Il 66% delle PMI italiane non ha una copertura D&O a tutela del patrimonio di amministratori e sindaci

Si è tenuto martedì scorso a Milano il convegno “Nuovo Codice della crisi d’impresa – Strumenti di tutela, fra compliance e sistemi di controllo interni”, organizzato da Assiteca, broker che oggi fa parte del Gruppo Howden, in collaborazione con The Adam Smith Society.

Argomento centrale di discussione il nuovo Codice della Crisi e dell’Insolvenza, entrato in vigore lo scorso 15 luglio, che introduce un nuovo paradigma, collegato alla risanabilità dell’azienda prima che essa giunga al fallimento. La nuova normativa stimola infatti le imprese a rivedere i propri assetti organizzativi, amministrativi e contabili, scegliendo modelli che anticipino le soglie di allerta e minimizzino i possibili effetti di una crisi. Con l’attuale imprevedibilità dello scenario macroeconomico, una pianificazione strategica condotta prima che una crisi si verifichi può favorire una maggiore resilienza e velocizzare il ripristino delle attività aziendali.

A questo proposito, Ottorino Capparelli, responsabile governance, risk & compliance di Assiteca, si è focalizzato sull’importanza del risk management per prevenire la crisi: “L’introduzione del nuovo Codice intende favorire le imprese nell’adozione di un approccio di tipo preventivo, introducendo nuovi sistemi di controllo interni e nuove responsabilità. Da una recente analisi svolta su un campione di aziende clienti di Assiteca, abbiamo osservato che tra le PMI, nella maggior parte dei casi, non è presente una struttura organizzativa con le necessarie funzioni per il governo dei rischi (controllo di gestione, internal audit, risk management, etc.). Il 69% non ha inoltre sottoscritto una polizza D&O a tutela del patrimonio personale di amministratori e dirigenti. Tema che diventa ora centrale a fronte di nuove disposizioni e procedure che allargano lo scenario di rischio per gli organi di amministrazione e controllo delle imprese. Al fine di garantire la continuità del business è fondamentale, dunque, che le aziende si dotino di un supporto professionale per la mappatura e gestione dei rischi e per la tutela degli amministratori”.

Alvise Biffi, vicepresidente di Assolombarda, ha evidenziato il punto di vista delle imprese: “In Italia, ci sono circa 4,4 milioni di imprese, di queste 4,2 milioni hanno meno di dieci dipendenti, 4mila più di 250, le altre si trovano in una condizione intermedia. Il problema è che una realtà organizzativa con meno di dieci dipendenti non ha un team strutturato e non ha strumenti di controllo e gestione evoluti, e per sua stessa natura è soggetta a fluttuazioni importanti, come quelle causate dal costo dell’energia. In questo contesto, il Codice della crisi d’impresa è fondamentale per prevenire la crisi ed evitare che la stessa propaghi i suoi effetti nel sistema. Il Codice della crisi rappresenta una grande opportunità per sostenere un passaggio culturale per le aziende italiane, che troppo spesso scontano da un lato la mancanza di una struttura interna articolata, dall’altra di competenze – come quelli digitali – necessarie per il contesto odierno”.

Secondo Margherita Bianchini, vicedirettore generale di Assonime,“questa è l’ultima stagione di una lunga storia di cambiamenti sul tema fallimentare. La particolarità è che il Codice entra in vigore dopo tre anni di stand-by, modificato. È necessario però capirne la novità per permettere che vi sia un cambiamento di approccio a livello culturale. Con il Codice della crisi d’impresa, il focus del discorso si sposta dagli strumenti per risolvere la crisi al momento di identificazione della stessa. L’obiettivo primario è quindi la prevenzione della crisi, prima della scelta degli strumenti per risolverla”.