Basta auto di proprietà? Il leasing vale già 11 miliardi

di Rossella Savojardo
Il mondo dell’automobile vive da tempo profondi cambiamenti che l’effetto combinato di pandemia e conseguenze della guerra hanno contributo ad accelerare.
Possedere un’auto, soprattutto se «green», è ormai un lusso. Gli alti costi delle autovetture, della manutenzione e della benzina, oltre che le classiche spese di bollo e assicurazione, hanno reso sempre più problematico per i consumatori permettersi quattro ruote di proprietà. Se a ciò si aggiungono i ritardi nelle consegne, le criticità relative alla limitazione della circolazione specie nelle grandi città alle prese con l’esigenza di contenere le emissioni nocive, e i costi ancora proibitivi dei veicoli total eletric malgrado gli incentivi previsti, le tinte del quadro generale si fanno fosche. Non a caso, il ceo di Stellantis, Carlos Tavares, ha recentemente parlato di «un problema di stabilità sociale» per quella classe media che a tendere non potrà permettersi un veicolo elettrico.

Non è un caso che negli ultimi anni varie formule di condivisione dei parchi auto hanno eroso progressivamente terreno alla proprietà, pur a fronte di un rallentamento accusato nel biennio di covid.

Numeri alla mano leasing e noleggio – le due formule più in auge, alternative al più tradizionale possesso – sono quelle che riscuotono maggior gradimento tra gli utenti. Anche a fronte di una diminuzione delle immatricolazioni, in Italia leasing e noleggio a lungo termine hanno mantenuto un’elevata penetrazione (si veda il grafico). Nei primi nove mesi del 2022 il numero di contratti ha subito una leggera flessione rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso (-2,4%), ma il valore del comparto è balzato del 7,4% superando gli 11 miliardi. Nel mercato, stando alle elaborazioni di Assilea sui dati Unrae, si è registrato un interesse sempre più marcato per la sostenibilità: da gennaio a settembre di quest’anno un’auto green su quattro è stata finanziata in leasing o con un noleggio a lungo termine.

È anche in risposta a questa tendenza che il mercato dell’auto italiano si è popolato di player specializzati. Tra quelli maggiori c’è Sicily By Car, attesa a breve in Borsa, o anche Leasys, società del gruppo Stellantis che verrà ora divisa per il 50% con Credit Agricole. Ancora per metà italiana, del gruppo Fca Bank, è Drivalia, società per lo più concentrata sul noleggio a lungo termine e sulla nuova formula delle subscription: formule d’abbonamenti auto mensili acquistabili anche su Amazon. Concentrati prettamente sul leasing, in Italia si distinguono principalmente le controllate dei vari istituti di credito. Credemleasing che ha recentemente siglato una partnership con Avvera (entrambe del gruppo Credem) con l’obiettivo per quest’ultima di raggiungere i 30 milioni di finanziamenti nel leasing del mondo automotive e dei beni strumentali, entro il 2025. Tra i nomi italiani anche UnipolRental, forte del binomio noleggio auto con cui si può godere anche della polizza e di tutti i servizi di mobilità del gruppo Unipol in un’unica rata mensile. In Italia una grossa fetta di mercato è però di nomi esteri come la francese Arval Service Lease, la statunitense Avis Budget Group, Hertz o Ald Automotive controllata di maggioranza di Société Générale. Che siano estere o italiane le società stanno comunque comprendendo la necessità di un cambiamento nell’offerta del mondo automotive. A farlo anche i costruttori, come Citroen (parte del conglomerato Stellantis) che sta valutando un leasing della durata di ben 15 anni. Finita l’era della proprietà per l’auto sembra quindi essere iniziata quella della condivisione. (riproduzione riservata)
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