Fabi Lando Sileoni: l’operazione «sarà un thriller fino all’ultimo secondo» in quanto «nell’accordo col consorzio di garanzia, sono presenti alcune, importanti clausole contrattuali che consentono di risolvere l’accordo, di fatto, in qualsiasi momento», ha spiegato Sileoni. (riproduzione riservata)
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