Salute online, settore da 1,5 mld

I DATI DELL’OSSERVATORIO NETCOMM SUL DIGITAL HEALTH&PHARMA. CRESCITA DEL 43,3%
di Andrea Secchi
È di oltre 1,5 miliardi di euro il valore degli acquisti online di prodotti farmaceutici e per la salute nel 2021, +43,3% sullo scorso anno, che a sua volta era in progresso dell’86,6% rispetto ai 563 milioni del 2019. Visto dal lato degli acquirenti, oggi sono 18 milioni, nel 2020 erano 16,9 milioni, mentre nel 2019 erano appena 9,7 milioni.

I due dati insieme raccontano lo stato del settore: dopo il boom durante la pandemia, il numero degli acquirenti ora cresce meno rapidamente (è già al 63% del totale di persone che comprano online) ma aumenta la spesa media. Dall’acquisto di emergenza a quello della (quasi) normalità, alla ricerca prima di tutto di comodità con l’invio a casa e di convenienza.

I numeri provengono dall’Osservatorio Netcomm sul digital Health&Pharma, presentato ieri durante la giornata di chiusura di Netcomm Forum Industries, l’evento organizzato da Netcomm – il Consorzio del Commercio Digitale Italiano. La ricerca mostra anche che sono cresciuti gli acquirenti abituali, quelli che nell’ultimo anno hanno fatto almeno quattro acquisti di farmaci e altri prodotti per la salute, arrivati a quota 5,6 milioni, contro i 4,7 milioni dello scorso anno e i 2,7 milioni del 2019.

Vitamine, integratori e potenziatori, occhiali da vista, lenti a contatto e prodotti naturali per la salute sono le tre categorie che sviluppano il maggior valore di acquisti online nel settore: su 100 euro spesi online in H&P, infatti, 46 euro sono relativi ai prodotti di queste tre categorie. A seguire farmaci generici, prodotti alimentari a fini speciali, strumenti medici e ortopedici.

Lo sviluppo del settore è dovuto a una spinta sia lato domanda che offerta: oltre ai marketplace che già offrivano prodotti per la salute e il benessere, negli ultimi anni si è moltiplicata la presenza Internet diretta delle farmacie, sia in un’ottica multicanale di realtà che già operavano sul territorio, sia attraverso player puri online. Nella sua ricerca Netcomm ha chiesto agli acquirenti dove avessero fatto l’ultimo acquisto dei prodotti H&P e questi hanno citato 167 diversi nomi di merchant, i primi 10 dei quali hanno raccolto il 74% delle citazioni. Al vertice c’è ovviamente Amazon (42,9%), ma per il resto si trovano singole farmacie come catene o realtà più strutturate online. Farmaè è seconda: una società nata in Toscana nel 2014 e quotata in Borsa dal 2019. Lo scorso mese Farmaè ha acquisito anche il secondo player in questa classifica, AmicaFarmacia, per 39 milioni di euro. Insieme sono state citate dal 16% degli intervistati.

A seguire eFarma, azienda nata da una costola di una farmacia napoletana nel 2012 e arrivata lo scorso anno a 70 dipendenti e 25 milioni di euro di fatturato. Canale online vero e proprio di una farmacia fisica è invece Farmacia Loreto Gallo, sempre di Napoli. Al sesto posto c’è eBay e al settimo Shop Farmacia, filiale italiana della tedesca Shop Apotheke Europe. Ancora, Adrialenti (lenti a contatto), Lloyds Farmacia dell’omonima catena e Grand Vision. Solo più in basso si trovano anche i retailer generalisti.

Nonostante Amazon sia la più citata, se si analizza la destinazione effettiva del valore delle vendite, si scopre che le farmacie sono prime: circa il 37% degli 1,5 miliardi del 2021 va a loro: quanto venduto sui marketplace è solo in piccola parte vendita diretta.

«Il digitale sta riconfigurando tutti i processi legati ai presidi diagnostico-terapeutici e alla relazione tra le strutture socio-sanitarie», ha commentato Roberto Liscia, presidente di Netcomm. «Quello che è successo nel 2020 e che viviamo ancora nel 2021 va infatti ben oltre i nuovi modelli multicanale della distribuzione farmaceutica. Gli italiani si sono già abituati a usare servizi e canali digitali per la propria salute: il 62% degli acquirenti di prodotti H&P ha prenotato online visite e altre prestazioni sanitarie; il 32% ha usato app per gestire aspetti legati alla salute e percorsi sanitari; il 29% ha chattato con uno specialista; il 22% ha fatto un consulto sanitario online; e oltre il 60% degli intervistati ritiene che il digitale possa rendere più semplici, veloci e di migliore qualità i servizi e le prestazioni mediche. Il digitale è infatti percepito come un vero e proprio motore del miglioramento della sanità».
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