I prodotti assicurativi d’investimento multiramo sono tra i più diffusi tra quelli collocati da compagnie e canali distributivi. Piacciono per la flessibilità con cui il cliente può combinare una strategia per proteggere il capitale investito e una in grado di farlo crescere nel tempo. È una classica combinazione safe asset/risky asset dentro a un unico prodotto, resa possibile grazie a una combinazione sartoriale di gestioni separate e unit linked. Tra le caratteristiche spicca la stabilità del capitale versato nella gestione separata, il cui valore non è di fatto sensibile ai tassi a differenza di altri safe asset come i bond: in caso di rialzo dei tassi, le minusvalenze che maturerebbero a carico del cliente in caso d’acquisto diretto d’un titolo sono a carico della compagnia se è stata sottoscritta una gestione separata, lasciando di fatto inalterata la posizione del cliente. Caratteristica tanto più conveniente per l’investitore quanto più i tassi di mercato sono vicini allo zero, come nell’attuale contesto di mercato. Merita inoltre attenzione il fatto che la natura unitaria del prodotto non determini plusvalenze o minusvalenze quando l’allocazione tra opzioni d’investimento cambia a seconda della propensione al rischio dell’investitore. Tali caratteristiche riducono i costi per il cliente. Le compagnie sono comunque costrette a contenere le commissioni delle gestioni separate anche quando il profilo di rischio che si assumono ne richiederebbe di più alte: aumentare le fee vuol dire ridurre il rendimento della gestione separata, aumentando la probabilità di dover restituire commissioni perché il risultato diventa inferiore a quello garantito al cliente. Sempre in tema di costi effettivi, la loro rappresentazione al momento della sottoscrizione va valutata con cura. Sono comunicati al cliente per lo più attraverso il Kid, che però nel caso dei prodotti multiramo non si rivela molto efficace. I costi sono infatti esplicitati attraverso due set informativi: il primo ha informazioni specifiche d’ogni singola opzione di investimento e riporta i costi della gestione separata e di ogni singolo fondo cui la componente unit linked può afferire; il secondo comprende il G-Kid dell’intero prodotto ed esplicita i costi dello stesso attraverso un range, che ha come estremi la soluzione meno costosa e la soluzione più costosa.Tale modalità d’esposizione dei costi può dar luogo a fraintendimenti: la presenza di un fondo molto sofisticato – quindi costoso – che per il suo profilo rischio/rendimento viene selezionato solo per allocare una minima parte del capitale investito e solo da pochissimi clienti porta gioco forza a estendere il range e a far apparire il prodotto in questione più costoso di un altro identico, che però non offre al cliente la possibilità d’accesso. Ciò anche se il costo di quest’ultimo è relativamente contenuto perché comprato in classe istituzionale, sfruttando il potere negoziale della compagnia.L’Ivass ha individuato questo problema e ha in corso una analisi specifica. L’unica fonte oggi disponibile per capire se l’industria assicurativa italiana commercializzi o meno prodotti multiramo molto costosi è un report dell’Eiopa che ha individuato che i prodotti distribuiti in Francia, Lussemburgo e Italia (i paesi con una proporzione di prodotti multiramo più elevata) – oltre ad aver generato rendimenti netti superiori al 2% nei cinque anni precedenti – hanno costi più bassi rispetto alla media europea, rivelando maggior efficienza degli operatori. Se questo è vero a livello d’analisi a livello aggregato, resta però altrettanto vero che il singolo cliente può avere difficoltà a comprendere l’effettivo profilo rischio/rendimento netto di tutte le potenziali allocazioni che le multiramo possono offrire. Ancora una volta si rivelano fondamentali livello d’educazione finanziaria dei clienti, qualità del servizio offerto dalle reti distributive e attività di supervisione sul settore. (riproduzione riservata)

*professore associato di Economia degli Intermediari Finanziari – Univesità Bocconi
**professore ordinario al Dipartimento di Studi Giuridici – Università degli Studi di Genova
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