I reduci delle Quote

Paola Valentini
Un’attesa di mesi e alla fine una soluzione di compromesso che evita lo scalone da 62 a 67 anni per l’età della pensione, ma rimanda al prossimo anno il problema di introdurre maggiore flessibilità al sistema. Gli effetti della pensione anticipata con Quota 102 (somma tra 64 anni di età e 38 anni di contributi) varata dal governo soltanto per il 2022 al posto 62/38 anni (Quota 100) sono davvero limitati. Emerge dall’elaborazione di smileconomy che permette di individuare le fasce di lavoratori (in funzione di anno di nascita e di ingresso nel mondo del lavoro) che fino alla scadenza di fine anno posso utilizzare la via del pensionamento di Quota 100, e quelli invece interessati da Quota 102, al posto dei canali tradizionali di pensione di vecchiaia e anticipata. «Se nel 2021 l’asticella è di 62 anni e l’anno successivo la si fa salire di due anni, si riducono le coorti interessate. Risultano infatti solamente tre combinazioni interessate da Quota 102: tutte tra coloro che hanno iniziato a lavorare nel 1984, che quindi maturano i 38 anni di contributi nel 2022, in ipotesi di continuità lavorativa», afferma Andrea Carbone, ideatore di smileconomy. A oggi bisognerà essere nati entro il 1958: gli attuali lavoratori con 63 anni e oltre che l’anno prossimo raggiungeranno gli 38 anni di contributi, quindi in caso di carriera senza interruzioni significa aver iniziato a lavorare nel 1984, come emerge dalla tabella in pagina che illustra i nuovi quotisti. Si tratta di un caso nato nel 1958 (che ha iniziato a lavorare a 26 anni, con un beneficio di tre anni e un mese), nel 1957 (a 27 anni, con un beneficio di due anni e 2 mesi) e nel 1956 (a 28 anni, con un beneficio di 1 anno e 2 mesi). C’è anche una quarta combinazione, quella di una persona nel 1955 con inizio a 29 anni che però guadagnerebbe solo due mesi. «Per tutti gli altri, o sono già aperte le porte per Quota 100, da utilizzare da qui a fine anno, oppure ne erano già stati esclusi. Se ne riparlerà nei tavoli di riforma dell’anno prossimo», aggiunge Carbone. La riforma da costruire dovrà trovare un canale di pensionamento che prenda il testimone di Quota 102 introducendo anche specifiche misure previdenziali per le donne. Attualmente la pensione di vecchiaia prevede non soltanto il requisito anagrafico (67 anni) e contributivo (20 anni) ma è necessario anche aver maturato un assegno uguale o superiore ad 1,5 volte la pensione minima (nel 2021 la minima è di 515 euro). Nell’ipotesi in cui non si raggiungono tutte le condizioni si slitta a 71 anni di età, quando l’assegno viene erogato con almeno cinque anni di versamenti. Accanto a questo c’è il pensionamento anticipato a 64 anni di età con 20 anni di anzianità contributiva e un importo almeno pari a 2,8 volte la pensione minima. Si ragiona in primo luogo sulla possibilità di introdurre una pensione di garanzia, una sorta di trattamento minimo con possibile intervento della fiscalità generale. «Quota 100 finisce quest’anno. L’impegno del governo» è quello di ritornare in pieno al contributivo che costituisce la scatola entro cui tante cose si possono aggiustare», ha detto il premier Mario Draghi in conferenza stampa dopo il via libera alla manovra che ha varato Quota 102. Tra gli aggiustamenti, Draghi ha indicato la «flessibilità in uscita», il «recuperare al mercato del lavoro tutti quelli che sono andati in pensioni e lavorano in nero perché sono puniti se lavorano» e perseguendo un «riequilibrio» delle pensioni dei «giovani oggi squilibrate verso pensioni più basse». Ciò che deve essere però assicurato è «la sostenibilità del sistema pensionistico», ha sottolineato Draghi. Una sostenibilità resa più urgente dal progressivo invecchiamento della popolazione che in un sistema come quello italiano dove le pensioni sono pagate con i contributi di chi è in attività rischia di mettere a dura prova la previdenza pubblica. Nel quadro del contributivo, che è la stella polare del premier, si possono fare molti ragionamenti per inserire elementi di flessibilità alle pensioni considerando che l’obiettivo non è tornare alla riforma dell’ex ministro del lavoro Elsa Fornero, ovvero l’uscita fissa a 67 anni.

Quota 100, voluta dalla Lega, approvata nel 2018 in via sperimentale per tre anni, è stata oggetto di critiche per via degli elevati costi e anche per aver abbassato l’asticella dell’addio al lavoro in un momento in cui invece l’allungamento della vita media spinge i governi ad alzare l’età della pensione. Secondo l’Inps fino al fine agosto scorso, 341 mila persone avevano chiesto di accedere a Quota 100, e più del 60% hanno tra i 62 e 63 anni con una spesa di quais 19 miliardi di euro fino al 2030. (riproduzione riservata)

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