AXA Future Risks Report 2022: il cambiamento climatico sta diventando la preoccupazione numero uno in tutto il mondo

AXA ha pubblicato la nona edizione del suo Future Risks Report. Questa indagine globale misura e classifica l’evoluzione della percezione dei rischi emergenti. Si basa sulle risposte di un panel di 4.500 esperti di rischio di 58 Paesi e di un campione rappresentativo di 20.000 persone di 15 Paesi. Il rapporto è realizzato in collaborazione con l’istituto di ricerca IPSOS e la società di consulenza di analisi geopolitica Eurasia Group.

Per la prima volta, il rischio climatico è in cima alla lista delle preoccupazioni degli esperti in tutte le regioni del mondo e diventa la principale preoccupazione del pubblico negli Stati Uniti. L’anno scorso, gli esperti statunitensi avevano messo al primo posto il rischio informatico e quelli asiatici il rischio pandemico.

I rischi geopolitici sono al secondo posto, superando quelli informatici e pandemici. Il 95% degli esperti intervistati prevede che le tensioni geopolitiche persisteranno e si diffonderanno in tutto il mondo. Come conseguenza indiretta, i rischi legati all’energia sono ora al quarto posto, rispetto al 17° posto dello scorso anno.

I rischi economici sono in aumento e alimentano le tensioni sociali. Per la prima volta, gli esperti classificano tre rischi economici nella loro top 10: instabilità finanziaria, deterioramento macroeconomico e stress monetario e fiscale. L’inflazione sta diventando una preoccupazione importante sia per gli esperti che per il pubblico in generale.

Nella popolazione generale, la sensazione di vulnerabilità rimane a un livello molto alto (l’80% degli intervistati si considera più vulnerabile rispetto a cinque anni fa), e sta addirittura aumentando di fronte ad alcuni rischi come il cambiamento climatico e la crisi energetica. Inoltre, la fiducia in alcune categorie di decisori per trovare soluzioni sta peggiorando, in particolare per quanto riguarda le autorità pubbliche (58% contro 62% nel 2021), le aziende private (45% contro 47% nel 2021) e persino gli scienziati (66% contro 75% nel 2021). Questa tendenza generale può essere spiegata dal fatto che l’opinione pubblica ritiene che il livello di preparazione delle autorità pubbliche per alcuni rischi – come il cambiamento climatico, il cyber o le tensioni geopolitiche – sia insufficiente.