Ancora poche le aziende italiane che si assicurano contro il rischio cyber

di Emma Bonotti
Assieme alla pandemia, quello cyber è il rischio globale per eccellenza. Sono le parole di Daniela D’Andrea, ceo di Swiss Re Italy, intervenuta all’evento Milano Festival delle Assicurazioni di Class Editori. Nonostante l’altissima incidenza degli attacchi informatici, secondo Pietro Franchini, vice capo del servizio studi e gestione dati di Ivass, le imprese sono poco coperte contro i rischi cibernetici. Ancora, il 60% delle aziende italiane non le ritiene delle minacce rilevanti. E del restante 40% solo la metà sceglie di assicurarsi. «La sensibilità verso questi temi sta crescendo, ma c’è ancora un forte distacco tra interesse e azione», ha commentato Lorenzo Agresti, direttore commerciale e marketing di UniCredit Allianz Assicurazioni. Per risolvere il problema, ha continuato Agresti, il primo passo fondamentale è «superare lo stadio di inerzia e passare dalla percezione che ci sia qualcosa da fare all’azione vera e propria».

Ma per le compagnie e gli assicurati non è sempre semplice valutare la minaccia informatica a cui sono esposti. Le aziende colpite tendono a non condividere certe informazioni e così i dati a disposizione del mercato sono pochi. Claudio Cacciamani, professore di economia degli intermediari finanziari all’Università di Parma, ha presentato la startup universitaria che raccoglie le informazioni sui sinistri e sui premi, fornendo un prezioso database storico al settore delle assicurazioni contro i rischi cibernetici. Infine Fabio Carniol, managing director e general manager di Helvetia Italia e Helvetia vita ha sottolineato come i servizi complementari offerti dalle compagnie, come l’investigazione digitale o l’assistenza in caso di malware, svolgano un ruolo centrale, dato che spesso contro questi attacchi un indennizzo non è sufficiente a sanare il danno. (riproduzione riservata)
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