Tutti a scuola di soldi

Per affrontare la complessità del mondo finanziario non è più sufficiente «il buon senso: servono competenze finanziarie, assicurative e previdenziali». Ecco perché sono ancor di più necessari interventi concreti per diffondere l’educazione finanziaria: «Renderla obbligatoria a scuola e prevedere una formazione continua nei luoghi di lavoro». In questo quadro «la tecnologia può aiutare a far bene, ma solo se supportata dalla conoscenza». Queste le parole di Annamaria Lusardi, direttrice del Comitato per l’Educazione Finanziaria, a Milano Finanza, in occasione del mese sull’educazione finanziaria, con oltre 700 eventi sul tema in programma in collaborazione con il settore pubblico e con il privato.

Domanda. Cosa rende l’educazione finanziaria così importante oggi?

Risposta. Il progresso della scienza e la digitalizzazione hanno causato cambiamenti epocali. L’aspettativa di vita più alta cambia la prospettiva dei giovani sulla pensione e rende il percorso lavorativo meno lineare. La formazione, compresa quella finanziaria, è ancora più cruciale dato che il 70% dei lavori del futuro non sono ancora stati inventati. I mercati finanziari sono più complessi con nuovi strumenti come le criptovalute e con tassi zero: per guadagnare occorre assumersi dei rischi. Infine, l’educazione finanziaria è un mezzo fondamentale per ricostruire il futuro post-pandemia perché, come il 2007-8 ci ha insegnato, bisogna saper affrontare le crisi.

D. La situazione italiana è in via di miglioramento?

R. Possiamo far riferimento al recentissimo rapporto (a breve reso pubblico) realizzato in collaborazione con la Doxa su un panel di famiglie nel 2020 e nel 2021. Vi emerge che neanche la metà degli italiani conosce gli elementi finanziari di base. E l’Italia, in quanto Paese del G7, non può permettersi di avere una popolazione finanziariamente analfabeta. Comunque, stando all’Ocse, un piccolo miglioramento si coglie nelle conoscenze degli italiani ma non nei comportamenti e nelle abitudini. Questo perché non ci si può aspettare che le persone imparino dall’esperienza o dal mondo circostante. Servono degli interventi concreti.

D. Lei, ormai statunitense di adozione, crede che l’Italia abbia qualcosa da imparare dagli Usa. E da insegnare?

R. Negli Usa le decisioni finanziarie costellano la vita degli americani. Molto diffusi sono i debiti studenteschi e i lavoratori devono decidere quanto risparmiare, investire o mettere sul fondo pensione. Quasi la metà degli Stati degli Usa ha reso l’educazione finanziaria obbligatoria a scuola, come anche il Portogallo dal 2018. Un passo che sarebbe fondamentale fare anche in Italia. D’altro canto, gli americani dovrebbero imparare da noi l’attitudine al risparmio. In quanto, la mancanza di risparmio e il grosso ricorso al credito li rende molto vulnerabili alle crisi. E l’indebitarsi sin da giovani crea dei vincoli a lungo termine che influenzano tutta la vita.

D. La tecnologia rende più probabili scelte finanziarie sbagliate?

R. La tecnologia ha dei vantaggi come dei rischi. Permette di avere tutto sempre a disposizione e per giunta quando lo si vuole. I rischi, invece, derivano dalla convinzione che il semplice uso della tecnologia ci porti a far bene, ad essere intelligenti. Ma non è così, bisogna sapere usare bene la tecnologia. Alcuni dei nostri studi, infatti, dimostrano che la tecnologia è un vantaggio soltanto per chi ha un buon livello di conoscenza finanziaria.

D. Quale, secondo lei, deve essere la priorità nel processo di alfabetizzazione finanziaria?

R. «Il mio primo consiglio è parlate di soldi ai vostri figli. Sia perché le nostre attitudini verso i soldi si sviluppano presto, sia perché in questo modo si responsabilizzano i bambini. Ma la scuola può fare molto di più della famiglia. Partendo dalla scuola possiamo, infatti, garantire eguaglianza tra tutti i ragazzi a prescindere dalla classe sociale e dal genere».

D. Il modello educativo proposto a Paglieta, in Abruzzo, dovrebbe essere replicato?

R. Sì, in tutti i piccoli comuni d’Italia. Perché i bambini hanno riportato i concetti imparati a scuola in famiglia. Hanno tenuto lezioni nella sala comunale, parlando al paese intero. E perché le lezioni si sono trasformate in applicazioni pratiche: i bambini hanno coltivato un orto, venduto i prodotti sul mercato e poi, l’anno successivo, comprato l’orto prendendo un prestito dalla banca locale. Sono sicura che tra questi bambini ci sarà un grande imprenditore o una grande imprenditrice.

D. Quali politiche concrete l’Italia dovrebbe quindi attuare?

R. Non sono sufficienti piccoli passi, anzi dobbiamo sfruttare le opportunità della crisi per fare un balzo in avanti e non rimanere il fanalino di coda. Innanzitutto, bisogna rendere la finanza obbligatoria nelle scuole, inserendola nell’educazione civica. D’altronde, sapere di finanza aiuta ad essere un bravo cittadino, a capire meglio il mondo intorno a noi. Un altro posto ideale per diffondere l’educazione finanziaria è il luogo di lavoro. È anche nell’interesse del datore di lavoro: dal rapporto realizzato con la Doxa emerge che molti italiani sono preoccupati per la propria situazione finanziaria, il che può influire sulla produttività e la qualità del lavoro. Per giunta neanche gli imprenditori dimostrano molta preparazione in campo finanziario. Quest’anno per noi le priorità restano i più fragili, giovani e donne, ma i prossimi anni ci occuperemo di adulti e piccole imprese. (riproduzione riservata)
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