Apple & C, sfida sulle polizze

La Mela lancia assicurazioni sanitarie e Amazon il comparatore. le mosse di google
di Anna Messia

Le compagnie tradizionali devono accelerare l’innovazione. Come? Aumentando gli investimenti anche a costo di non pagare dividendi ai soci per qualche anno, dice Ranucci Brandimarte (IIA)
Le big tech vanno in pressing sul settore assicurativo attratte dalle potenzialità di crescita della raccolta e dagli alti margini di profittabilità. Apple ha annunciato che nel 2024 si lancerà nelle polizze dedicate alla salute.

Solo qualche giorno prima era stata Amazon ad aver avviato nel Regno Unito un sito di comparazione assicurativa per vendere polizze sulla casa. Il colosso dell’e-commerce ha stretto una partnership con tre gruppi assicurativi inglesi, ossia Ageas Uk, Co-op Insurance e Lv General Insurance, e altri se ne aggiungeranno l’anno prossimo. La vendita per ora passa sul web ma entro la fine dell’anno potrà avvenire anche tramite l’app mobile di Amazon Uk.

E al lavoro si è messa anche Google. L’azienda di Mountain View non ha ancora alzato il velo sulla sua strategia nel settore assicurativo ma nel frattempo ha creato un team di specialisti dedicati.

In tutti questi casi si tratta di movimenti che il settore delle compagnie tradizionali segue ovviamente con molta attenzione e inevitabilmente anche con apprensione viste le enormi potenzialità di sviluppo delle big tech in questo comparto sia per l’analisi dei dati dei clienti di cui dispongono (basti pensare ad Apple che monitora l’attività fisica con telefonini e smart watch) sia per le ingenti capacità distributive. «A far gola alle big tech sono le proiezioni di crescita del settore assicurativo, che secondo gli analisti passerà, a livello mondiale, dai 5 mila miliardi di dollari del 2020 fino a 10 mila miliardi nel 2023», sottolinea Simone Ranucci Brandimarte, presidente della Italian Insurtech Association (Iia). «Inoltre il return on equity (ritorno del capitale investito, ndr) è superiore al 20%, un livello decisamente interessante rispetto ad altri settori, e l’Italia continua a essere uno dei mercati assicurativi più attraenti d’Europa alla luce, per esempio, delle sue potenzialità di crescita nel ramo Danni».

Il vantaggio competitivo delle big tech è ancora più evidente se si aggiunge che, secondo le previsioni, entro il 2030 l’80% delle polizze sarà veicolato tramite piattaforme tecnologiche (il che non vuol dire però che verrranno escluse le reti di consulenti) rispetto al 23% attuale, in un mercato che sarà raddoppiato a livello dimensionale. E se finora i grandi operatori della rete hanno deciso prevalentemente di muoversi a fianco agli operatori assicurativi tradizionali, stringendo accordi distributivi con loro, non è affatto escluso che, in un orizzonte temporale non troppo lontano, potrebbero scegliere di operare direttamente con una propria società, come fatto per esempio da Amazon nell’assicurazione auto in India. In questo modo aumenterebbero ulteriormente i margini di guadagno provenienti dal settore assicurativo.

«In questo scenario alle compagnie assicurative tradizionali non resta che spingere sugli investimenti in innovazione tecnologica», conclude Ranucci Brandimarte ricordando che negli ultimi 30 mesi in Italia gli investimenti in insurtech sono stati pari a 470 milioni di euro rispetto ai 3,7 miliardi registrati nel Regno Unito e ai 3,3 miliardi della Germania. «La sfida con le big tech non è tanto sulla contesa del mercato assicurativo attuale quando su chi arriverà per primo per i 5 mila miliardi di premi che si aggiungeranno da qui al prossimo decennio», aggiunge il presidente della Italian Insurtech Association lanciando un suggerimento che suona un po’ come una provocazione al settore. «Per non rischiare di perdere questa contesa con le big tech le assicurazioni tradizionali dovrebbero investire massicciamente in innovazione in un’ottica di medio-lungo termine, magari anche rinunciando per qualche anno alla distribuzione dei dividendi». (riproduzione riservata)
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