Verso il 23% l’aliquota sui capital gain

di Luisa Leone
C’è anche il capitolo degli strumenti finanziari nella legge delega fiscale approvata mercoledì scorso dal Consiglio dei ministri. I cambiamenti non sono dietro l’angolo, perché la legge, che ha già creato divisioni nella maggioranza, dovrà prima essere approvata dal Parlamento, dopodiché il governo avrà 18 mesi per emanare i decreti delegati con cui si concretizzeranno le novità. Novità che comunque si annunciano significative, se le poche righe contenute nella delega si trasformeranno negli indirizzi già indicati al governo in tema di tassazione dei redditi finanziari nel documento conclusivo dell’Indagine sulla riforma del Fisco approvata la scorsa estate. L’esecutivo da parte sua ha detto che seguirà quelle indicazioni come un faro e perciò si può già ipotizzare in che cosa si concretizzeranno le novità in questo settore. L’idea è andare verso una tassazione uniforme per l’impiego del capitale, con il superamento della suddivisione tra redditi da capitale e redditi diversi di natura finanziaria, e anche se non lo si cita esplicitamente sembrerebbe essere stato accolto il suggerimento arrivato da deputati e senatori delle commissioni Finanze di portare l’aliquota sulle rendite finanziarie dall’attuale 26% al 23%, contemporaneamente combattendo i comportamenti elusivi. La creazione di una sola categoria di redditi di natura finanziaria risponderebbe all’esigenza di evitare il diverso trattamento per chi riceve introiti da interessi e cedole (redditi da capitale), che viene sostanzialmente penalizzato rispetto a chi riceve redditi diversi di natura finanziaria. Il che, secondo i parlamentari, «può incentivare comportamenti elusivi, come l’utilizzo di derivati, per trasformare i redditi da capitale in plusvalenze, a cui il contribuente può applicare minusvalenze, pagando così meno tasse di quanto avrebbe altrimenti dovuto».

Infine, se dovesse essere accolto un altro suggerimento contenuto nel documento delle Camere sul fisco, il governo dovrebbe impegnarsi anche a favorire con forme di incentivi fiscali gli investimenti in economia reale, come oggi accade per esempio con i Pir e i Pir Alternativi per i risparmiatori. Non dovrebbe subire modifiche invece il regime di favore, con tassazione al 12,5%, riservato ai Btp, ai Bot e agli altri titoli di debito pubblico. (riproduzione riservata)

Fonte: logo_mf