L’agrifood chiamato a resistere

UN REPORT DI PROMETEIA PER UNICREDIT FOCALIZZA LE SFIDE PER LA FILIERA. LA SOLUZIONE? INVESTIRE
di Luigi Chiarello
Oltre 1,2 milioni di imprese, 200 miliardi di euro di fatturato e 1,5 milioni di addetti sull’intero territorio nazionale: questi i numeri dell’agrifood nazionale, sciorinati ieri in un report stilato da Prometeia per Unicredit. Si tratta di volumi non da poco per un settore considerato cardine dello sviluppo futuro del paese. Eppure, mai come oggi, questi numeri sono chiamati a reggere la sfida degli choc internazionali:

• in primis pandemia e guerra, con il corollario di improvvise impennate dei prezzi degli input e di inattese difficoltà di approvvigionamento di commodity e mezzi tecnici;

• quindi, gli inevitabili, seppur incerti e non ancora irreversibili, cambiamenti climatici;

• infine, le conseguenti politiche di stampo ambientalista ed ecologista, che modificano le regole del gioco sui mercati; ponendo nuovi ostacoli e costi a carico delle imprese, talvolta ardui da sormontare e sostenere

Per far fronte a tutto ciò non sono praticabili politiche dal fiato corto. Occorrono, invece, visione strategica e pianificazione di medio-lungo periodo nelle imprese, così da sfruttare le opportunità che si presenteranno. Lo studio Prometeia per Unicredit è stato presentato ieri nel corso di un convegno b2b di Unindustria sull’agricoltura del Centro Italia a Roma. Abruzzo, Lazio, Molise e Sardegna assieme contano il 15% delle imprese della filiera agroalimentare italiana, l’11% degli addetti, ma solo l’8% del valore della produzione. In quest’area la dimensione media aziendale è di oltre il 45% inferiore rispetto a quella nazionale.

Ora, secondo il report, tra gli choc che più impattano sul comparto agricolo c’è un incrocio pericoloso, che rappresenta lo spauracchio più temuto: il settore è considerato responsabile di una grossa quota di emissioni e, al contempo, è il più esposto ai rischi dei cambiamenti climatici (siccità, eventi estremi). Per questo, oltre agli interventi più tradizionali, per vincere la sfida della sostenibilità sui mercati saranno cruciali investimenti fortemente innovativi, legati all’agricoltura di precisione e alla digitalizzazione. Ad esempio, sistemi di monitoraggio in tempo reale e di elaborazione dei big data, automatizzazione degli impianti, guide satellitari, droni per analisi e trattamenti, coltivazioni idroponiche, vertical farming.

Resteranno cruciali i rapporti con le grandi catene di distribuzione, specie per le imprese che pagano dimensioni ridotte rispetto ai concorrenti sui mercati esteri. Ma spunti di crescita arriveranno da innalzamenti qualitativi dei prodotti e dallo sviluppo di nuove linee d’offerta; ad esempio i superfood e la nutraceutica. Queste innovazioni richiedono sinergie lungo tutta la filiera, che vanno documentate usando anche la blockchain.

Infine il Pnrr: le sue risorse potranno far da moltiplicatore per processi innovativi e ammodernamento delle imprese e si sommano ai contributi dei piani strategici della Pac 2023/27.
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