Assicurazioni più ibride e digitali. A misura di Millennial e di Boomer

di Marco Capponi
Il mondo delle assicurazioni, ormai sbarcato nel digitale, deve essere in grado di dialogare con tutti i potenziali clienti, offrendo soluzioni pensate per le esigenze e i desideri delle differenti fasce di età. Temi al centro della tavola rotonda “La nuova domanda, tra Millennial e settantenni” nell’ambito della quarta edizione del Milano Festival delle Assicurazioni di Class Editori.

A tracciare l’identikit delle due generazioni è stata Valeria Chiappini, associate director brand strategy & guidance della Kantar Insights Division di Kantar Italia: «I Millennial hanno respirato per tutta la vita incertezza, e ora chiedono flessibilità, cioè assicurazioni pensate sulla logica di Netflix, simili ad abbonamenti che si possono cambiare a seconda di come evolve la vita». E poi, ha aggiunto, le giovani generazioni si identificano «più per il vissuto che per il possesso: l’assicurazione deve abilitarli al rischio per vivere al massimo le esperienze della loro vita». Al contrario i boomer «guardano al futuro e a quello che possiedono con ottimismo, e sono disposti anche a spendere di più per avere servizi aggiuntivi e premium, purché alla componente digitali venga sempre associato un tocco umano».

Alberto Federici, direttore marketing di UnipolSai Assicurazioni, ha detto in tal senso che «la tecnologia ci permette di dare al cliente quello che vuole, come lo vuole». Il percorso intrapreso dalla compagnia è «la vendita multicanale, o ibrida: se un cliente vuole fare tutto online, deve avere la possibilità di farlo; se un altro non ha troppa dimestichezza coi supporti digitali, deve avere la possibilità di interagire con un consulente umano». Per captare la domanda dei Millennial, ha ricordato Federici, «UnipolSai ha lanciato Be Rebel, una polizza, per ora solo sulle auto, che si paga mensilmente e che si può cambiare quando serve, tutto tramite app». Oltre alle polizze inoltre l’industria assicurativa, e UnipolSai in prima linea, sta creando un ecosistema di servizi, «come quelli per la mobilità integrata, dagli autonoleggi al pagamento dei telepedaggi stradali».

La tecnologia ha permesso anche di cambiare il rapporto tra cliente e assicurazione, come ha sottolineato Flavio Fidani, partner e actuarial services leader di PwC Italia: «Fino a pochi anni fa l’industria interagiva con la persona solo nei momenti di complessità, cioè in presenza di un sinistro, o quando si pagava il premio». Per molti sottoscrittori di polizze, ha ricordato, «veniva addirittura da chiedersi se avesse senso o meno continuare ad assicurarsi». Oggi il mondo digitale consente invece di «essere vicini sempre, comunicare costantemente durante il rapporto contrattuale, scambiare informazioni, e persino creare momenti di gamification o premi ad hoc». Ormai, ha concluso, «la gestione del sinistro sta diventando un’esperienza positiva, in cui la compagnia è un vero e proprio partner a fianco del cliente».

Affinché il paradigma cambi una volta per tutte serve infine la forza dell’innovazione, rappresentata dall’insurtech e dalle startup, come ha ricordato il presidente di Italian Insurtech Association, Simone Ranucci Brandimarte. (riproduzione riservata)
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